Entropia Massima

Acqua pubblica e dissesto del territorio

Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

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Puntata 32 del 20 giugno 2016 - Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

 

Ogni anno, oltre 750mila tonnellate di rifiuti elettronici (RAEE) finiscono nella raccolta indifferenziata e 1,3 milioni di tonnellate vengono inviate al di fuori dell’Europa senza adeguati controlli: di queste, circa il 30% (400mila tonnellate) sono realmente rifiuti (Raee), il restante 70% invece sono apparecchiature ancora funzionanti. Usando sistemi operativi e applicazioni basate su Software Libero ed Open Source, l'obiettivo della riduzione dei rifiuti elettronici diventerebbe raggiungibile.

 

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Puntata 31 del 13 giugno 2016 - Tecnologia e decrescita

 

Acqua pubblica e dissesto del territorio

Acqua pubblica e dissesto del territorio

 
Olbia, Sardegna: due alluvioni negli ultimi due anni. quali sono le caratteristiche del territorio, come erano gestite le emergenze idrauliche in passato, come si sono mossi i cittadini? Quale è la risposta delle istituzioni? 
Parleremo di questo e della mitigazione dei rischi con il Comitato Salvaguardia Idraulica Olbia.
Nell'ultima parte della trasmissione si parlerà della Campagna "STOP Madia" promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

 

 

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Puntata 28 del 16 maggio 2016 - Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

 

In questa puntata parliamo di cryptomonete, ovvero valute basate sulla crittografia, che, a differenza delle banconote, non devono basarsi sulla fiducia e sulla autorità, dunque su una coercizione esercitata da stati, banche ed altri potentati. Sono valute che consentono un controllo distribuito e che dunque facilitano le relazioni tra singoli e comunità, eliminando le intermediazioni di banche o altri soggetti terzi che attualmente gestiscono in modo centralizzato il credito delle persone.

 

In particolare presentiamo il progetto D-CENT (Decentralised Citizens ENgagement Technologies), che intende fornire strumenti di controllo economico e democrazia partecipativa alle comunità di cittadini e alle organizzazioni che cooperano alla realizzazione di progetti sociali. L'idea è quella di superare i freddi e spesso insensati algoritmi di cryptomonete come BitCoin, basati su cicli macchina, con la Social Proof of Work, ovvero sulla prova di un lavoro, attività o cura esercitata a favore della comunità.

 

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Puntata 27 del 9 maggio 2016 - Tecnologia e decrescita

 

Donne nella storia

Donne nella storia

 

In questa puntata parliamo di Trotula de Ruggiero  (sec. XI)
 
Fu la più famosa delle ”Mulieres Salernitanae”, le Dame della Scuola Medica di Salerno, dove la scienziata studiò e insegnò. Le sue teorie precorsero i tempi in molti campi tra cui quello della prevenzione e dell'igiene. Fu autrice di trattati di medicina che mostrano eccezionali conoscenze in campo dermatologico, ginecologico ed ostetrico. La sua figura si inserisce nella lunga tradizione - che attraversa l'Antichità e il Medioevo - delle donne attive in professioni mediche. La sua eccezionalità è dovuta al fatto di aver scritto il proprio insegnamento, ponendolo sul piano di un sapere tramandabile.

 

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Puntata 25 del 18 aprile 2016 - Donne nella storia

 

Acqua pubblica e dissesto del territorio

Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

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Puntata 24 del 11 aprile 2016 - Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

Mutamenti climatici

Mutamenti climatici

Donne nella storia

Donne nella storia

"Economia di Cura"
 
Una riflessione sull’Economia della Cura che parte dalle seguenti premesse metodologiche:
 
1) critica al sistema capitalistico/patriarcale;
2) esistenza e consapevolezza che esiste una crisi ambientale diffusa dalla quale emergono profondi limiti strutturali del sistema economico attuale;
3) riferimento ai testi sulle società matriarcali, decrescita e spiritualità della donne;
4) superamento del concetto di lavoro di cura e degli studi e delle riflessioni fin qui svolte dalle donne femministe nel mondo. Un esempio di percorso alternativo è il lavoro “Economia della sussistenza”;
5) riappropriazione delle attività delle nostre tradizioni locali, definibili come arte della manualità e della cura, definite da Ida Farè “Intelligenza della cura”;
6) lavoro esperienziale, non frontale, condiviso, sulla parola cura e manutenzione del mondo;
7) tessitura condivisa delle parole chiave su economia della cura.
 
ECONOMIA E CURA
Quale è il significato di economia e il significato di cura?
 
ECONOMIA DI CURA
Riferimento al lavoro di Riane Eisler “Creare una economia di cura”:
- I sei capisaldi dell’economia della cura
- Sette azioni concrete per una economia di cura
- Le neuroscienze danno lezioni di economia
 
MANUTENZIONE E CURA
Un contributo alla trasformazione.
 

 

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Puntata 20 del 7 marzo 2016 - Donne nella storia

 

Acqua pubblica e dissesto del territorio

Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

Un anno dopo: dissesto idrogeologico in Sicilia e conversione ecologica

La frana di Calatabiano, che ha lasciato Messina senz'acqua a Novembre 2015, e negli anni passati una sequenza di eventi: Zampilieri, Letojanni, Saponara, Scaletta Zanclea, Guidomandri e tutto il messinese... Quali sono le caratteristiche del territorio così vulnerabile? quali le reazioni dei dei cittadini, dei comitati e dei movimenti? e delle istituzioni?
Ampliando la discussione al tema generale della conversione ecologica, ne parliamo con Luca Falconi, socio di Geologia Senza Frontiere e ricercatore Enea, Antonella Leto del Forum siciliano dei movimenti per l'acqua pubblica, e Laura Greco, presidente dell'associazione A Sud.

 

 

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Puntata 18 del 22 febbraio 2016 - Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

 

Prosegue la nostra analisi delle tecnologie alternative, libere e libertarie, che guardano ad un altro mondo possibile. Oggi è la volta di Ninux, una Wireless Community, un progetto alternativo di rete per telecomunicazioni, aperta, decentralizzata, basata sulla partecipazione.

 

Presente nella città di Roma con più di 100 nodi, collegati da tetto a tetto, Ninux offre a chiunque ne voglia far parte una rete telematica comune e senza proprietari, per inviare e ricevere dati e poter quindi creare applicazioni simili a quelle disponibili su Internet, ma autogestite, aperte e libere. Oltre alla possiblità, del tutto secondaria rispetto agli obiettivi ambiziosi del progetto, di poter anche fornire ed ottenere accesso ad Internet gratuitamente. Opzione questa certamente interessante laddove vi siano luoghi non raggiunti dalla banda larga, come avviene ad esempio in alcuni centri della campagna romana, che sono, da questo punto di vista, Sud del Mondo al pari di altri luoghi più lontani ed esotici.

 

Ninux, così come tante altre Wireless Community, diffuse ormai in tutto il mondo, mettono l'accento sulla necessità di riappropriarci delle tecnologie, in un periodo storico in cui tutto viene fatto per renderle sempre più impenetrabili e potercele quindi imporre attraverso percorsi controllati e obbligati di sottomissione e speculazione. Con Ninux è possibile, installando un'antenna sul tetto e collegandola ad un router sul quale va installato il software libero necessario a farlo funzionare in rete, mettere in condivisione i propri apparati e la propria banda, creando così un bene comune ed autogestito dalle enormi potenzialità emancipatorie.

 

 

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Puntata 17 del 15 febbraio 2016 - Tecnologia e decrescita

 

Donne nella storia

Donne nella storia

Ildegarda, la sibilla del Reno
 
Scrittrice ma anche una visionaria Ildegarda von Bingen, monaca benedettina tedesca del XII secolo, passò la vita a scrivere, studiare (filosofia, medicina naturale, musica..) e predicare, aprendo spazi di ribellione nella società (un mondo di uomini e di grandi lotte) e nella Chiesa.
 
Ildegarda aspetta, è paziente, non è mai spregiudicata, tuttavia è una donna potente nel fare, nell’agire, nel formulare richieste, è una donna resistente e resiliente. Ha imparato a lottare nei tempi e modi giusti, conoscendo bene il potere maschile del tempo, proteggendo le sue idee e il suo convento con una grande forza che le viene da dentro. Lei è radicata nella sua luminosa spiritualità.
 
È giunto  il tempo di incontrarla; in punta di piedi, con molta umiltà, mi ritrovo nello stesso giardino dietro le mura del convento a Rupertsberg (la montagna di san Ruperto). Tutto fiorisce e la Natura si risveglia come una giovane donna, come sempre, come il ciclo a spirale della Vita.
 
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L'Uomo vitruviano è un disegno a penna e inchiostro su carta (34x24 cm) di Leonardo da Vinci, situato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Celeberrima rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano, dimostra come esso possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure "perfette" del cerchio che rappresenta la perfezione divina e del quadrato.
 
La data di realizzazione è il 21 giugno 1490, mentre Ildegarda l'ha visualizzato e disegnato nel dodicesimo secolo:
 

L'intervista su comune-info

 

Le motivazioni delle interviste

 

Il testo che introduce la ricerca sulle sibille

 

Le risposte di Ildegarda di Bingen sono state accuratamente scelte dall'autrice nei testi, nelle lettere, nei libri scritti dalla Badessa. Pertanto sono riportate esattamente le parole della Sibilla del Reno.

 
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Puntata 16 del 1 febbraio 2016 - Donne nella storia

 

 

Bibliografia di riferimento:

 
  1. Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La guaritrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – febbraio 2011
  2. Marstrand-Jorgensen Anne Lise, La sognatrice – Storia vera di ildegarda di Bigen, Sonzogno, Venezia – maggio 2012
  3. A cura di Marta Cristiani e Michela Pereira, traduzione di Michela Pereira – Ildegarda di Bigen, “il libro delle opere divine”, Mondadori, I meridiani, aprile 2014
  4. Dumoulin Pierre, Ildegarda di Bigen – profeta e dottore per il terzo millennio, San Paolo, Torino 2013
  5. Pernoud Régine, Storia e visioni di Sant’Ildegarda – L’enigmatica vita di un’umile monaca del Medioevo che divenne confidente di papi e imperatori, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1996
  6. A cura di Luisa Ghiringhelli, Ildegarda di Bigen – Come per lucido specchio – Libro dei meriti della vita, Mimesis, Milano, 1998
  7. Terranova Annalisa, Ildegarda di Bingen: Mistica, visionaria, filosofa – Il cerchio, ottobre 2011
  8. Allione Tsultrim, Donne di saggezza – una via femminile alla illuminazione, Ubaldini editore, Roma 1985
  9. Vision – film di Margarethe von Trotta. Con Barbara Sukowa, Heino Ferch, Hannah Herzsprung, Gerald Alexander Held, Lena Stolze, Titolo originale Vision – Aus dem Leben der Hildegard von Bingen. Drammatico, durata 110 min. – Germania, Francia 2009.«continuaSunnyi Melles, Paula Kalenberg, Mareile Blendl, Vera Lippisch, Annemarie Düringer, Devid Striesow, Tristan Seith, Nicole Unger, Annika, Katinka Auberger, Matthias Brenner, Christoph Luser

 

 

Acqua pubblica e dissesto del territorio

Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

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Puntata 14 del 18 gennaio 2016 - Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

 

Con i suoi 3 miliardi di utenti, in crescita annua galoppante (dal +454,20% in Europa, al +6599% in Africa), Internet si consolida rapidamente come principale mezzo di comunicazione di massa che connette persone, oggetti, macchine, reti. Ormai lungi dall'essere quello spazio libero che i suoi sviluppatori ambivano a creare, la rete delle reti è dominata da giganti egemonizzatori, che sono gradualmente diventati i suoi padroni di fatto. Google fattura 70 miliardi di euro l'anno, Amazon 80, Microsoft 90. Per fare un paragone significativo, questi mostri divoratori di informazioni fatturano come FIAT, che nel 2013 si è fermata a 86,81, con un utile di 1,95 miliardi, una "bazzeccola" se paragonato  ai circa 20 miliardi di utile che ha portato a casa Google con un fatturato persino inferiore a FIAT.
 
C'è poi da considerare che Google ha 50.000 dipendenti, pari ad appena un quinto di quelli di FIAT. Vengono allora alla mente le parole di Karl Marx, che nel cosiddetto "Frammento sulle macchine" dei Grundrisse immagina un’economia in cui il ruolo principale delle macchine è produrre e il ruolo principale dell’uomo è tenerle sotto controllo. In modo decisamente soprendente per i suoi tempi, Marx afferma che tale evoluzione dell'economia porterà l'organizzazione e la conoscenza a fornire un contributo maggiore alla capacità produttiva rispetto al lavoro necessario per costruire e far funzionare le macchine. Questo sta già succedendo. Prendiamo Facebook, che con appena 6000 dipendenti fattura più di 12 miliardi l'anno. Come fa? Grazie ai suoi utenti, felici di lavorare gratis ogni giorno al popolamento della nota piattaforma di Social Network con un patrimonio di informazioni e conoscenza.
 
E' cosa è Facebook se non una macchina che ci portiamo dietro fin dentro casa e a cui badiamo per alcune ore al giorno? C'è solo un piccolo dettaglio: dove finiscono le ricchezze che genera? Nelle nostre tasche ne arrivano zero. Dunque gli utenti Facebook sono, tecnicamente, degli schiavi che lavorano senza compensi, senza frustate e senza catena.
 
E' arrivato il momento di avanzare vertenze di nuovo tipo, facendo crescere il conflitto capitale-conoscenza, almeno altrettanto importante del conflitto capitale-lavoro. L'efficienza spaventosa introdotta dalle nuove tecnologie deve tradursi in una drastica riduzione dell'orario di lavoro per tutti i lavoratori e le lavoratrici. I margini stratosferici che provengono dalle nostre informazioni e dalla nostra conoscenza devono rendere possibile il reddito minimo di esistenza per tutti e tutte.
 

 

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Puntata 13 dell'11 gennaio 2016 - Tecnologia e decrescita

 

Acqua pubblica e dissesto del territorio

Acqua pubblica e dissesto del territorio

Un anno dopo:
alluvione di Carrara 5 Novembre 2014
 
 
Troppo spesso il dissesto idrogeologico viene trattato dai media solo in fase di emergenza, quando si contano le vittime, i danni. Ma le alluvioni, oltre che dipendere da eventi estremi (la cui frequenza sta aumentando a causa del cambiamento climatico in atto) dipende anche e soprattutto da una gestione del territorio miope e basata spesso esclusivamente sul profitto.
Cosa succede quindi nei territori che hanno subito eventi estremi? Cambia qualcosa nelle prospettive degli abitanti? Aumenta la consapevolezza del rischio e della necessità di una diversa gestione del territorio? Quale la risposta delle autorità locali?
A un anno dall'alluvione di Carrara del 5 Novembre 2014 ne parliamo con Giulio Milani, autore del libro "La terra bianca. Marmo, chimica e altri disastri", edito da Laterza, e con Rossella del collettivo Harlock di Carrara, tra gli organizzatori del dibattito "Ad 1 anno dall'alluvione: 4 giorni fra resistenza e autorganizzazione".

 

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Puntata 10 del 14 dicembre 2015 - Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

 

Per il ciclo Tecnologia e decrescita, parliamo di Smart Farming, ovvero Agricoltura Intelligente, una forma di coltivazione basata sulle nuove tecnologie che si sta recentemente affermando. Lo scopo dello Smart Farming è quello di ottimizzare la qualità e la resa di un raccolto, usando solo le risorse necessarie, risparmiando acqua e limitando il ricorso a pesticidi, agenti chimici e fertilizzanti.

 

L'ottimizzazione avviene in funzione dell'analisi di parametri ambientali diversi, quali ad esempio, la temperatura e l'umidità dell'aria e del terreno, l'umidità delle foglie, la radiazione solare nello spettro assorbito dalle piante, il diametro di rami, tronchi e frutti, la pressione atmosferica, la velocità e direzione del vento, la quantità di pioggia.

 

Attraverso un continuo monitoraggio di queste ed altre grandezze tramite sensori, immagini satellitari, droni e GPS, è possibile compiere le azioni appropriate nel punto giusto al momento giusto. L'insieme dei parametri rilevati ha un duplice scopo:

1. Costituire un sistema di controllo e di allarme per l'attivazione degli interventi di prevenzione e di correzione;
2. Costituire una banca dati utile per elaborare analisi di previsione e strategie di pianificazione.
 
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Puntata 9 del 30 novembre 2015 - Tecnologia e decrescita

 

Donne nella storia

Donne nella storia

Donne nella storia

Donne nella storia

 

Quest'anno, per il ciclio Donne nella storia, parleremo di Sibille, donne di saggezza che nei tempi antichi hanno costruito comunità mutuali. In questa puntata, presentiamo una introduzione dell'argomento e leggiamo il testo della Sibilla Barbaricina scritto da Joyce Lussu.

 

 

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Puntata 5 del 2 novembre 2015 - Donne nella storia

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

 

Abbiamo recuperato dai nostri archivi audio una puntata del ciclo Tecnologia e decrescita della passata stagione che non avevamo preparato per la pubblicazione. Ce ne scusiamo e ve la presentiamo adesso, completando così la pubblicazione di tutte le puntate della scorsa stagione.

 

Una puntata, questa, in cui parliamo delle cryptomonete comunitarie con il nostro ospite Radium, sempre disponibile agli approfondimenti sul tema. Buon ascolto!

 

 

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Puntata 20 del 20 aprile 2015 - Tecnologia e decrescita

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

 

Prima puntata del ciclo Tecnologia e decrescita della stagione 2015-2016. Abbiamo seguito il dibattito tecnico-scientifico iniziato un anno fa, quando abbiamo lanciato il tema in parallelo con la conferenza internazionale sulla decrescita. Al contrario di un anno fa, oggi non è più singolare parlare di Tecnologia e decrescita. Nella puntata descriviamo il carattere dialettico ed emancipatorio della scienza e della tecnologia e la necessità di sottrarle al capitale per farne un bene comune. Fuori dall'efficientismo, dalla militarizzazione, dall'egemonia, vogliamo porci in un orizzonte rivoluzionario di decrescita, che può oscillare a piacere tra l'autarchia (visionie estrema) e lo stimolo al cambiamento (visione moderata). Una puntata teorica, in cui delineamo le caratteristiche distintive delle tecnologie per la costruzione dell'altro mondo possibile a cui miriamo. Le tecnologie che rispondono, anche parzialmente, a questi requisiti sono chiamate "alternative" o "verdi" o "resistenti". Le presentiamo suddivise in base alla loro relazione con il sistema dominante e la crescita, nei seguenti 4 gruppi: RESIST, REPLACE, DROP, DESTROY.

 

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Puntata 4 del 26 ottobre 2015 - Tecnologia e decrescita

 

Acqua pubblica e dissesto del territorio

Acqua pubblica e dissesto del territorio

 

  • IL GOVERNO RENZI VUOLE RILANCIARE LE PRIVATIZZAZIONI
  • ROMA, 7-8 NOVEMBRE - AGORÀ DELL'ACQUA E DEI BENI COMUNI
  • IL PARLAMENTO EUROPEO VOTA PER IL DIRITTO ALL'ACQUA IN EUROPA!
  • LAZIO: MESSA IN SICUREZZA LA LEGGE REGIONALE SULL'ACQUA PUBBLICA
  • SPORTELLI ANTIDISTACCO
  • 10-17 OTTOBRE - SETTIMANA CONTRO IL TTIP

 

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Puntata 3 del 19 ottobre 2015 - Mutamenti climatici

 

 

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

In questa puntata del ciclo Tecnologia e Decrescita parliamo di architettura sostenibile ed autocostruzione. Intervengono Paolo Robazza e Daniela Re, da anni impegnati sul tema. Occorre conoscere e darsi da fare in prima persona, perché è possibile e giusto usare la tecnologia in modo critico, in un orizzonte di decrescita o comunque altermondialista. L'autocostruzione di edifici a basso impatto energetico consegue diversi obiettivi. Rende possibile la costruzione o la ristrutturazione di abitazioni di qualità anche per chi non dispone dei necessari mezzi economici. Si muove verso il risparmio energetico e la minimizzazione dell'impronta ecologica. Promuove l'uso di materiali locali e naturali, che migliorano il benessere dell'abitare, perché chi si fa casa con le sue mani difficilmente farà ricorso alle nocività proprie dell'edilizia tradizionale e si rivolgerà invece alla bioedilizia e all'uso di materiali ecologici. Sperimenta tecnologie innovative che riabilitano le tecniche tradizionali in chiave di efficienza energetica ed ecologia. Abilita la partecipazione diretta ai lavori di costruzione, trasformando il cantiere da spazio privato a momento di condivisione e apprendimento, affiancato dalla necessaria guida di professionisti (autocostruzione assistita). Diffonde momenti di solidarietà e reciprocità nei contesti locali.

 

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Puntata 24 del 25 maggio - Tecnologia e decrescita

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

 

La diffusione dei droni ha avuto una impennata spaventosa negli ultimi anni. Il loro uso in ambito militare e di controllo del territorio contribuisce all'aggressione quasi del tutto incontrastata alle nostre libertà fondamentali. Eppure le tecnologie che ne sono alla base sono tutt'altro che sofisticate, e la componentistica elettronica, in particolare la sensoristica, diventa sempre più economica ed alla portata. E' possibile quindi metter mano a queste tecnologie, sia per studiarle e conoscerle meglio, sia per sperimentare usi sensati in una prospettiva di decrescita.

 

 

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15- 9 mar - Tecnologia e decrescita

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

La tecnologia del Biogas come opportunità per la decrescita

 

Di Biogas abbiamo parlato già altre volte in Radio, sempre per denunciarne le speculazioni e le devastazioni dei grandi impianti, che provocano inquinamento, danni all'agricoltura, incidenti e disagi di varia natura. Al solito, il Capitalismo genera una sproporzione tra l'utile ricavato da soggetti privati (per lo più società finanziarie) e i disagi e gli impatti territoriali negativi, indotti dalle grandi centrali a biogas e biomasse. Ma la tecnologia del Biogas è vecchia di almeno 5000 anni ed è dunque conosciuta ed usata da ben prima dell'avvento del Capitalismo, producendo, in diversi casi, vantaggi e utilità che pensiamo possano essere replicate oggi in un orizzonte di decrescita. In questa puntata del ciclo Tecnologia e decrescita, analizziamo la tecnologia in sé e cerchiamo di capire se e come sarebbe possibile utilizzarla in modo intelligente e proficuo, per chi ha a cuore l'autonomia energetica, la decentralizzazione della produzione e l'armonia degli ecosistemi.

 

Una puntata che ha suscitato un dibattito acceso in Radio e che vi invitiamo senz'altro a riascoltare, cliccando sul link qui sotto:

 

9- 19 gen - Tecnologia e decrescita

 

Salute sotto attacco

Salute sotto attacco

 

EMERGENZA BONIFICHE.
Bonifica dei territori inquinati e tutela della salute nell’Italia del Biocidio
a cura di A SUD / CDCA

Riavvolgere la storia dello sviluppo industriale italiano vuol dire ripercorrere la storia della devastazione ambientale di vaste aree del nostro paese. A partire dal secondo dopoguerra, anche se alcuni insediamenti risalgono al principio del secolo scorso, il territorio italiano è stato disseminato di poli industriali che hanno lasciato sul terreno danni perduranti. La diffusione e il livello di contaminazione dei terreni, dell’aria e delle acque è una delle principali emergenze da affrontare a livello nazionale. Molti dei grandi poli produttivi italiani hanno subito impatti ambientali così forti per via delle attività industriali da essere definiti e istituiti dal Ministero dell’Ambiente a partire dal 1997 come SIN, Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche. Lo studio SENTIERI, Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio di Inquinamento, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha diffuso rispettivamente nel 2010, 2011 e 2014 tre rapporti su Valutazione dell’evidenza epidemiologica, Analisi della mortalità e Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri.
La pubblicazione traccia un breve quadro di contesto fornendo elementi sui procedimenti di bonifica: cosa sono, qual è la normativa a livello italiano ed europeo, qual è la storia dell’istituzione dei SIN e lo stato dell’arte delle bonifiche in Italia. Infine, analizzeremo un caso studio, quello inerente la Valle del Sacco, SIN del Lazio declassato a SIR nel 2013, su cui insistono fattori contaminanti di diverso genere concretizzandosi in una minaccia per la salute e la vita della comunità residente lungo le sponde del fiume Sacco, secondo bacino idrico della Regione e un tempo fonte irrigua per una delle zone più fertili di tutto il centro Italia. 

 
Per scaricare gratuitamente il libro sui siti maggiormente inquinati e pericolosi per la salute in Italia, cliccare sul link qui sotto:

 

Libro sulle bonifiche dei siti inquinati

 

 

Per ascoltare la puntata, cliccare sul link qui sotto:

 

8- 12 gen - Salute sotto attacco

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

Prosegue il nostro viaggio nella tecnologia, volto ad accorciarne le distanze dal nostro orizzonte di lotta e di cambiamento, a superarne le sempre sane e spesso fondate diffidenze, a ricercarne le qualità intrinsecamente proficue per l'altro mondo possibile a cui miriamo. La tecnologia può essere senz'altro una lente con cui leggere le contraddizioni del capitalismo, dalla deturpazione dei territori, alla fabbricazione di prodotti devastanti per l'ambiente e i contesti socio-economici. D'altro canto è anche possibile vedere il capitalismo come fattore distorcente della tecnologia: un esempio su tutti, quello dell'obsolescenza programmata. Per questo difficile e tortuoso viaggio, ci siamo messi in valigia le considerazioni uscite fuori dalle assemblee della conferenza internazionale sulla decrescita, svoltasi a Lipsia nello scorso settembre. Lungi dal voler dare liste esaustive di caratteristiche desiderate o tassonomie complete delle tecnologie, vi presentiamo alcuni primi risultati su cui riflettere insieme, anche nelle puntate successive. Innanzi tutto i capisaldi inderogabili: A) La vita deve rimanere possibile sulla Terra B) I prodotti devono poter essere usati permanentemente C) L'uso di prodotti non deve promuovere il consumo, ma deve mostrare qualità di autolimitazione D) Occorre tenere in considerazione anche le esternalità negative e in particolare i costi permanenti Abbiamo provato a suddividere le tecnologie che ci interessano in base alla loro relazione con il capitalismo. - Tecnologie che provano a mettere una toppa ai disastri del capitalismo (come quelle legate al riuso) - Tecnologie che competono sullo stesso piano di quelle supportate dal sistema capitalista (ad esempio le tecnologie legate alle energie rinnovabili) - Tecnologie che prescindono dai presupposti capitalisti e generano sistemi nuovi (come il Software Libero e le tecnologie a supporto delle produzioni locali e per l'autosufficienza) - Tecnologie che mirano a disintegrare il capitalismo (come quelle connesse all'hacking e alla privacy) Buon ascolto!

 

5- 1 Dic - Tecnologia e decrescita

 

Acqua pubblica e dissesto idrogeologico

Acqua pubblica e dissesto idrogeologico

Secondo appuntamento con il ciclo di puntate dell'asse tematico "Acqua pubblica e dissesto idrogeologico". Clicca qui per ascoltarla:

 

4- 24 nov - Acqua pubblica e dissesto idrogeologico

 

Buon ascolto!

Puntata sospesa

Puntata sospesa

La puntata odierna di Entropia Massima è sospesa per via di una assemblea redazionale. Ci scusiamo con le ascoltatrici e gli ascoltatori. Entropia Massima ritorna il prossimo lunedì 24 novembre, come sempre alle ore 20:15.

Mutazioni del capitale

Mutazioni del capitale

Domenica 2 novembre, a Copenhagen, è stato presentato ufficialmente all’Assemblea dell’Onu il V° rapporto dell’IPCC  e i dati già resi noti nel corso di quest’anno hanno ricevuto una approvazione formale. Il rapporto presenta i risultati raccolti da  30.000 ricerche, che sono state poi analizzate da 800 scienziati, commentate da un altro migliaio e riviste da altri 2000 studiosi.
 
La temperatura è aumentata globalmente di 0,85 gradi nella bassa atmosfera terrestre dalla fine del XIX ° secolo
Il livello degli oceani è salito di 19 centimetri
I rapporto sottolinea che le analisi sono ormai così approfondite e concordi tra loro che “Non ci sono più scuse, l’ignoranza non può più essere un pretesto”.
 
Quali sono le principali indicazioni relative alle scelte politiche da adottare e alle misure da approvare al più presto, contenute nel Rapporto ma gli Stati dovrebbero ormai considerare delle indicazioni incontrovertibili e vincolanti:
 
  • Le emissioni dovranno superare il loro picco, cioè il livello massimo nel 2020
  • Le emissioni mondali a effetto serra dovranno diminuire tra il 40 e il 70% entro il 2050 rispetto al 2010
  • E dovranno essere totalmente scomparse ( se non addirittura raggiungere livelli inferiori allo 0) entro il 2100
  • Nel 2050 bisognerà arrivare ad avere almeno l’80% di energie rinnovabili
  • Ed entro il 2100 l’energia fossile dovrà essere eliminata. 
  • Gli investimenti in energie alternative e nell’aumento dell’efficienza dovranno ammontare a svariate centinaia di miliardi di dollari prima del 2020  (cioè nei prossimi sei anni)
 
Il rapporto, come è noto, afferma pure che abbiamo solo 15 anni per invertire radicalmente le tendenze del sistema economico internazionale e che le relative misure dovranno essere approvate il più presto possibile e non verso la fine del periodo.
 
I negoziati internazionali dovranno pervenire a un accordo firmato a  Parigi da 195 paesi entro il mese di dicembre 2015, mentre a dicembre prossimo ci sarà a Lima un primo incontro preparatorio.
 
Ma sono 25 anni che l’IPCC lancia allarmi sempre più documentati e verificati ma senza esiti apprezzabili.
 
I 28 paesi europei hanno raggiunto un accordo alla fine di ottobre che però è solo un compromesso ai minimi livelli, per cercare di compensare tra loro situazioni ancora molto distanti (la Germania ha un buon livello di energie alternative ma fa ancora funzionare molte centrali a carbone, la Francia sembra avere una situazione ottimale ma che dipende dall’esistenza di 56 centrali nucleari,  l’Inghilterra si rifiuta di affrontare questi problemi, solo i paesi nordici mostrano di aver fatto delle scelte reali a favore delle energie solari ed eoliche). 
L’Italia sta addirittura approvando le trivellazioni nel mare Adriatico e aumentando quelle da tempo in corso in tutta la Basilicata, cioè di fatto non ha ancora deciso di partecipare attivamente alle linee di fatto approvate dall’Assemblea dell’Onu e che saranno trasformate in accordi vincolanti entro la fine del prossimo anno. Solo per il risparmio energetico sono state approvate delle norme qualche mese fa, ma ancora non hanno minimamente inciso sui livelli di consumo e di emissioni dannose.

 

Per ascoltare la puntata, cliccare sul link qui sotto:

 

3- 10 nov - Mutazioni del capitale

 

Tecnologia e decrescita

Tecnologia e decrescita

Stasera, lunedì 20 ottobre 2014, seconda puntata di Entropia Massima. Vi aspettiamo alle ore 20:15, subito dopo il GR della sera, per parlare di Tecnologia e decrescita, uno degli assi tematici dell'edizione 2014-2015.

 

La tecnologia è spesso associata all'efficienza economica. Con la rivoluzione industriale, la tecnologia ha giocato il ruolo centrale di fattore di incremento della produzione. Ma la tecnologia pre-esisteva al capitalismo. E certamente gli sopravviverà! In quanto la tecnologia influenza il benessere degli individui e della collettività. In un periodo storico in cui la tecnologia ha perso del tutto la condizione di neutralità, è lecito chiedersi quali siano le caratteristiche delle tecnologie che portano reali benefici e quali quelle che favoriscono il proliferare di sperequazioni e nocività. Vogliamo, in particolare, chiederci quale siano le relazioni tra tecnologia e decrescita, non per stilare pretenziose liste di "buoni" e "cattivi", ma per ragionare su criteri di preferenza che possano guidare uno sviluppo tecnologico sano e gratificante, che guardi con decisione all'orizzonte della decrescita.
Ci muoveremo su alcune caratteristiche desiderabili e le metteremo alla prova volta per volta con esempi pratici: decentralizzata/distribuita, sostenibile/ecologica, accessibile/aperta (per l'autogestione), diversa/multiforme (non omologante), centrata sui bisogni/sulla comunità, centrata sulla cooperazione/sulla mutualità.

 

 

Per ascoltare la puntata, cliccare sul link qui sotto:

 

2- 20 ott - Tecnologia e decrescita

 

Torna Entropia Massima!

Torna Entropia Massima!

Stasera, lunedì 13 ottobre, alle 20:15, dopo il GR, torna Entropia Massima con una puntata sull'acqua pubblica. Per la stagione 2014-2015, quattro saranno gli assi tematici:

 

1) Acqua pubblica e dissesto idrogeologico

2) Tecnologia e decrescita

3) Salute sotto attacco

4) Mutazioni del capitale

 

Ecco un breve abstract dell'asse tematico che aprirà stasera la stagione. Buon ascolto!

 

Con il decreto “Sblocca Italia” si svelano le reali intenzioni del Governo, ovvero il tentativo di consegnare l'acqua e gli altri servizi pubblici locali agli interessi dei grandi capitali finanziari. Infatti, con questo decreto si modifica profondamente la disciplina riguardante la gestione del bene acqua arrivando ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individuando, sostanzialmente, nelle grandi aziende e multiutilities, di cui diverse già quotate in borsa, i poli aggregativi.
Ciò si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la Legge di Stabilità.
In questo provvedimento, probabilmente, verranno inserite quelle norme, in parte già presenti nelle prime versioni del decreto circolate all'indomani del Consiglio dei Ministri di fine agosto, volte a imporre agli Enti Locali la collocazione in borsa delle azioni delle aziende che gestiscono servizi pubblici, oltre a quelle che costringono alla loro fusione e accorpamento secondo le prescrizioni previste dal piano sulla “spending review”. Si arriverebbe, addirittura, a costruire un vero e proprio ricatto nei confronti degli Enti Locali i quali, oramai strangolati dai tagli, sarebbero spinti alla cessione delle loro quote al mercato azionario per poter usufruire delle somme derivanti dalla vendita, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.

Obiettivo di questo anno per quanto riguarda il filone tematico sull'acqua pubblica è seguire da vicino la mobilitazione che il movimento per l'acqua e altre realtà che si battono a difesa dei beni comuni metteranno in campo per contrastare tali processi.

 

E' possibile ascoltare la puntata al seguente link:

 

1- 14 ott - Acqua pubblica e dissesto idrogeologico

 

 

 

Torna Entropia Massima!

Torna Entropia Massima!

Stasera, lunedì 13 ottobre, alle 20:15, dopo il GR, torna Entropia Massima con una puntata sull'acqua pubblica. Per la stagione 2014-2015, quattro saranno gli assi tematici:

 

1) Acqua pubblica e dissesto idrogeologico

2) Tecnologia e decrescita

3) Salute sotto attacco

4) Mutazioni del capitale

 

Ecco un breve abstract dell'asse tematico che aprirà stasera la stagione. Buon ascolto!

 

Con il decreto “Sblocca Italia” si svelano le reali intenzioni del Governo, ovvero il tentativo di consegnare l'acqua e gli altri servizi pubblici locali agli interessi dei grandi capitali finanziari. Infatti, con questo decreto si modifica profondamente la disciplina riguardante la gestione del bene acqua arrivando ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individuando, sostanzialmente, nelle grandi aziende e multiutilities, di cui diverse già quotate in borsa, i poli aggregativi.
Ciò si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la Legge di Stabilità.
In questo provvedimento, probabilmente, verranno inserite quelle norme, in parte già presenti nelle prime versioni del decreto circolate all'indomani del Consiglio dei Ministri di fine agosto, volte a imporre agli Enti Locali la collocazione in borsa delle azioni delle aziende che gestiscono servizi pubblici, oltre a quelle che costringono alla loro fusione e accorpamento secondo le prescrizioni previste dal piano sulla “spending review”. Si arriverebbe, addirittura, a costruire un vero e proprio ricatto nei confronti degli Enti Locali i quali, oramai strangolati dai tagli, sarebbero spinti alla cessione delle loro quote al mercato azionario per poter usufruire delle somme derivanti dalla vendita, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.

Obiettivo di questo anno per quanto riguarda il filone tematico sull'acqua pubblica è seguire da vicino la mobilitazione che il movimento per l'acqua e altre realtà che si battono a difesa dei beni comuni metteranno in campo per contrastare tali processi.

 

E' possibile ascoltare la puntata al seguente link:

 

1- 14 ott - Acqua pubblica e dissesto idrogeologico

 

 

 

Bitcoin e crypto-currencies: monete senza stati e senza banche

Bitcoin e crypto-currencies: monete senza stati e senza banche

Le "crypto currencies" sono valute basate sulla crittografia. Bitcoin è la crypto-currency più diffusa, al momento. E' una moneta scarsa, basata su algoritmo che ne permette la produzione fino a una quantità definita e dunque non può essere inflazionata. E' una moneta distribuita, basata su un protocollo peer-to-peer (P2P), dunque è impossibile per una sola autorità gestirla da sola. E' pseudonima, cioè basata su un nick, dunque non proprio anonima. Tutte le persone possono vedere a chi appartiene una certa quantità di moneta, ma non si può collegare direttamente quella quantità ad una persona fisica. E' possibile, però, rendersi completamente anonimi attraverso altri strumenti, per esempio Tor.

E' basata su un protocollo Open Source. E' dunque possibile per gli utenti collaborare in modo decentranto per modificarla. Creare un portafoglio per accogliere i bitcoin è facile. Occorre generare una chiave pubblica da distribuire e una privata da custodire. Attraverso la chiava privata, solo il proprietario può accedere al wallet (portafoglio). Per creare il wallet si possono usare software su computer, ma ultimamente è più diffuso il metodo di utilizzare servizi in cloud. Solo quando accediamo attraverso il nostro browser, possiamo decrittare in locale ed entrare nel sistema per gestire il proprio portafoglio. Ma sconsigliamo questo metodo per ragioni di privacy. Meglio usare i programmi in locale sul proprio computer, anche se è un po' meno immediato.

Per entrare in possesso di Bitcoin. si possono fare 2 cose. La prima è minarli, come con l'oro. Esiste un algoritmo che attraverso un protocollo permette la generazione di nuovi Bitcoin. L'algoritmo tende asintoticamente a non poterne creare più (tra qualche decennio). La difficoltà di minare è appunto sempre più costosa, come con l'oro, il petrolio ed altri materiali preziosi scarsi. Mano a mano che si estrae, ci vogliono macchinari sempre più costosi. Fino a qualche anno fa era possibile crearli con il computer di casa, oggi solo allestendo un'industria si possono creare Bitcoin in modo vantaggioso. La seconda possibilità è comprarli da chi ce li ha. Sono molto distribuiti, grazie al processo di mining fatto nei primi anni, e si possono ottenere semplicemente scambiando tramite libero mercato. Si può dare beni o servizi in cambio di bitcoin (spesso lavori online). Ci sono poi exchange online: si fa un bonifico bancario e i possessori di bitcoin li assegnano alla nostra chiave privata. In alcune capitali europee come Berlino e Londra, lo si fa acquistando in contanti tramite smartphone.

La manipolazione del denaro ad opera degli stati può creare cicli e bolle economiche di entità macroscopiche. Il mercato sta scoprendo il valore dei bitcoin e questo causa oscillazioni che in questa fase sono molto ampie. Ma non può esserci controllo malizioso da parte di un potere che abbia una facoltà di manovra privilegiata, come uno stato. Può esserci, però, accaparramento da parte di chi ha hardware e risorse informatiche. E questo potrebbe aprire scenari su cui vigilare. Anche per decidere di percorrere altre strade. Durante la trasmissione, infatti, parliamo anche di freecoin/Dcent, un progetto alternativo basato sullo stesso principio di Bitcoin, che valorizza la partecipazione diretta ai processi sociali e la cittadinanza attiva.
 

Puntata 18 - 10 gennaio 2014 - Tecnologia e autogestione

Le amazzoni: un lignaggio femminile nella storia

Le amazzoni: un lignaggio femminile nella storia

 

LE AMAZZONI: UN LIGNAGGIO FEMMINILE NELLA STORIA

 

Il significato del termine “amazzone”, che per molto tempo è stato erroneamente tradotto dagli studiosi “quella senza seno”, alimentando così molte storie e leggende sulle guerriere amazzoni che si tagliavano un seno per poter tirare con l’arco e le frecce, recentemente è stata ritenuto superato dai linguisti. Nel suo libro favoloso, Warrior women, Jeannine Davis-Kimball documenta come la parola amazzone derivi da un termine proto-indoeuropeo che significa “ quella senza marito”.

 

Secondo lo  studio di Vicky Noble,  la teoria è questa:  quando gli invasori dediti alla pastorizia vennero in contatto con le culture matriarcali, le videro come “amazzoni” cioè quelle senza marito. Durante una visita a Efeso viene a sapere che la città era stata fondata da una Regina Amazzone chiamata Efesia (2.000 p. e.c.).

 

Ci sono le amazzoni dell’area frigia, delle steppe caucasiche della via della seta, ma esistono altre Amazzoni che sono narrate nel libro di Heide Goettner- Abendroth nel libro Le Società Matriarcali – studi sulle culture indigene del mondo.

 

Ma le amazzoni sono un mito, una leggenda oppure una realtà storica? Ne parliamo lunedì 3 gennaio alle ore 20:15 in Entropia Massima. Stay tuned!

 

 

Ecco la puntata del 3 gennaio 2014

 

Puntata 17 - 3 gennaio 2014 - Società matriarcali

 

FreePTO: vita dura per la repressione

FreePTO: vita dura per la repressione

Il web diventa sempre più uno spazio di controllo, dominato da colossi fuori controllo. Impariamo a proteggerci quando usiamo la rete Internet, a salvaguardare le nostre comunicazioni e i nostri dati personali. Durante la puntata di oggi parleremo di come vengono intercettate le informazioni in rete, di come comunicare in modo sicuro via chat e via mail, di come proteggere i dati, di come navigare in internet senza essere visti. Lo faremo con uno degli sviluppatori di FreePTO, una distribuzione GNU/Linux predisposta per la tutela della nostra privacy. Completa e pronta all'uso, FreePTO viene distribuita su penna USB, per poterla portare sempre in tasca.

 

Ascolta la puntata:

 

Puntata 11 - 20 gennaio - Tecnologia e autogestione

FreePTO: vita dura per la repressione

FreePTO: vita dura per la repressione

Il web diventa sempre più uno spazio di controllo, dominato da colossi fuori controllo. Impariamo a proteggerci quando usiamo la rete Internet, a salvaguardare le nostre comunicazioni e i nostri dati personali. Durante la puntata di oggi parleremo di come vengono intercettate le informazioni in rete, di come comunicare in modo sicuro via chat e via mail, di come proteggere i dati, di come navigare in internet senza essere visti. Lo faremo con uno degli sviluppatori di FreePTO, una distribuzione GNU/Linux predisposta per la tutela della nostra privacy. Completa e pronta all'uso, FreePTO viene distribuita su penna USB, per poterla portare sempre in tasca.

 

Ascolta la puntata:

 

Puntata 11 - 20 gennaio - Tecnologia e autogestione

Matriarché: il principio materno per una società egualitaria e solidale

Matriarché: il principio materno per una società egualitaria e solidale

C’è stato un momento nella storia dell’umanità in cui sono esistite società egualitarie e solidali, fondate sull’armonia con la natura? Secondo alcuni non solo ci sono state ma esistono tuttora, in alcuni luoghi del mondo, società pacifiche, fondate sull’equilibrio di genere e in accordo con la natura. Si tratta di organizzazioni matrilineari o matrifocali in cui la maternità è considerata il valore fondante. Matriarché è un progetto interdisciplinare volto proprio allo studio di queste società che, in passato, ma soprattutto nel presente creano un contesto sociale più armonico, dove la relazione uomo-donna e le relazioni in generale sono fondate sui princìpi della cura e della nonviolenza.

Partendo dal lavoro della ricercatrice tedesca Heide Goettner – Abendroth tradotto finalmente in italiano nel libro le società matriarcali proveremo a mettere  in evidenza  la connessione tra le società matriarcali e le “sensate” società della decrescita.

L'autrice scrive : “ In questi studi c’è comunque una aspetto che supera per importanza tutti gli altri, ed è l’insegnamento che offrono le società matriarcali, dalle quali possiamo trarre soluzioni ai problemi sociali di oggi ed il coraggio per fare i passi politici necessari a stimolare il processo di trasformazione della società patriarcale in una società umana. Alla luce delle profonde crisi ecologica, economica e politica che oggi stiamo affrontando, questa è un’assoluta necessità.”

L’idea che esisteva una forma di società chiaramente distinta dal patriarcato comparve solo nel XVIII e XIX con il lavoro di J.J. Bachofen e altri. Nel 861 scrive “Il diritto della Madre” aprendo la strada alla discussione in questo campo.

Tuttavia nel 1724 Joseph Francois Lafitau propone una narrazione della vita quotidiana degli Irochesi, presso i quali viveva in Canada, dando una descrizione particolareggiata specialmente per quanto riguarda l’importante ruolo delle donne. Il suo libro è un importante fonte di dati.

Il malinteso nato sull’idea del dominio delle donne è dovuto proprio allo studio di Bachofen che, scrivendo del matriarcato, usava anche il termine ginocrazia e diritto della madre. Questo pregiudizio ostacola ancora oggi la ricerca inerente gli studi matriarcali.

Ne parliamo lunedì 9 dicembre in Entropia Massima. Saranno presenti con Daniela Degan (Laboratorio Itinerante della Decrecita) Monica di Bernardo e Francesca Colombini le curatrici del Libro "Matriarché. Il principio materno per una società egualitaria e solidale".

 
In questo link trovate il documentario sugli studi matriarcali:
https://www.youtube.com/watch?v=XrFP0QdxcKI
sollecitazioni su forme di socialità più armoniche e dove il rispetto tra i generi sia reale.

 

 

Ecco la puntata del 9 dicembre 2013:

 

Puntata 8- 9 dicembre 2013 - Società matriarcali

 

Matriarché: il principio materno per una società egualitaria e solidale

Matriarché: il principio materno per una società egualitaria e solidale

C’è stato un momento nella storia dell’umanità in cui sono esistite società egualitarie e solidali, fondate sull’armonia con la natura? Secondo alcuni non solo ci sono state ma esistono tuttora, in alcuni luoghi del mondo, società pacifiche, fondate sull’equilibrio di genere e in accordo con la natura. Si tratta di organizzazioni matrilineari o matrifocali in cui la maternità è considerata il valore fondante. Matriarché è un progetto interdisciplinare volto proprio allo studio di queste società che, in passato, ma soprattutto nel presente creano un contesto sociale più armonico, dove la relazione uomo-donna e le relazioni in generale sono fondate sui princìpi della cura e della nonviolenza.

Partendo dal lavoro della ricercatrice tedesca Heide Goettner – Abendroth tradotto finalmente in italiano nel libro le società matriarcali proveremo a mettere  in evidenza  la connessione tra le società matriarcali e le “sensate” società della decrescita.

L'autrice scrive : “ In questi studi c’è comunque una aspetto che supera per importanza tutti gli altri, ed è l’insegnamento che offrono le società matriarcali, dalle quali possiamo trarre soluzioni ai problemi sociali di oggi ed il coraggio per fare i passi politici necessari a stimolare il processo di trasformazione della società patriarcale in una società umana. Alla luce delle profonde crisi ecologica, economica e politica che oggi stiamo affrontando, questa è un’assoluta necessità.”

L’idea che esisteva una forma di società chiaramente distinta dal patriarcato comparve solo nel XVIII e XIX con il lavoro di J.J. Bachofen e altri. Nel 861 scrive “Il diritto della Madre” aprendo la strada alla discussione in questo campo.

Tuttavia nel 1724 Joseph Francois Lafitau propone una narrazione della vita quotidiana degli Irochesi, presso i quali viveva in Canada, dando una descrizione particolareggiata specialmente per quanto riguarda l’importante ruolo delle donne. Il suo libro è un importante fonte di dati.

Il malinteso nato sull’idea del dominio delle donne è dovuto proprio allo studio di Bachofen che, scrivendo del matriarcato, usava anche il termine ginocrazia e diritto della madre. Questo pregiudizio ostacola ancora oggi la ricerca inerente gli studi matriarcali.

Ne parliamo lunedì 9 dicembre in Entropia Massima. Saranno presenti con Daniela Degan (Laboratorio Itinerante della Decrecita) Monica di Bernardo e Francesca Colombini le curatrici del Libro "Matriarché. Il principio materno per una società egualitaria e solidale".

 
In questo link trovate il documentario sugli studi matriarcali:
https://www.youtube.com/watch?v=XrFP0QdxcKI
sollecitazioni su forme di socialità più armoniche e dove il rispetto tra i generi sia reale.

 

 

Ecco la puntata del 9 dicembre 2013:

 

Puntata 8- 9 dicembre 2013 - Società matriarcali

 

Fukushima Mon Amour

Fukushima Mon Amour

Il disastro nucleare di Fukushima non è purtroppo un evento del recente passato, ma del presente e del prossimo futuro. Forse il peggio deve ancora venire e questa considerazione non è gratuito catastrofismo. In trasmissione cercheremo di capire insieme quali erano e sono le criticità tecnologiche e scientifiche e i pericoli connessi alle operazioni in corso e in programma. A conferma della gravità della situazione, l'appello di pochi giorni fa lanciato dalla Tepco, l'azienda responsabile dell'impianto, per una collaborazione internazionale che possa affrontare gli enormi problemi di "messa in sicurezza" degli impianti del mostro nucleare.

 

Ne parliamo il 25 novembre alle 20:15 durante "Entropia Massima".

 

 

Puntata 6- 25 novembre - Energie devastanti

 

Fukushima Mon Amour

Fukushima Mon Amour

Il disastro nucleare di Fukushima non è purtroppo un evento del recente passato, ma del presente e del prossimo futuro. Forse il peggio deve ancora venire e questa considerazione non è gratuito catastrofismo. In trasmissione cercheremo di capire insieme quali erano e sono le criticità tecnologiche e scientifiche e i pericoli connessi alle operazioni in corso e in programma. A conferma della gravità della situazione, l'appello di pochi giorni fa lanciato dalla Tepco, l'azienda responsabile dell'impianto, per una collaborazione internazionale che possa affrontare gli enormi problemi di "messa in sicurezza" degli impianti del mostro nucleare.

 

Ne parliamo il 25 novembre alle 20:15 durante "Entropia Massima".

 

 

Puntata 6- 25 novembre - Energie devastanti

 

Ninux: un'altra rete è possibile!

Ninux: un'altra rete è possibile!

Ninux.org è una Community wireless, un progetto alternativo di rete aperta e decentralizzata basata sulla partecipazione, quindi non vi sono proprietari, ma è di tutti quelli che ne vogliono far parte. Ne parliamo in "Entropia Massima" come esempio di buona pratica, nata dall'idea di relazionarsi tra pari, senza gerarchie, senza privilegi, senza esclusività dei mezzi di produzione e comunicazione. Una pratica che ci dimostra che un altro modo di organizzarsi e fare tecnologia è possibile, oltre che necessario.

 

ASCOLTA LA PUNTATA:

 

Puntata 5- 18 novembre - Tecnologia e autogestione

 

Ninux: un'altra rete è possibile!

Ninux: un'altra rete è possibile!

Ninux.org è una Community wireless, un progetto alternativo di rete aperta e decentralizzata basata sulla partecipazione, quindi non vi sono proprietari, ma è di tutti quelli che ne vogliono far parte. Ne parliamo in "Entropia Massima" come esempio di buona pratica, nata dall'idea di relazionarsi tra pari, senza gerarchie, senza privilegi, senza esclusività dei mezzi di produzione e comunicazione. Una pratica che ci dimostra che un altro modo di organizzarsi e fare tecnologia è possibile, oltre che necessario.

 

ASCOLTA LA PUNTATA:

 

Puntata 5- 18 novembre - Tecnologia e autogestione

 

Makerz

Makerz

I maker rappresentano un movimento culturale contemporaneo, che estende su base tecnologica il DIY (Do It Yourself). Legato al movimento dell'open source, si propone di "fare" comunicando il come, in modo che i risultati siano riutilizzabili e migliorabili da altri/e.

Comunità crescenti di maker sperimentano nuovi approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo, anche su piccolissima scala. Nuovi processi di innovazione tecnologica e produttiva, emergenti dal basso e che si dispiegano su piccola scala, prefigurano un progressivo sganciamento dall'industria della produzione di massa, fino a teorizzare una nuova rivoluzione industriale.

Ne parliamo lunedì 28 ottobre alle 20:15 in Entropia Massima. Sono più che graditi gli interventi in diretta degli ascoltatori e delle ascoltatrici!

 

 

ASCOLTA LA PUNTATA:

 

Puntata 2- 28 ottobre - Tecnologia e autogestione

 

Makerz

Makerz

I maker rappresentano un movimento culturale contemporaneo, che estende su base tecnologica il DIY (Do It Yourself). Legato al movimento dell'open source, si propone di "fare" comunicando il come, in modo che i risultati siano riutilizzabili e migliorabili da altri/e.

Comunità crescenti di maker sperimentano nuovi approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo, anche su piccolissima scala. Nuovi processi di innovazione tecnologica e produttiva, emergenti dal basso e che si dispiegano su piccola scala, prefigurano un progressivo sganciamento dall'industria della produzione di massa, fino a teorizzare una nuova rivoluzione industriale.

Ne parliamo lunedì 28 ottobre alle 20:15 in Entropia Massima. Sono più che graditi gli interventi in diretta degli ascoltatori e delle ascoltatrici!

 

 

ASCOLTA LA PUNTATA:

 

Puntata 2- 28 ottobre - Tecnologia e autogestione

 

Verso l'economia del dono

Verso l'economia del dono

 

Genevieve Vaughan parlerà dell'economia del dono che si basa sulle cure materne, che sono necessarie in tutte le società, chiunque le faccia: le madri di nascita, la famiglia estesa o interi villaggi. Sono pratiche che possono essere realizzate  anche dagli uomini, ma nella nostra società patriarcale sono concretizzate  quasi esclusivamente dalle donne.

Dirà qualcosa sui nuovi studi di psicologia infantile che sostengono un differente pensiero rispetto Freud e Piaget:  i bambini piccoli non sono passivi ed egoisti, ma che sono altamente sociali fin dalla nascita. Quindi il materno è anche altamente sociale, e la comunicazione si impara già in modo pre-verbale attraverso il dare e ricevere nelle prime cure. Su questa base, che ha una logica del dare e ricevere, non del dare per ricevere si crea una economia del dono in cui vivono i bambini fino almeno ai quattro anni,  quando incominciano a capire lo scambio economico. Questo periodo di grazia si può estendere in parte fino ai 10-12 anni quando tutti si adattano alla società di mercato in cui vivono. Nelle società senza mercato questo adattamento non è necessario ed il tipo di personalità può essere molto diverso. Si racconta che gli indigeni nelle Americhe al momento della conquista  non compresero, in modo assoluto,  le motivazioni degli Europei che l’invasero.

 

 

ASCOLTA LA PUNTATA:

 

Puntata 1- 21 ottobre - Società matriarcali

 

Gen pensa  che il linguaggio e l'epistemologia di tutti si sviluppano in questo periodo dell'infanzia. Lo scambio ha un' altra logica che contraddice la logica materna unilaterale e quindi noi che viviamo nel capitalismo patriarcale siamo fin da giovani posti in una contraddizione interna fra due economie. In un  quadro più generale, il mercato funziona come un meccanismo per prendere i doni di tutti e della Terra.

Per una falsa idea di genere,  i maschi si allontanano dal materno e si adeguano al mercato, e poi le donne li seguano. Invece il materno è l'eredità di tutte/i alla quale nessuno dovrebbe rinunciare. E' un modo di comportamento, di valori e di distribuzione, un'economia che deve essere generalizzata alla società tutta per poter vivere in pace fuori  dalla competizione, dal dominio e dalla scarsità artificialmente creata.

Genevieve parlerà infine della rete International Women for a Gift Economy – (Femministe Internazionali per l'Economia del Dono), costituito nel 2001  e delle molte conferenze dove hanno fatto interventi. E' tornata da poco dalla Turchia dove è stata invitata a un Gif -festival - un festival del dono-  organizzato da un nuovo gruppo di donne e uomini internazionali che si dedica all'economia del dono. Racconterà anche qualcosa su vari tentativi  a praticare il dono in comunità.

Verso l'economia del dono

Verso l'economia del dono

 

Genevieve Vaughan parlerà dell'economia del dono che si basa sulle cure materne, che sono necessarie in tutte le società, chiunque le faccia: le madri di nascita, la famiglia estesa o interi villaggi. Sono pratiche che possono essere realizzate  anche dagli uomini, ma nella nostra società patriarcale sono concretizzate  quasi esclusivamente dalle donne.

Dirà qualcosa sui nuovi studi di psicologia infantile che sostengono un differente pensiero rispetto Freud e Piaget:  i bambini piccoli non sono passivi ed egoisti, ma che sono altamente sociali fin dalla nascita. Quindi il materno è anche altamente sociale, e la comunicazione si impara già in modo pre-verbale attraverso il dare e ricevere nelle prime cure. Su questa base, che ha una logica del dare e ricevere, non del dare per ricevere si crea una economia del dono in cui vivono i bambini fino almeno ai quattro anni,  quando incominciano a capire lo scambio economico. Questo periodo di grazia si può estendere in parte fino ai 10-12 anni quando tutti si adattano alla società di mercato in cui vivono. Nelle società senza mercato questo adattamento non è necessario ed il tipo di personalità può essere molto diverso. Si racconta che gli indigeni nelle Americhe al momento della conquista  non compresero, in modo assoluto,  le motivazioni degli Europei che l’invasero.

 

 

ASCOLTA LA PUNTATA:

 

Puntata 1- 21 ottobre - Società matriarcali

 

Gen pensa  che il linguaggio e l'epistemologia di tutti si sviluppano in questo periodo dell'infanzia. Lo scambio ha un' altra logica che contraddice la logica materna unilaterale e quindi noi che viviamo nel capitalismo patriarcale siamo fin da giovani posti in una contraddizione interna fra due economie. In un  quadro più generale, il mercato funziona come un meccanismo per prendere i doni di tutti e della Terra.

Per una falsa idea di genere,  i maschi si allontanano dal materno e si adeguano al mercato, e poi le donne li seguano. Invece il materno è l'eredità di tutte/i alla quale nessuno dovrebbe rinunciare. E' un modo di comportamento, di valori e di distribuzione, un'economia che deve essere generalizzata alla società tutta per poter vivere in pace fuori  dalla competizione, dal dominio e dalla scarsità artificialmente creata.

Genevieve parlerà infine della rete International Women for a Gift Economy – (Femministe Internazionali per l'Economia del Dono), costituito nel 2001  e delle molte conferenze dove hanno fatto interventi. E' tornata da poco dalla Turchia dove è stata invitata a un Gif -festival - un festival del dono-  organizzato da un nuovo gruppo di donne e uomini internazionali che si dedica all'economia del dono. Racconterà anche qualcosa su vari tentativi  a praticare il dono in comunità.

Tutte le puntate della stagione 2013-2014

Tutte le puntate della stagione 2013-2014

Tutte le puntate della stagione 2013-2014

Tutte le puntate della stagione 2013-2014

Tutte le puntate della stagione 2012-2013

Tutte le puntate della stagione 2012-2013

Tutte le puntate della stagione 2012-2013

Tutte le puntate della stagione 2012-2013

Tutte le puntate della stagione 2011-2012

Tutte le puntate della stagione 2011-2012

Tutte le puntate della stagione 2011-2012

Tutte le puntate della stagione 2011-2012

Il prodotto sei tu

Il prodotto sei tu

La puntata omonima di Report (trasmissione in onda su Rai Tre) del 10 aprile scorso, ha trattato il tema della privacy su Internet, usando argomenti vicini a quelli che usiamo nella nostra trasmissione radiofonica quando parliamo di informatica e tecnocontrollo. Sorprendentemente (ma neanche troppo...), la puntata di Report ha destato critiche da parte degli entusiasti di Facebook e dei Social Network, critiche che sono state amplificate da alcuni media mainstream, in particolare da quotidiani come la Repubblica e L'Unità. Ne parliamo nella puntata di Entropia Massima di oggi, alla quale abbiamo voluto dare lo stesso illuminante titolo della puntata di Report: "Il prodotto sei tu". Riportiamo nel seguito una email anonima che abbiamo trovato in rete.
 
 
Spettabile redazione di Report,
siamo un gruppo di appassionati di informatica. Non e' importante quale.
La puntata del 10 aprile "Il prodotto sei tu" è stata
veramente interessante. Finalmente qualcuno che parla in tv di quanto
Facebook, Google e altri colossi del web minaccino la privacy! In un
modo decisamente avanzato, rispetto a quello che si vede passare sulla
televisione generalista. Seppur non impeccabile da un punto di vista
tecnico, siete comunque riusciti a far passare il messaggio che non si
può avallare e invitare all'uso di una tecnologia, posseduta da una
multinazionale straniera, che a discrezione può eliminare o censurare
contenuti e quindi interferire nello scambio ed il confronto
democratico tra i cittadini.
 
Il servizio secondo noi non era tecnicamente perfetto. Ad esempio, https
è stato presentato come un rimedio salvifico che Google e Twitter ed
altri hanno finalmente imboccato, mentre Facebook lo ritiene
facoltativo: questo ha poco a che vedere con la privacy.  Https e' per
la sicurezza, non per la privacy (due concetti profondamente diversi).
Inoltre non abbiamo apprezzato particolarmente la posizione sulla
pirateria e anch'essa c'entra ben poco con la privacy. Apprezzabili
invece i riferimenti alla differenza tra  "hackers" e  "crackers" e di
come i primi ritengano importante l'anonimato in rete. Ci pare pure che,
proprio perche' il pezzo voleva essere divulgativo, si poteva andare
oltre il pur giusto e circostanziato sollevamento delle obiezioni
inquietanti riguardanti la privacy, proponendo strumenti per
l'autodifesa. Sul finire della puntata avete accennato a TOR, anche se
come contromisura alla censura piuttosto che sul tema privacy. Inoltre
Tor e' un buon rimedio per google e soci ma serve a poco per
facebook. Il problema del tracciamento dei dati si risolve ora
abbastanza facilmente anche senza tor, ma usando le 'privacy extension'
dei browser, firefox ha vari 'plugin', IE ha il bottone privacy
browsing, Safari lo sta mettendo, ecc.
Il problema dell'uso di facebook e' solo di un uso piu' cosciente: se
proprio bisogna usarlo, dato che quel che scrivi la' dentro non e' tuo,
scrivi il meno possibile, scrivi poche informazioni personali, NON
METTERE MAI informazioni/foto su altri utenti o persone in generale,
evita di usare 'I like' e evita di usare applicazioni che diano
informazioni che non vuoi veramente dare (tutte quelle che dicono dove
sei, o che fai, o con chi sei). Qualsiasi cosa metti o pigi su facebook
da informazioni di te anche a chi ti vuole male (Stato compreso). Sii
sempre cosciente di quel che scrivi li'. Non dare amicizie a chi non
conosci. Cambia le preferenze per restringere agli amici la visibilita'
delle tue informazioni (ci sono vari tools javascript per fare questo in
automatico tramite booklet).
 
Nel servizio si poteva andare oltre e citare altri strumenti,
alternative e contromisure per proteggersi. Speriamo ci possano essere
successive puntate in cui questo potrà avvenire e che il servizio non
sia invece self-contained. Fermo restando che era ora che si iniziasse
a veicolare anche in televisione messaggi riguardanti la
centralizzazione delle informazioni, rischio censura e la questione
profilazione/pubblicità, saremmo felici di vedere nuove puntate ancora
più approfondite su questi temi.
 
E' strabiliante vedere come gli attacchi a questa puntata siano venuti
da quel sottobosco di blogger e tecnoentusiasti (ma tecnoignoranti) che
evidentemente si prendono molto sul serio, senza accorgersi che mentre
organizzano la loro vita online da un lato, dall'altro diventano un
prodotto su cui si specula e un bersaglio della repressione.
Insomma, la cosa sconvolgente non e' che abbiano trovato il servizio
brutto e malfatto (sarebbero opinioni), ma che lo abbiano attaccato
percependolo come un attacco ai loro totem e alla web economy. A nostro
giudizio, invece, sono state dette cose totalmente ovvie per chi lavora
su Internet, ma che evidentemente hanno infastidito chi usa caprinamente
e acriticamente il Web2.0. Per questo non comprendiamo la risposta di
Milena Gabanelli, che definisce "colti" coloro che vi hanno criticati,
difendendosi con l'affermazione che la trasmissione era comunque
destinata ad un pubblico più televisivo. Semmai è vero esattamente il
contrario e cioè che avete dato prova voi di esservi meglio documentati
(anche se con alcune carenze, come detto sopra).
 
Sicuramente per un utente medio di Internet sarebbe più facile e diretto
informarsi, ma ci viene da pensare che molti di loro non lo vogliano
nemmeno fare: non hanno tempo o voglia di cercare in Internet
informazioni sul loro giocattolino tanto amato. Il vostro servizio non
ha spalato merda su qualcosa, ma ha informato in modo abbastanza
corretto i cittadini. Ha messo un minimo di tarlo di critica verso degli
strumenti che la massa usa inconsapevole di molte cose.
 
Chi sguazza con certi strumenti, forse ergonomici, ma opachi all'utente
e parecchio pericolosi, mentre da un lato si alfabetizza all'uso di
Internet, dall'altro non fa quel passo in più che è necessario per
prendere consapevolezza del pericolo a cui espongono se stess*, e tutt*
noi di riflesso, usando certi strumenti o usandoli in un certo modo.
Perche' ignorano determinate questioni. Se siete interessati a
sviluppare queste tematiche, come speriamo, il vostro compito, adesso,
e' quello di informarli anche su cosa si puo' fare concretamente.
 
Infine, cara report, dato che hai mostrato con questa puntata
interesse per i temi a noi cari, ti invitiamo al prossimo hackmeeting
che si terrà a Firenze, per approfondire i temi affrontati e
continuare il lavoro di diffusione di consapevolezza sull'uso critico
degli strumenti informatici che quotidianamente utilizziamo.
 

Come si esce dalla società dei consumi

Come si esce dalla società dei consumi

La via è il Tao di Lao Tse….E’ al tempo stesso di più e di meno dell’etica così come la intendiamo in occidente. E’ una strada da inventare con l’aiuto di un maestro che forse non esiste. La via della decrescita è il ritorno della saggezza, e la saggezza non coincide con la ragione razionale.

  1.  
  2. La via della decrescita è un’apertura,un invito a trovare un altro mondo possibile. Questo altro mondo noi lo chiamiamo società della decrescita. L’invito è a viverci, qui e ora, e non in un ipotetico futuro, che, per quanto desiderabile, forse non vedremo mai. Questo altro mondo dunque sta anche in quello in cui viviamo oggi. Sta anche in noi. La via è anche uno sguardo, un altro sguardo sul nostro mondo, un altro sguardo su di noi.
  3. La via non è assicurata. Forse anche il Passaggio a Nord-Ovest per raggiungere il mondo dei sogni esiste soltanto in sogno. Ma la ricerca della via non è già la via? E’ possibile che alcuni, seguendo un maestro, l’abbiano già trovata? Forse, ma come saperlo?
  4. La via della decrescita è dunque prima di tutto una scelta. La decrescita scelta non è la decrescita subita. La via della decrescita è la via della semplicità volontaria? E’ anche la semplicità volontaria, ma non si esaurisce nell’etica della sobrietà. La via della decrescita è la rivoluzione economica e sociale? E’ anche la rivoluzione economica e sociale, ma non si riduce all’etica della resistenza, della rivolta e dell’insubordinazione.
  5. La via della decrescita è la strada della felicità? La via della decrescita è in ogni caso, una via di uscita dall’enorme decadenza generata dalla società della crescita . Una via d’uscita per recuperare la stima di se stessi. E’ la via per ricostruire una società decente. La società decente, dice il saggio, è una società che non umili i suoi membri. E’ una società che non produce rifiuti. La via della decenza è anche la common decency di George Orwell.
  6. La decenza comune significa avere ritegno, essere attenti, essere capaci di avere vergogna per quello che viene fatto al mondo e alle persone. La società della crescita è un mondo svergognato, un mondo in cui regna il disprezzo. E il desiderio di sfuggire al disprezzo è una aspirazione universale, (forse la sola veramente universale) che si realizza soltanto nelle società decenti. Un mondo decente forse non è un mondo di abbondanza materiale, ma è un mondo senza miserabili e senza brutture.
  7. La decrescita coincide con la lotta per la dignità degli zapatisti, con la “dignità ribelle”. La dignità esige che noi siamo noi stessi. Ma la dignità non vuol dire soltanto essere noi stessi. La dignità esiste soltanto se esiste l’altro. Perché noi siamo noi stessi soltanto in rapporto all’altro. E l’altro è altro in rapporto a noi. Dunque la dignità è uno sguardo. Uno sguardo su noi stessi che guarda anche l’altro, che a sua volta si guarda e ci guarda. La dignità dunque è riconoscimento e rispetto.
  8. La dignità è la lotta perché la dignità coincida con il mondo. Un mondo dove hanno posto tutti i mondi.
  9. Quando diciamo che la decrescita è un progetto politico, intendiamo che è anche un’etica, perché per noi, come per Aristotele, la politica non è concepibile senza un’etica, e viceversa, anche se è opportuno non confondere i due piani. Una politica che fosse soltanto un’etica sarebbe impotente o terroristica, ma una politica senza etica (come quella che viviamo soprattutto a partire dalla svolta degli anni novanta, dal grande balzo all’indietro neoliberale) vede il trionfo della banalità del male.
  10. L’etica della decrescita unisce disciplina personale e impegno nel mondo. Il ritiro dal mondo e la sola ricerca della perfezione individuale sono una forma di rifiuto dell’essere, come lo è l’impegno nel mondo senza la preoccupazione per la propria felicità. La militanza fine a se stessa è l’immagine speculare della guerra economica. Entrambe sono un rifiuto dell’essere. In nome del progresso distruggono la bellezza del mondo per inseguire la loro chimera. La fuga nel futuro, che sia l’avvenire radioso dell’utopia comunista o la redenzione in una trans umanità, è una negazione del presente e della condizione umana. La decrescita o sarà gioiosa o non sarà.
  11. La via della decrescita non è ne il rifiuto ne l’accettazione del mondo. E’ sia il suo rifiuto sia la sua accettazione. Bisogna rifiutare il mondo (immondo) dell’economia della crescita e accettare la vita come gioia.
  12. La decrescita è una accettazione dell’essere, e dunque dell’essere nel mondo e una testimonianza di gratitudine per il dono ricevuto della bellezza del cosmo. Il fatto di aver ricevuto questo dono forse è stato troppo trascurato, non soltanto dal puritanesimo rivoluzionario, ma anche dalla tradizione caritatevole cristiana.
  13. E’ vero che per quest’ultimo la natura è il dono primario. Non è sicuramente né la matrigna avara degli economisti, né la prostituta di Bacon, che bisogna asservire aggredendola.

Ma, a differenza di quanto avviene nelle tradizioni induista o buddista, nella tradizione cristiana la natura, creata per servire l’uomo, non partecipa della sua umanità. In Occidente, la visione cosmoteandrica di un San Francesco d’Assisi è rimasta marginale. Il cattolicesimo continua a muoversi su questa linea, come dimostra l’atteggiamento riservato, se non apertamente ostile, nei confronti degli adepti dell’undicesimo comandamento, “rispetta la natura in quanto creazione divina”. E l’antireligione marxista non è molto diversa.

  1. La via della decrescita è ecocentrica, ma è anche antropocentrica. Senza cadere in un integralismo ecocentrico, si può concepire un compromesso:l’uomo come “pastore dell’essere”, in una concezione che, seguendo Vittorio Lanternari, può essere definita “eco antropocentrica”. Testimoniare la compassione anche nei riguardi delle altre specie non è estraneo alla via della decrescita.
  2. In questo gli obiettori di crescita percorrono gli stessi sentieri dei popoli autoctoni, in particolare di quelli che venerano la Pachamama. La via della decrescita è quella del buon giardiniere, non quella del predatore. Il mito tecnico e prometeico di una artificializzazione dell’universo è una forma di rifiuto del mondo e dell’essere.
  3. La via della decrescita è anche quella della emancipazione e della conquista della autonomia. E’ la ricerca della libertà vera e non della sua caricatura, quella dell’edonismo sfrenato e senza regole proposto dalla pubblicità e dal marketing, e promossa dal nuovo spirito del capitalismo, falsamente gioioso e di fatto mortifero.
  4. Sostituire l’oppio del consumo sfrenato con l’otium, cioè con la “scuola”, quella dei greci, che indicava un “altrove”, libero da ogni preoccupazione di sopravvivenza, di lavoro e di mercato, riservato al tempo libero attivo, in cui il giovane individuo impara una sola cosa:”padroneggiare le proprie passioni”. La via della decrescita è un’uscita di emergenza dal vicolo cieco dell’immondializzazione. L’accettazione dell’essere non è una sottomissione all’esistente. Nella resistenza al consumismo, complice della banalità del male economico, l’obiettore di crescita trova la gioia di vivere.
  5. La via della decrescita è non violenta? Non è la via della violenza cieca, perché dalla violenza nasce solo violenza. Ma, anche se corroso dalla ruggine, il corsetto di ferro della modernità con tutta probabilità non si spezzerà da solo. Noi siamo i ribelli, i franchi tiratori della società della crescita. Siamo in agguato nella giungla delle imprese multinazionali. Siamo, alla nostra maniera, combattenti della quarta guerra mondiale contro l’ordine neoliberale.
  6. Noi siamo anche l’oasi nel deserto della società di mercato. Quando diciamo che esiste un altro mondo e che è in questo, intendiamo che si può e si deve vivere diversamente il presente. Noi cogliamo la possibilità di una fuoriuscita dall’economia, di una via di scampo verso una società e una civiltà emancipate e autonome.
  7. La via della decrescita è una utopia, una visione immaginaria del futuro: non una pura creazione mentale, ma una affermazione a partire dalla negatività del presente, dall’aberrazione di una società della crescita senza limiti. Ispirarsi a nuovi ideali ha già un suo peso sulla realtà di oggi, permettendo tra l’altro di esplorare le possibilità oggettive della loro realizzazione.
  8. La decrescita è un’arte di vivere. Un’arte di vivere bene, in accordo con il mondo. L’obiettore di crescita è anche un artista. Qualcuno per il quale il godimento estetico è una parte importante della sua gioia di vivere. L’etica della decrescita implica necessariamente un’estetica della decrescita. E tuttavia l’etica della decrescita non si riduce a un’estetica. Fare della propria vita un’opera d’arte non è l’obiettivo, ma uno dei risultati.
  9. La via della decrescita è un’ascesi. Limitandosi all’aspetto curativo e alla lotta contro la tossicodipendenza da consumismo, si può riprendere l’idea di Ivan Illich del “tecno digiuno”. La decrescita è un esercizio di emancipazione dalle protesi tecniche, una liberazione dalla servitù volontaria e un allenamento all’autonomia.
  10. La via della decrescita è una conversione di se stessi e degli altri. La conversione richiesta per realizzare la trasformazione sociale necessaria e desiderabile, presuppone che si crei un atteggiamento di accoglienza e di apertura a questo cambiamento. Questa educazione è, al tempo stesso, e indissolubilmente, sapere ed etica, resistenza e dissidenza.
  11. La via della decrescita non è ne moderna ne anti moderna. Noi inscriviamo pienamente il nostro progetto nel solco dell’illuminismo, o piuttosto della sua parte migliore, quella della emancipazione dell’umanità e della realizzazione di una società autonoma. Ma il progetto dei Lumi conteneva una terribile ambivalenza: se da una parte puntava a liberare l’uomo dalla soggezione alla trascendenza, alla tradizione e alla rivelazione, numi tutelari dell’Ancien Règime, dall’altra uno dei mezzi per realizzare quel progetto era il controllo razionale della natura attraverso l’economia e la tecnica. In questo modo, la società moderna è diventata la società più eteronoma della storia dell’umanità, sottomessa alla dittatura dei mercati finanziari e alla mano invisibile dell’economia, oltre che alle leggi della tecno scienza.
  12. L’artificializzazione del mondo finisce per compromettere l’identità stessa dell’essere umano. La realizzazione del progetto di autonomia attraverso la fuga in avanti tecno scientifica porta al transumanesimo. Oltrepassando le barriere biologiche che ci limitano, ci si vorrebbe emancipare dagli ostacoli legati al nostro condizionamento genetico.
  13. L’emancipazione attraverso la tecno scienza è una falsa emancipazione, ci mette in contrasto con la madre terra e rivela un rifiuto della realtà. La “negazione del suolo” che produce sradica l’uomo fino al punto di manipolare il suo corpo, di creare una minaccia forse mortale per la sua integrità e di farlo sparire nella transumanità vagheggiata dal bricolage delle nanotecnologie.
  14. Per questo il ritorno al locale ha un ruolo primario nel progetto della decrescita, in quanto ci lega alla madre terra contrapponendosi alla negazione della realtà insita nella crescita. La via della decrescita è riconquista della realtà e della terra che ne è il principio. Si tratta di abitare la terra come un territorio, un luogo di complicità e di reciprocità. Di ritrovare la nostra intimità con una dimensione originaria.
  15. La via della decrescita è quella della libera critica. E’ quella dell’autolimitazione e non dello scatenamento senza freni delle passioni tristi. La decrescita vuole riprendere il programma di emancipazione politica della modernità, affrontando le difficoltà che comporta la sua realizzazione.
  16. Se la decrescita e il progetto di costruzione di una società autonoma realizzano il sogno di emancipazione dei Lumi e della modernità, non lo fanno attraverso uno svincolamento dal legame con la natura e dal radicamento nella storia, ma al contrario riconoscendo la doppia eredità della nostra naturalità e della nostra storicità. Bisogna lottare contro l’illimitatezza dell’individuo e del suo rapporto con la natura che abbiamo preteso di creare. La via della decrescita è questa lotta.
  17. La via della decrescita è una emancipazione dalla religione della crescita. Richiede dunque necessariamente un “de-credere”. Bisogna abolire la fede nell’economia, rinunciare al rituale del consumo e al culto del denaro. Per alcuni teologi, la società della crescita poggia su una struttura di peccato. Contrariamente alla formula sventurata dell’enciclica Populorum progressio, lo sviluppo non è il nuovo nome della pace ma quello della guerra.
  18. Nella società della crescita non ci sarà mai più ne pace ne giustizia. Al contrario, una società della decrescita riporterà al proprio centro la pace e la giustizia. Non si vuole cadere nell’illusione di una mitica società perfetta in cui il male sarebbe sradicato definitivamente, ma inventare una società dinamica che affronta le sue inevitabili imperfezioni e contraddizioni dandosi come orizzonte il bene comune anziché l’avidità sfrenata. La via della decrescita non è una religione ne un’anti religione, è una saggezza.
  19. Per gli obiettori di crescita la ricerca della via è un dovere, ma non è un imperativo categorico di tipo kantiano, anche se noi facciamo nostro l’imperativo kantiano come riformulato da Hans Jonas: “ Agisci in modo che gli effetti della tua azione siano compatibili con la permanenza di una vita autenticamente umana sulla terra”. Il principio di responsabilità di Jonas è parte integrante dell’etica della decrescita.

 
 
 
 
 
 

Obsolescenza programmata

Obsolescenza programmata

Obsolescenza programmata, beni progettati per “scadere”. Elettrodomestici, apparecchi tecnologici, automobili… ma anche vestiti e utensili. Tutto è progettato per durare il meno possibile, perché il mercato deve essere in continuo movimento. Ma i consumatori cominciano a prendere coscienza e cercano strade alternative (come la decrescita felice proposta da Serge Latouche).
 
http://magazine.liquida.it/2011/01/03/lobsolescenza-programmata-i-beni-d...
http://www.fantascienza.com/delos/delos31/stocast.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Planned_obsolescence
http://www.pocacola.com/2006/06/08/il-trionfo-dellobsolescenza-programmata/
 

Come sopravvivere allo sviluppo

Come sopravvivere allo sviluppo

Continua il viaggio nel mondo della decrescita. Dopo Nicholas Georgescu-Roegen e Ivan Ilich, questa lunedì è la volta di Serge Latouche, Conosciuto per i suoi lavori di antropologia economica, Serge Latouche critica il concetto di economia intesa in modo formale, ossia come attività di mera scelta tra mezzi scarsi per poter raggiungere un fine. Questa sera parleremo del suo libro "Come sopravvivere allo sviluppo". La narrazione dello "sgocciolamento", ovvero di quel promesso fenomeno di distribuzione dei i benefici dello sviluppo dai paesi più ricchi a quelli che vengono definiti (per la prima volta dal presidente americano Trueman) paesi arretrati, si è oggi rivelata una beffa: il patrimonio di 84 persone, nel 2004, era pari al PIL della Cina. Lo sviluppismo, decantato dalle Nazioni Unite, a chi dovrebbe portare benefici e in che modo?

No Fly

No Fly

Un solo euro per volare in una capitale europea è una grande tentazione, ma qual è il reale prezzo di questi biglietti aerei e chi lo paga? Questa sera a Entropia Massima ne parleremo con alcuni rappresentanti di comitati di cittadini che, stanchi di non dormire, hanno cominciato a cercare. Le loro tristi “scoperte” ci parlano di un basso costo che nasconde un altissimo prezzo e chi paga è sempre la popolazione, soprattutto quella che non vola. Uno sviluppo così sprezzante e cieco riduce la nostra casa, la nostra terra e la nostra vita a nient’altro che un grande posacenere!

(tratto da Low Cost, quanto ci costi! - Millelire Stampa Alternativa)
 
Documenti scaricabili:
 
Dossier autoprodotto sull'aeroporto G.B. Pastine di Ciampino
Dossier di LEGAMBIENTE LAZIO
Libro: LOW COST QUANTO CI COSTI!
 

Tutte le puntate della stagione 2010/2011

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