Assemblea ai Castelli romani contro l'arresto di Peppe e Mirella
Registrazione dell'assemblea che si è tenuta ai castelli romani contro un'ennesima operazione polverone che ha portato all'arresto di diversi militanti appartenenti al collettivo dei Castelli Romani. Arresti avvenuti su fantomatiche dichiarazioni di pentiti.
Questo aggrava ancora di più la situazione in carcere di Giuseppe Galluzzi e Mirella Varroni.
In una casa sul litorale di Torvaianica, di proprietà dei genitori di Mirella Varroni, vengono ritrovati nell’aprile del 1978 alcuni borsoni contenenti diverse armi da fuoco, prontamente denunciati dal padre, alle forze dell’ordine. Le indagini condotte portano all’incriminazione della figlia e del suo fidanzato, Giuseppe Galluzzi (resisi entrambi latitanti), accusati insieme ad altri otto esponenti del collettivo di cospirazione politica mediante associazione, banda armata, detenzione e ricettazione di armi. L’operazione viene bollata immediatamente come una provocazione, tesa a stroncare una realtà che, organizzatasi nell’ambito dei Comitati autonomi operai romani, ha condotto negli anni numerose lotte per l’autoriduzione delle bollette, sulla questione abitativa e dei trasporti, con gli studenti delle scuole superiori e gli operai delle fabbriche operanti nella zona. In particolare viene sottolineata l’inconsistenza delle accuse, considerato che il luogo del ritrovamento delle armi è incustodito per la maggior parte dell’anno e per chiunque sarebbe stato facile introdurvisi e depositarvi i borsoni. Né, si argomenta, sarebbero stati intelligenti i militanti incriminati, se avessero scelto come arsenale un luogo facilmente riconducibile a uno di loro. Su queste basi viene condotta una campagna in solidarietà agli arrestati, che passa per la nascita di un comitato per la loro liberazione, cui partecipa anche la sezione di Albano del Psi, in polemica con quella del Partito comunista, e l’organizzazione di momenti di controinformazione sulla vicenda. L’iter processuale si concluderà nel 1981 con la condanna rispettivamente a quattro e cinque anni e mezzo di carcere per Mirella Varroni e Giuseppe Galluzzi, arrestati l’anno precedente, e l’assoluzione per i restanti membri del collettivo, essendo nel frattempo venuta meno l’imputazione per cospirazione politica e banda armata.

