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Palestina

Libera la scuola, boicotta le banche complici del genocidio palestinese

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Nell'ultimo anno scolastico appena concluso abbiamo assistito al consolidarsi e inasprirsi di tendenze già attive prima del governo Meloni di trasformazione della scuola pubblica in senso repressivo e autoritario. Abbiamo cercato di rintracciare alcuni nodi determinanti che individuiamo nelle Nuove Indicazioni ministeriali per il primo ciclo e per i licei, nella riforma dei tecnici e dei professionali, nell'approvazione del "consenso informato", in un clima generale di repressione del dissenso e del pensiero critico che colpisce studenti e lavoratrici e lavoratori della scuola. Il tema che ha reso estremamente visibile tutto questo è la solidarietà con la resistenza e la popolazione palestinese. Da qui, nella seconda parte, con una compagna di Bds Roma, abbiamo parlato della presenza di Leonardo Spa nelle scuole di Roma in particolare, che non è che uno dei campi dove è visibile la complicità al genocidio di Gaza: presentiamo così l'ultima in ordine di tempo della campagne di boicottaggio lanciata da BDS: Banche complici.

Nella prima parte sentirete le voci di Alessandra Gissi, docente di storia contemporanea a L'Orientale di Napoli e membre della Società Italiana delle Storiche, di una operatrice dell'associazione Scosse, di studenti del Liceo Machiavelli di Firenze, Righi e Caravillani di Roma, di Mamme in piazza per la libertà di dissenso di Torino e dell'Osservatorio contro la militarizzazione e dell'università.

 

La finanza è complice del genocidio palestinese, boicotta le banche

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 Bds Italia promuove la campagna Banche complici, un'iniziativa di pressione focalizzata su tre grandi banche, UniCredit, IntesaSanpaolo e BNL BNP Paribas - anche se gli istituti coinvolti sono molti di più - che registrano il maggior coinvolgimento in operazioni che supportano la colonizzazione, l'apartheid, lo sfollamento e il genocidio nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Presentiamo la campagna con un'attivista di Bds Roma

Roma: l'udienza in Cassazione per Anan di oggi 2 luglio

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Dopo che il tribunale de L'Aquila aveva respinto il ricorso contro la decadenza del
"permesso di soggiorno e status di tutelato politico", lo stesso è stato presentato in Cassazione, stamani l'udienza dove l'avvocata generale della Cassazione (rappresentante del pubblico ministero) ha dichiarato che nessuno può essere mandato in un paese dove rischia la vita, concordando quindi con la difesa. Si aspetta il pronunciamento della Corte

Germania: prolungato il processo a Ulm5, attivist* per la Palestina

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Continua la persecuzione della Giustizia tedesca a* 5 attivist* per la Palestina denominati dalla stampa Ulm5. Il processo è arrivato ieri alla nona udienza ed è stato prolungato con la previsione di altre 29 sedute fino a gennaio. Nel frattempo Ulm5 continuano a subire il carcere duro in 5 carceri diversi ed il processo si celebra senza il rispetto dei diritti degli imputati: la giudice continua a negare al gruppo degli avvocati e delle avvocate di stare fisicamente vicino alle persone assistite che hanno diritto alla comunicazione confidenziali con chi le difende, le cinque persone partecipano alle udienze dietro un vetro e ammanettate. Continua la mobilitazione solidale

Per tutte le informazioni: https://ulm5.info/en/

Per scrivere lettere alle persone incarcerate: https://ulm5.info/en/page/letter-writing-guidelines

Sardegna per la Palestina

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In collegamento con un compagno dell'Associazione Amicizia Sardegna Palestina, che ci ricorda che il genocidio non è mai finito, parliamo delle iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese. Di seguito il comunicato dell'Associazione:

Oggi la terra che chiamiamo Palestina è a rischio di cancellazione: la sua cultura, la sua arte, i suoi pensieri, le sue parole, il suo lavoro, le storie dei suoi abitanti. Persone umane, come noi su questo pianeta. Esporre la bandiera della Palestina significa ricordare che a morire sono persone comuni: lavoratrici e lavoratori, medici, artisti, scrittori, giornalisti, musicisti. Persone che non potranno salire su nessun palco, che non potranno più lavorare, curare, insegnare, creare, né affacciarsi a una finestra. E tra i sopravvissuti ci sono sfregiati, mutilati, invalidati a vita, costretti a mendicare, umiliati dalla continua esposizione della propria tragedia. La negazione del genocidio e la violazione dell'obbligo morale e giuridico di prevenirlo rendono complici , in coscienza, di ogni affamamento, di ogni uccisione, di ogni violenza subita dalla popolazione palestinese. E rendono corresponsabili, per le stesse ragioni, le istituzioni che vedono in quella terra un luogo da amministrare e gestire secondo i propri interessi. C'è chi insegue giustificazioni riconducibili alla religione, alla cultura, alla civiltà; chi arriva persino a rifugiarsi nelle peggiori letture razziali ed etniche, degradando l'essere umano a una categoria da classificare; chi reclama un diritto alla difesa contro un popolo senza esercito, negandogli ogni diritto alla resistenza. Ma la causa principale di questa tragedia non è nuova alla storia: è l'imperialismo. L'uso della forza per assoggettare territori e persone, colonizzare, appropriarsi delle risorse della terra, recintare la proprietà, esercitare suprematismo. La Palestina ci mette davanti a questa verità , perchè fa crollare quel castello di carte sul quale si reggono i privilegi di una parte piccolissima dell'umanità, costruiti trasformando la vittima in una minaccia da eliminare nel nome di false bandiere. L'estensione del diritto internazionale ci ha portati a questa resa dei conti. Siamo tutti cittadini del mondo, ma non siamo uguali davanti al potere economico. L'iniquità rende ciascuno sacrificabile. La Palestina ci riguarda perchè la sua storia è intrecciata alla nostra. E' la periferia da riportare al centro. Non riguarda soltanto chi vi abita. Quando una parte dell'umanità viene dichiarata sacrificabile, è l'umanità stessa a essere messa in discussione. Per questo siamo tutte e tutti palestinesi. E lo siamo perchè chiediamo la giustizia che precede la pace. Lo siamo perchè la neutralità si trasforma in indifferenza quando parifica vittime e carnefici, stupratori e violentati, occupanti e occupati, oppressori e oppressi. Urlanti e ammutoliti. Per questo ti chiediamo di unirti a noi esponendo la bandiera palestinese in ogni casa, in ogni palco, in ogni spazio libero, come segno di solidarietà con la popolazione civile palestinese e con la sua lotta per la liberazione.

Associazione Amicizia Sardegna Palestina

Intervista a studente palestinese

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Abbiamo ascoltato la testimonianza diretta di Sara Awad sui 60 studenti bloccati a Gaza da settembre 2025 nonostante abbiano vinto una borsa di studio, mai evacuati perché una settimana fa il requisito per lasciare la striscia di Gaza è di acquisire un livello B2 di lingua italiana, sotto una guerra genocida che dura da oltre due anni.

Roma: la prepotenza di Leonardo contro due manifestanti

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Nel dicembre 2024 alcun* compagn* portano la protesta fin dentro la sede della Leonardo di via Tiburtina, con un piccolo corteo interno, per denunciare la corresponsabilità della spa a controllo pubblico con il genocidio a Gaza e l'economia di guerra. Due mesi dopo, le guardie private di Leonardo denunciavano per "turbativa di possesso" due delle persone che avevano partecipato alla manifestazione. La Leonardo si è costituita parte civile e richiede alle due persone centocinquantamila euro di danni. Ne parliamo con la compagna sotto processo

Le iniziative per la Palestina del fine settimana

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Continuano in tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli paesi, iniziative al fianco della popolazione palestinese, proteste, cortei, raccolte fondi, iniziative per far prendere posizione alle istituzioni e denunce di complicità...