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Aggiornamento dai presidi della Val di Susa

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C’era una volta un campeggio alla Piana, ma abbiamo anche altri piani.
Un ordine di problemi e qualche soluzione

Su quanto accaduto questa mattina, i fatti si commentano da soli. Nulla di più, nulla di meno. La prefettura di Torino fa le veci della politica e emette un’ordinanza. Il campeggio della Piana, previsto dal 30 luglio al 2 agosto, non si deve fare nei comuni di Susa e Bussoleno. All’ultimo, si sono resi conto che mancava anche Venaus e, poiché “troppo evocativo” a detta della polizia, hanno provveduto ad aggiungere Venaus nella lista dei comuni interdetti. Inizialmente hanno comunque tentato di cacciare le persone dal presidio di Venaus pur non avendo nulla di scritto o ordinato formalmente.

Non è la prima volta che si proclamano zone rosse, ma la prima volta che fisicamente viene schierata la celere al di fuori dei presidi per impedire di campeggiare, sostare o muoversi liberamente.
Comunque ci esprimiamo a favore del nuovo reato di Evocatività, speriamo venga inserito nel prossimo decreto sicurezza.

Non ci interessa in questa sede aggiungere nient’altro se non che il campeggio si farà e sarà più divertente di quello che potevamo prevedere.

Le lotte sociali e la battaglia contro il Tav ci hanno insegnato che a problemi ci sono sempre soluzioni e l’importante è tenere quel punto.
Dunque, andiamo avanti.
Prendiamo parola pubblicamente e iniziamo da qualche considerazione.

-I due compagni tedeschi fermati dopo la manifestazione del 25 luglio, sono oggi nel Carcere delle Vallette. A loro va il nostro pensiero e la nostra solidarietà. Li vogliamo liberi ora e vogliamo la polizia e gli operai di Telt fuori dalla Valle, dalla Terra e dal sistema solare.

-Il campeggio della Piana nasce su spinta del presidio di San Giuliano. Uno dei tanti luoghi di lotta che cercano di resistere al processo di espropri in corso. Il campeggio nasce anche come momento di informazione e condivisione su come la devastazione del Tav agirá nei terreni della piana di Susa. Non saranno certo delle ordinanze prefettizie a impedire che tutto ciò emerga.

-Di fronte gli attacchi vigliacchi della repressione, abbiamo un’unica soluzione: rilanciare. E allora ci prenderemo questi giorni per fare quello che volevamo fare e forse qualcosina in più. Giorni per conoscerci, discutere della guerra in corso e delle complicità che legano il Tav alla catastrofe guerrafondaia degli Stati e delle potenze di tutto il mondo. Giorni per parlare di autonomia energetica e come resistere di fronte lo scenario di crisi internazionale. Giorni per elaborare proposte e condividere sogni su come poter vivere meglio, su come poter rendere abitabili e vivibili i luoghi che amiamo e che resistono alla distruzione in corso del capitalismo. Giorni per parlare del Tav e unire la Val di Susa alle lotte globali, le lotte globali alla Val di Susa. Quello che sta succedendo stamattina è cio che accade quando si alza la testa, quando si resiste collettivamente ai progetti di morte e distruzione. Succede da 30 anni in Val di Susa, succede ovunque si lotti per cambiare lo stato delle cose.

-Chiediamo ai giornalisti o sedicenti tali, che se davvero vogliono parlare di quello che accade in Val Susa, chiedessero alle persone di Traduerivi la paura che hanno di essere l’ennesimo caso di tumore in valle.
Documentassero quello che accade tutti i giorni qui in Val di Susa e non solo quando la rabbia cresce e la violenza torna loro indietro.
Chiedessero agli abitanti e le abitanti delle borgate cosa ne pensano delle acque contaminate da Pifas e metalli pesanti.
Documentassero quello che accade a Oulx, là in frontiera, non troppi chilometri lontano da qui, dove le persone migranti ogni giorno fanno esperienza delle zone rosse per eccellenza che sono i confini.

-Chiediamo ai politicanti del governo e delle opposizioni continuare a fare quello che stanno facendo, sempre più sarà evidente l’inutilità e infamitá che li accompagna, a favore dei soldi di pochi contro gli interessi dei molti
Chiediamo a chi ci ascolta, a chi vive queste valli, di lasciar perdere le provocazioni di questi sciacalli e di venire a conoscersi, di unirsi in questa lotta, per chi vive oggi qui e per chi ci vivrà in futuro.

Oggi è il campeggio della Piana che si interfaccia con le zone rosse, domani sarà l’intera Susa e Bussoleno a essere invivibile, se veramente andranno avanti con questo progetto.

A sgomberi, zone rosse, jersey e militarizzazione rispondiamo con un sorriso e andiamo avanti nella lotta.

Ci vediamo intanto al presidio di Venaus. Se non ci lasciano nessuno spazio, noi saremo ovunque.