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OndarossaFesta

Data evento
Luogo
Csoa ex snia viscosa 173

Dibattito venerdi 1830 

 

“Nostra patria è il mondo intero….”

 

Un anno fa un esodo di massa senza precedenti scuoteva l’opinione pubblica di mezzo mondo. Da ogni parte del pianeta, milioni di individui si erano messi in movimento verso le cittadelle fortificate del capitalismo.

 

Sono i Senzapatria che lottano per la loro sopravvivenza; i migranti ammassati tutt’ora alle frontiere dell’Europa, rinchiusi nei CIE o dispersi nelle periferie urbane delle nostre città, dove le donne migranti subiscono le peggiori conseguenze di questa condizione.

 

Qualcuno la chiama invasione e se lo fosse, non sarebbe immotivata. Dopo secoli di colonialismo, stanchi delle promesse della democrazia occidentale, i migranti stanno mettendo in pratica l’unica cosa che gli restava da fare: venire a raccontarci di persona di che lagrime grondi e di che sangue il mondo che gli è stato riservato.

 

Consapevolmente o no, essi sono portatori di una istanza di classe che rappresenta il più grande atto d’accusa contro i crimini del capitalismo, una denuncia estrema dell’apartheid globale messa in atto dalle classi dirigenti europee.

 

Colta di sorpresa, l’Europa dei buoni propositi è sembrata accettare questa denuncia: accogliere i rifugiati è un dovere morale, dissero lo scorso ottobre Merkel e Hollande di fronte al Parlamento europeo, e proposero di portare le quote di accoglienza per i profughi da 40.000 a 160.000 unità.

 

Ma nel giro di un mese la situazione si è del tutto capovolta.

Prima il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia) affossa l’accordo di Dublino sulle quote, poi dopo gli attentati di Parigi, Hollande dichiara che la Francia è in guerra per difendere i comuni e universali valori dell’Occidente, ma per realizzarlo occorre sacrificare diritti, libertà e bisogni in nome della sicurezza.

 

L’equivalenza migranti-terrorismo si diffonde come un virus: si inasprisce il controllo sociale e nello stesso tempo si cancella Schengen con il ripristino delle frontiere interne (Francia, Austria, Svezia, Danimarca, Germania) mentre su quelle esterne si moltiplicano i fili spinati e i campi di detenzione per i profughi, in attesa di essere rispediti, oggi in Turchia, domani in Libia, Tunisia, Algeria o Marocco.

 

Incutere terrore, seminare allarmismo, diffondere il seme dell’ostilità verso gli “altri” sono gli ingredienti con cui il “Governo della paura” vuole farci accettare guerra e repressione: questo legame va rotto, rifiutando di sottostare al ricatto sicurezza in cambio di libertà, perché loro sono le guerre e nostri i sacrifici e le vittime.

 

A Idomeni, Lampedusa, Calais, dovunque costretti, i migranti lottano come possono contro queste imposizioni. Che cosa siamo disposti a fare -è la domanda implicita che ci rivolgono questi Senzapatria con le loro lotte- non solo per essere accolti meglio, ma per combattere insieme il comune sistema di sfruttamento ed impedire che, ancora una volta, sia la guerra a definire la forma di vita sulla terra.