Ascolta lo streaming di Radio Onda Rossa

Siete all’ascolto di Radio Ondarossa è il 24 maggio del 1977

Data di trasmissione
Durata

Ci troviamo all'interno degli studi di Radio Ondarossa e vogliamo fare una trasmissione per spiegare a chi ci ascolta come è nata questa radio, che tipo di esigenze ci stanno dietro e materialmente come l’abbiamo costruita. Qui in studio siamo un gruppo di compagni alcuni che ci hanno lavorato e altri che ci hanno lavorato non sono ancora presenti alcune arriveranno, altri non potranno arrivare perché come Raul Ottavani sono in carcere.

Pensavamo di trovare più difficoltà di quello che abbiamo trovato. Innanzitutto, ci siamo scontrati con il problema economico, di come potere far funzionare una radio che avrebbe scatenato repressione e che quindi avrebbe dovuto avere necessità tecniche tali da poter stare dietro a tutte le esigenze ed essere all'altezza di poter reggerle tutti i boicottaggi e intralci. In effetti questo problema ci è stato alleviato dal fatto che abbiamo trovato una compagna che ci ha messo a disposizione con un prezzo politico, un appartamento qui a San Lorenzo, che noi abbiamo rimesso tutto a posto e completamente strutturato senza per questo dover spendere dei soldi. Abbiamo fatto ognuno come compagni, come lavoratori, chi nel suo campo, chi in campi che non erano i suoi, si è dato il fare per costruire questa radio. Questa prima difficoltà sotto questo punto di vista l'abbiamo superata.  L'orizzonte che ci si apriva rispetto al come gestirle, l'abbiamo più o meno impostato con i collettivi che frequentavano qui i compagni di San Lorenzo: chi stava al mixer, chi stava qua fisso, come si potranno fare le trasmissioni. Questa radio secondo noi deve diventare una voce veramente fedele di tutte quelle che sono le lotte proletarie, con tutti i temi e le contraddizioni. Una radio legata realmente alle lotte, non una radio di rompicazzi che si mettevano appunto vicino al microfono e che poi volevano dare una visione del movimento operario a partitini, intellettualoidi e roba simile. Quindi questa difficoltà dell'appartamento per noi è stata una cosa molto buona perché abbiamo potuto cominciare a lavorare subito e in questo tipo di lavoro si è vista veramente già il tipo di prospettiva su cui nasceva questa radio: ogni compagno che poteva si è messo a lavorare, a partecipare concretamente mattone su mattone. Tecnicamente anche se non ha forse tutte le caratteristiche di una radio commerciale, è una radio che non ha nulla da invidiare a nessuno perché praticamente con tutto il lavoro che i compagni sta facendo stiamo cercando di farla funzionare molto bene.

Per quanto riguarda poi il trasmettitore, nella mente di tutti quanti i compagni che hanno dato vita a questa radio non c'era assolutamente l'idea di comprare. La parola comprare per noi era quasi abolita, nel senso che ognuno di noi pensava più o meno di costruire qualcosa e poteva farlo, a portare quello che c'era a casa, a rimedire in altri mezzi. Per esempio, noi qua abbiamo la moquette, che uno che pensa hanno messo la moquette in tre stanze chissà quanto hanno speso. Invece abbiamo avuto un compagno che aveva il padre che costruiva le case e questo figlio gli ha fregato la moquette. Nel senso che parliamo del compagno Marcello del Trullo e della compagna Paola che questo padre in cambio di recuperare l’amore perduto della figlia ha contribuito malvolentieri con questa moquette. Quindi praticamente molti apparecchi siamo riusciti a procurarceli da noi: i registratori, i giradischi, dei televisori. Invece per quanto riguarda il prezzo che abbiamo dovuto sostenere per il trasmettitore, su questo abbiamo usato questo metodo, cioè lavoriamo tutti quanti, chi ha potuto mettere, ha messo quanto poteva mettere, gli altri alcuni compagni hanno firmato delle cambiali che stanno ancora pagando pensando che sicuramente più o meno questi soldi l'avremmo recuperati. Facendo un bilancio più o meno fino ad ora c’è costata circa dieci milioni e mezzo. Dobbiamo rientracce anche delle spese di manutenzione che sono ridotte proprio al vivo. Qua nessun compagno non solo non prede soldi, ma non prende neanche il rimborso delle spese.

Abbiamo usato un livello di collaborazione che per noi è fondamentale anche per il tipo di radio: non siamo d'accordo che chi lavora qua dentro vede questa radio come un strumento di una organizzazione burocratica o come un ufficio che viene qua, dice allora io per lavorare voglio che tu mi dai delle tranquillità. Noi diciamo che qua è rabbattato in senso positivo, cioè ogni compagno quello che può portare apporta. Solo l'idea che qualcuno possa venire qua e fregarsi qualche disco, o qualche cassetta, per noi è una cosa che ci fa imbestialire. Ci sono compagni che lavorano, che hanno moglie, figlie, e che per il periodo in cui abbiamo costruito la radio, circa due o tre mesi, tutti i sabati venivano a lavorare qua. Per esempio, Carlo anche quando ero disoccupato che ha fatto settimane intere. Praticamente il lavoro c'era perché abbiamo dovuto fare anche parecchi lavori in muratura, perché l'appartamento l'abbiamo dovuto rimettere tutto quanto apposto da capo. Non è che sono stati fatti lavoretti, sono stati fatti lavori in grande. Anche una parte della regia, l'abbiamo tappezzata, imbottita e insonorizzata.  

Vanno ricordati i compagni che ci hanno lavorato più degli altri: Raul che ora sta in galera purtroppo, Claudio dell’Enel come elettricista e non solo poi Daniele del Policlinico, Aldo per esempio che ha messo tutta la tappezzeria, la moquette che è un proletario qui di San Lorenzo; Carlo che fa il muratore, Lorenzo che ha fatto il manovale, ma non solo, Ciccio che ha fatto male il manovale. Alvaro come tecnico elettricista, Sergio malgrado faccia il professore di matematica ha fatto il tecnico elettronico, vari portantini del Policlinico che hanno sverniciato le finestre, rimesso le finestre. Giovanni e i fabbri che ci hanno fatto le cose in ferro, poi i falegnami e Donato che hanno fatto il bancone della regia, Renato che ha fatto il cancello per non far entrare inopportuni.

Quello che ci preme sottolineare è che questi del PCI o altri così, a livello qualunquista la prima cosa che si sono chiesti è: ma chi gli ha dato i soldi. Ma chi si domanda queste cose dovrebbe sapere bene chi dà i soldi alle organizzazioni che si richiamano ai lavoratori, sono gli stessi lavoratori. Loro non se lo ricordano più l’autofinanziamento da parte dei compagni perché sono tutti rimborsati. Non sono più abituati a cacciare i soldi di tasca proprio come faccio io. Fare attività politica sono anche 50 mila lire: se uno si è messo in testa di costruire un qualche cosa, è chiaro che se non ha i soldi si deve autofinanziare.

Noi la radio l’abbiamo tirato su, abbiamo ancora i debiti da pagare, se gli ascoltatori che vogliono che questa radio continui a parlare per loro e vada davanti sono invitati a versare dei contributi attraverso il conto corrente che adesso vado a leggere 61804001. Intestato a Radio Ondarossa, via dei Volsci 56. Che non ha niente a che vedere col famoso collettivo!

 

Parte la canzone Stato e Padroni!