Fermare il DDL Antisemitismo
Giovedì 30 luglio ore 21 Incontro online promosso da Rete #NOBAVAGLIO sul DDL Antisemitismo, si parlerà di come difendere la libertà di parola e contrastare ogni deriva autoritaria nel Paese. Per partecipare e ricevere il link di meet è necessario mandare una mail (oggetto: incontro 30 luglio) a nobavaglioprenotazioni@gmail.com
Ne parliamo dai microfoni della radio con Clara Habte giornalista della Rete NoBavaglio
di seguito l'appello:
La Rete #NoBavaglio esprime forte preoccupazione e contrarietà rispetto al disegno di legge sul contrasto all'antisemitismo, alle ultime battute dell'iter in Commissione Affari Costituzionale alla Camera, che rischia di essere approvato nel silenzio generale senza alcuna possibilità d'intervento rispetto al testo licenziato dal Senato lo scorso marzo. Un golpe estivo che restringerà ancora di più lo spazio civico in Italia e comprometterà la libertà d'espressione e di dissenso. Ci appelliamo a tutte le forze democratiche affinchè intervengano per scongiurare l'ennesima legge bavaglio e un'ulteriore deriva autoritaria nel nostro Paese. Il provvedimento, nella versione attuale, recepisce integralmente la definizione di antisemitismo dell'IHRA, inclusi gli indicatori applicativi, introducendo un margine interpretativo così ampio da poter colpire non solo la libertà d'espressione, ma anche il lavoro di associazioni, ONG e gruppi della società civile che documentano violazioni dei diritti umani e criticano le politiche del governo israeliano. Una norma formulata in questo modo rischia di trasformarsi in uno strumento di limitazione del dissenso, con effetti diretti sul giornalismo, sull'attivismo e sulla ricerca indipendente. Sarebbe infatti stata sufficiente la Legge Mancino (Legge 25 giugno 1993, n. 205), che sanzione e punisce penalmente l'incitamento all'odio e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, inclusi quelli di matrice antisemita. Ma visto l'iter ormai avviato chiediamo a tutte le forze democratiche in Parlamento di battersi affinchè venga adottata nel ddl la definizione della Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA), che distingue in modo netto l'antisemitismo dalle critiche legittime allo Stato di Israele, a differenza di quella ambigua dell'IHRA attualmente prevista. Rischio di censura online e interventi discrezionali dell'AGCOM . L'attuale formulazione, combinata con i poteri ampliati dell'AGCOM e con le recenti pressioni politiche, apre inoltre la strada a censure online, oscuramenti selettivi, richieste di rimozione contenuti e procedimenti amministrativi contro piattaforme, media indipendenti e utenti che esprimono critiche politiche legittime. L'assenza di criteri chiari e di garanzie procedurali potrebbe consentire interventi discrezionali, con un impatto diretto sulla libertà di stampa digitale, sulla circolazione delle informazioni e sulla possibilità di documentare violazioni dei diritti umani. Un simile scenario rappresenterebbe un precedente gravissimo nel panorama europeo. Per questo chiediamo con forza a tutte le forze democratiche di intervenire immediatamente, emendare il testo e adottare una definizione di antisemitismo chiara, rigorosa e rispettosa dei diritti fondamentali, come ha fatto il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti il 31 marzo 2026, scegliendo di non utilizzare più la definizione IHRA e di adottare la Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA). La JDA, redatta da studiose e studiosi di fama internazionale, distingue in modo netto l'antisemitismo dalle critiche legittime allo Stato di Israele, evitando le confusioni che negli ultimi anni hanno generato pressioni, intimidazioni e tentativi di censura verso giornalisti, attivisti, ONG e realtà della società civile. La decisione dell'Ordine dei giornalisti è un atto coraggioso e coerente con la difesa della libertà di informazione, del pluralismo e dei diritti umani. Il Parlamento sta invece procedendo nella direzione opposta: il testo attuale presenta gravi ambiguità, ampia discrezionalità applicativa e nessuna clausola esplicita che separi la critica politica dalla discriminazione identitaria. Le preoccupazioni espresse da Amnesty International Italia, da numerose ONG, da organizzazioni come BDS e da personalità ebraiche autorevoli non possono essere ignorate. Esperienze internazionali come documentato da Amnesty nel caso dell'Austria mostrano che l'uso politico della definizione IHRA può portare a censure, autocensura, restrizioni alla libertà accademica e ostacoli all'attività delle organizzazioni per i diritti umani.
La Rete #NOBAVAGLIO chiede al Parlamento di ascoltare le voci indipendenti che hanno sollevato allarmi fondati e avviare una pausa di riflessione. L'Italia non deve diventare il primo Paese dell'Unione europea ad adottare una norma che rischia di comprimere la libertà di parola, di stampa e di critica politica, in contrasto con gli standard internazionali di tutela dei diritti umani. La lotta all'antisemitismo è un dovere assoluto. Ma deve essere condotta con strumenti chiari, non discriminatori e pienamente rispettosi delle libertà fondamentali. La decisione dell'Ordine dei giornalisti indica la strada giusta: difendere i diritti senza sacrificare la democrazia e la lotta a qualsiasi forma di intolleranza, discriminazione e razzismo.

