Radio Africa: Benin, Gibuti, Sudan
Benin: il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Romuald Wadagni, candidato di maggioranza e grande favorito alle elezioni, è stato eletto presidente con il 94,05% dei voti. Romuald Wadagni succede a Patrice Talon, che si dimette dopo due mandati quinquennali, in conformità con la Costituzione. Durante il suo mandato, il Benin ha vissuto un boom economico, ma anche un aumento dell’insorgenza jihadista nel nord e una stretta sulle libertà civili. La maggioranza della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e la crescita economica non è stata accompagnata da una redistribuzione del reddito.
Gibuti: Il presidente di Gibuti, Ismail Omar Guelleh, è stato rieletto, come prevedibile, con il 97,81% dei voti per un sesto mandato, dopo oltre 25 anni al potere, il capo dello Stato è stato riconfermato. Alla guida del Paese dal 1999, Guelleh ha saputo sfruttare con successo la sua posizione geografica strategica – affacciata sullo Stretto di Bab el-Mandeb, attraverso il quale transita gran parte degli scambi commerciali tra Asia e Occidente – in un Corno d'Africa altrimenti travagliato e teatro di lotte per l'influenza straniera.
Sudan: il 15 aprile ricorre l’anniversario dell’inizio della guerra in Sudan che entra nel quarto anno, una guerra controrivoluzionaria, una guerra per il potere, una guerra che s’inserisce in un quadro regionale di instabilità crescente che alimenta il conflitto. Dopo tre anni lo scenario più probabile è quello di una guerra di logoramento senza vincitori, con la progressiva stabilizzazione di due entità parallele. Il conflitto sudanese è ormai strettamente intrecciato con le dinamiche geopolitiche del Mar Rosso e del Corno d’Africa, in questi tre anni la guerra ha provocato una catastrofe con un numero imprecisato di morti, tra i 150.000 e i 200.000, secondo le stime più accreditate.

