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Palestina

La strumentalizzazione dell'attentato al pride di Berlino

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Sabato 25 luglio, verso le 22, un furgone ha investito una trentina di partecipanti del Christopher Street Day, il Pride istituzionale di Berlino e ucciso una donna. Dopo poche ore la polizia ha ucciso Abdul Ballout, un ragazzo di nazionalità tedesca e origine libanese, sotto osservazione da parte delle forze dell'ordine tedesche perché ritenuto un simpatizzante dell'Isis. Questo ha scatenato una narrazione mediatica che ha varcato i confini tedeschi per essere molto presente anche in Italia, una narrazione islamofobica e contro i movimenti lgbtiq che sostengono la causa palestinese, parlando di valori occidentali e dimenticando le vite queer. Fra l'altro, in contemporanea al pride ufficiale, si svolgeva in un altro quartiere di Berlino l'Internationalist Queer Pride,una manifestazione costruita dal basso che sostiene le lotte palestinese e delle persone razzializzate fortemente represso dalle forze dell'ordine.

Ne parliamo con un'esponente della Brigata transfemminista di Berlino e con un'altra compagna della città tedesca

Foto di Zaira Biagini

Fermare il DDL Antisemitismo

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Giovedì 30 luglio ore 21 Incontro online promosso da Rete #NOBAVAGLIO sul DDL Antisemitismo, si parlerà di come difendere la libertà di parola e contrastare ogni deriva autoritaria nel Paese. Per partecipare e ricevere il link di meet è necessario mandare una mail (oggetto: incontro 30 luglio) a nobavaglioprenotazioni@gmail.com

Ne parliamo dai microfoni della radio con Clara Habte giornalista della Rete NoBavaglio

di seguito l'appello:

La Rete #NoBavaglio esprime forte preoccupazione e contrarietà rispetto al disegno di legge sul contrasto all'antisemitismo, alle ultime battute dell'iter in Commissione Affari Costituzionale alla Camera, che rischia di essere approvato nel silenzio generale senza alcuna possibilità d'intervento rispetto al testo licenziato dal Senato lo scorso marzo. Un golpe estivo che restringerà ancora di più lo spazio civico in Italia e comprometterà la libertà d'espressione e di dissenso. Ci appelliamo a tutte le forze democratiche affinchè intervengano per scongiurare l'ennesima legge bavaglio e un'ulteriore deriva autoritaria nel nostro Paese. Il provvedimento, nella versione attuale, recepisce integralmente la definizione di antisemitismo dell'IHRA, inclusi gli indicatori applicativi, introducendo un margine interpretativo così ampio da poter colpire non solo la libertà d'espressione, ma anche il lavoro di associazioni, ONG e gruppi della società civile che documentano violazioni dei diritti umani e criticano le politiche del governo israeliano. Una norma formulata in questo modo rischia di trasformarsi in uno strumento di limitazione del dissenso, con effetti diretti sul giornalismo, sull'attivismo e sulla ricerca indipendente. Sarebbe infatti stata sufficiente la Legge Mancino (Legge 25 giugno 1993, n. 205), che sanzione e punisce penalmente l'incitamento all'odio e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, inclusi quelli di matrice antisemita. Ma visto l'iter ormai avviato chiediamo a tutte le forze democratiche in Parlamento di battersi affinchè venga adottata nel ddl la definizione della Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA), che distingue in modo netto l'antisemitismo dalle critiche legittime allo Stato di Israele, a differenza di quella ambigua dell'IHRA attualmente prevista. Rischio di censura online e interventi discrezionali dell'AGCOM . L'attuale formulazione, combinata con i poteri ampliati dell'AGCOM e con le recenti pressioni politiche, apre inoltre la strada a censure online, oscuramenti selettivi, richieste di rimozione contenuti e procedimenti amministrativi contro piattaforme, media indipendenti e utenti che esprimono critiche politiche legittime. L'assenza di criteri chiari e di garanzie procedurali potrebbe consentire interventi discrezionali, con un impatto diretto sulla libertà di stampa digitale, sulla circolazione delle informazioni e sulla possibilità di documentare violazioni dei diritti umani. Un simile scenario rappresenterebbe un precedente gravissimo nel panorama europeo. Per questo chiediamo con forza a tutte le forze democratiche di intervenire immediatamente, emendare il testo e adottare una definizione di antisemitismo chiara, rigorosa e rispettosa dei diritti fondamentali, come ha fatto il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti il 31 marzo 2026, scegliendo di non utilizzare più la definizione IHRA e di adottare la Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA). La JDA, redatta da studiose e studiosi di fama internazionale, distingue in modo netto l'antisemitismo dalle critiche legittime allo Stato di Israele, evitando le confusioni che negli ultimi anni hanno generato pressioni, intimidazioni e tentativi di censura verso giornalisti, attivisti, ONG e realtà della società civile. La decisione dell'Ordine dei giornalisti è un atto coraggioso e coerente con la difesa della libertà di informazione, del pluralismo e dei diritti umani. Il Parlamento sta invece procedendo nella direzione opposta: il testo attuale presenta gravi ambiguità, ampia discrezionalità applicativa e nessuna clausola esplicita che separi la critica politica dalla discriminazione identitaria. Le preoccupazioni espresse da Amnesty International Italia, da numerose ONG, da organizzazioni come BDS e da personalità ebraiche autorevoli non possono essere ignorate. Esperienze internazionali  come documentato da Amnesty nel caso dell'Austria  mostrano che l'uso politico della definizione IHRA può portare a censure, autocensura, restrizioni alla libertà accademica e ostacoli all'attività delle organizzazioni per i diritti umani.

La Rete #NOBAVAGLIO chiede al Parlamento di ascoltare le voci indipendenti che hanno sollevato allarmi fondati e avviare una pausa di riflessione. L'Italia non deve diventare il primo Paese dell'Unione europea ad adottare una norma che rischia di comprimere la libertà di parola, di stampa e di critica politica, in contrasto con gli standard internazionali di tutela dei diritti umani. La lotta all'antisemitismo è un dovere assoluto. Ma deve essere condotta con strumenti chiari, non discriminatori e pienamente rispettosi delle libertà fondamentali. La decisione dell'Ordine dei giornalisti indica la strada giusta: difendere i diritti senza sacrificare la democrazia e la lotta a qualsiasi forma di intolleranza, discriminazione e razzismo.

I miserabili

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Dalla prefazione di Victor Hugo a "I miserabili" e le descrizioni del  protagonista che esce dal carcere ancora con un odio non placato, alle proteste contro il disegno di legge recante "modifiche in materia di imputabilità del minore" delle associazioni, psichiatr, psicoanalist, operator sociali e di chi per le persone adolescenti vuole ascolto, relazione, spazi che possano essere vissuti per potersi narrare, per condividere e affrontare dubbi e paure. Tornando poi alle righe di Miller sull'errore del reprimere senza modificare le cause del disagio. 
A fianco di Margherita del San Raffaele di Milano e alla sua/nostra lotta contro la mercificazione della salute.
A fianco dei palestinesi per la fine dell'appoggio dell'Italia al genocidio, martedì 28 e giovedì 30 luglio in presidio a piazza Capranica.

Cisgiordania:si teme un'escalation, 6 morti in poche ore

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Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto dalla Palestina, ci informa di una situazione allarmante delle ultime ore nel distretto di Nablus, in Cisgiordania, dove, a causa di raid di coloni, in poche ore sono stati uccisi sei palestinesi. La situazione è resa ancor più drammatica dalle dichiarazioni di ministri del governo di Israele che chiamano azioni durissime il che fa temere un'escalation in un clima di campagna elettorale tutto giocato sui temi della sicurezza dalla destra al governo. In questo clima possiamo leggere anche l'ennesimo bliz di Ben Gvir che ieri si è presentato con nazionalisti ultrareligiosi e coloni sulla Spianata delle Moschee per la quale si minaccia in modo ripetuto la ricostruzione del Tempio. Rimane intanto gravissima la situazione della Striscia di Gaza dove Israele sta costruendo una barriera in corrispondenza della linea gialla e dove continuano ogni giorno bombardamenti, cannoneggiamenti, demolizioni che accompagnano la situazione umanitaria disastrosa.

Torino: minorenni da 6 mesi in carcere per i cortei per la Palestina

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A gennaio 2026 vengono arrestati a Torino 6 ragazzi, tra i 16 e i 18 anni, tutti con background migratori, per le manifestazioni per la Palestina del 3 ottobre, i capi di imputazione i soliti delle manifestazioni (resistenza e danneggiamento) eppure si sono già fatti 6 mesi chi al carcere minorile, chi in una comunità in alcuni casi senza poter frequentare la scuola: ieri 14 luglio,  l'udienza per due di loro per i quali è stata deciso un anno di messa alla prova, domani 16 luglio dovranno presentarsi in tribunale gli altri.

Parliamo con una compagna di Torino per Gaza che ha organizzato presidi davanti al tribunale

Roma: la gogna a un insegnante che invita gli studenti a restare umani

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Un docente del liceo Vivona a esami di stato conclusi scrive una lettera alla classe appena diplomata, posizionando il momento nella storia con la menzione del genocidio di Gaza e l'invito a restare umani, parte la gogna lanciata dal quotidiano Il tempo e l'ispezione dell'Ufficio scolastico regionale.

Ne parliamo con Marina Boscaino che ne ha scritto su Il fatto quotidiano. Qui trovate l'articolo che riporta anche la lettera del docente