Climate strike a Roma, venerdì 16 ottobre 2026
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Le morti per il caldo di quest'estate, i tornado e le tempeste improvvise, la scarsità d'acqua, non sono imprevisti naturali, ma il sintomo delle politiche nazionali e sovranazionali di devastazione ambientale, sfruttamento della natura ed estrazione di risorse e vita dalla terra e dallə suə abitanti.
Con la speculazione finanziaria che ha preso d'assalto la nostra città negli ultimi anni, tra AirBnB, studentati di lusso e speculazioni immobiliari, le colate di cemento sono aumentate in maniera esponenziale, fino a ridurre al minimo le aree verdi, che non solo migliorano la qualità dell'aria e abbassano le temperature, ma che rappresentano anche, spesso e volentieri, spazi di incontro e socialità pubblici e gratuiti per il quartiere.
Questo processo predatorio ha esasperato le differenze sociali, la polarità tra il centro, vetrina turistica per milionari, e il margine, la periferia, sempre più sacrificata tra le opere di "rigenerazione" (leggi capitalizzazione) e il taglio strutturale dei fondi per le infrastrutture scolastiche, sanitarie e di sostegno sociale.
Ma a tutto questo esiste già un'alternativa: è portata avanti da tutte quelle persone, comitati, collettivi, centri sociali, associazioni e organizzazioni che ogni giorno lottano nei propri territori, quartieri, scuole e università e si difendono dalla devastazione che avanza imperterrita.
La città che vogliamo, verde, accessibile, sostenibile, transfemminista e comunitaria, esiste già nelle parole d'ordine di quelle lotte, che venerdì 16 riecheggeranno forti in piazza.
Lo stesso spazio che per le élite di padroni ultraricchi è terra di conquista, per lə suə abitanti è spazio di resistenza: ci vediamo il 16 in piazza, per pretendere a gran voce la giustizia ambientale e sociale che ogni giorno rivendichiamo nei luoghi che attraversiamo.
Contro la loro devastazione difendiamo la vita.
Ci vediamo allo strike

