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MORENA (ROMA) – SOTTO SFRATTO 10 NUCLEI FAMILIARI IN EMERGENZA ABITATIVA.

Data di trasmissione
Durata 6m 51s

Con Christian, dell'associazione Popica, il racconto della vicenda di dieci famiglie che si trovano sotto sfratto in quel di Morena, alle porte della Capitale.

Di seguito il comunicato di Popica

 

Il 3 giugno 2015, la Sala Operativa Sociale del Comune di Roma si è presentata nel Centro di via Torre Morena per recapitare una lettera del Dipartimento Politiche Sociali, Ufficio Rom, Sinti e Camminanti in cui si comunicava, a ciascun ospite, l’obbligo di “lasciare liberi da cose e persone gli spazi assegnati entro e non oltre il 29 giugno 2015”.
Le motivazioni di questo avviso sono imputabili ai “prolungati tempi di accoglienza concessi, all’esiguità delle risorse finanziarie a disposizione e alla conclusione dell’anno scolastico”. Il tutto a firma di Ivana Bigari, la Direttrice della Direzione Accoglienza e inclusione, in carica dai tempi dell’assessorato Cutini e ancora al suo posto con l’assessore Danese.
Tralasciando gli errori presenti nelle lettere, corrette a penna con degli asterischi, vi è però una particolarità nell’intestazione: Dipartimento Politiche Sociali Ufficio Rom, Sinti e Camminanti.
Per capire l’importanza di questo elemento è necessario, però, fare un passo indietro.
E’ la mattina del 17 agosto 2012. Un tratto di via Prenestina viene bloccato dai blindati della polizia e agenti in assetto antisommossa entrano in via Prenestina 913 o, per l’esattezza, nel cancello accanto (privo all’epoca di numero civico) che dà su uno spazio comunicante con il 913. E’ iniziato lo sgombero di Metropoliz. Solo di una parte però, quella dove vivono la maggioranza dei rom romeni, i marocchini e alcuni italiani. L’altra parte, si barrica e protegge i propri spazi impedendo alle forze dell’ordine di entrare.
Gli abitanti sgomberati vengono fermati ed identificati. Viene proposta loro un’accoglienza alternativa.
Il Comune, all’epoca ancora sotto Alemanno, è obbligato a farlo perchè quello spazio rientra nella lista di quelli indicati nella delibera n. 124 del 13 aprile 2011.
La Deliberazione n. 124 altro non è che un’integrazione della deliberazione Giunta Comunale n. 206 del 16 maggio 2007 che prevedeva l’assegnazione degli alloggi di ERP per alcuni nuclei familiari indicati negli allegati. La 124 estende tale diritto ad altri 904 nuclei, tra cui tutti i 97 di via Prenestina. E’ compito del Comune, quindi, in quanto nuclei in emergenza abitativa riconosciuta, garantire loro una sistemazione alternativa degna in attesa dell’alloggio ERP.
Di questi 97 nuclei, solo 14 accettano l’accoglienza del Comune di Roma mentre gli altri riescono a resistere allo sgombero nella restante parte di Metropoliz non soggetta allo sgombero.
I 14 nuclei sono composti da italiani, romeni e marocchini. Una parte viene accolta in un Residence gestito dalla Cooperativa “Il Sorriso” mentre 10 nuclei, di cui uno italiano e nove romeni, 29 persone totali, vengono accolti nel Centro di Via di Torre Morena, gestito dal Consorzio di Cooperative “Casa della Solidarietà”.
Ad oggi nel Centro di Morena vivono 34 persone, di cui 12 minori, 5 nati nel Centro tra il 2013 e il 2015, gli altri 7 frequentano regolarmente le scuole del territorio, nel quale non si registra alcuna tensione particolare. Tutto sembrava procedere serenamente, fino all’arrivo della lettera del Dipartimento Politiche Sociali Ufficio Rom, Sinti e Camminanti.
Ma perchè proprio da questo ufficio è partita la comunicazione? E’ vero che all’interno del Centro di via di Torre Morena vivono per il 90% nuclei rom (non per il 100%, cosa dovrebbe ad esempio dire il sig.Giulio B. che si è visto recapitare la lettera dal suddetto Ufficio pur non essendo né rom né sinto né camminante?) ma è vero anche che sono persone sgomberate non da un “campo nomadi” o da un “accampamento” ma da uno spazio abitativo occupato, inserito in una delibera comunale che dovrebbe preservarlo come infatti avviene per le 4 famiglie marocchine inserite nei residence. Viene il forte dubbio di trovarsi di fronte a una discriminazione di carattere etnico dove persone in emergenza abitativa, inizialmente accolte come tali, cambino “gestione” per la loro origine e subiscano, in quanto rom, un trattamento differenziato dalle altre e da quanto previsto per legge. Vorremmo quindi capire a cosa si debba questo trattamento e come l’assessorato Danese abbia preso queste decisioni.
Vi è poi un altro punto. L’assessorato alle Politiche Sociali, nella lettera evidenzia i prolungati tempi d’accoglienza. Cosa ha fatto questo assessorato, in questi 3 anni, per sincerarsi che la Cooperativa che gestisce il Centro stesse effettivamente attivando percorsi d’avviamento lavorativo e inserimento abitativo per i quali è tuttora mensilmente retribuita?
Ci interesserebbe conoscere quali percorsi siano stati previsti dalla Direttrice Bigari, responsabile della Direzione Accoglienza ed Inclusione, da oltre 2 anni, del Centro di via di Torre Morena.
Conosciamo bene le famiglie del Centro di via di Torre Morena. Non resteremo passivamente a guardare mentre vengono gettate in strada da un Assessorato che ha deliberatamente scelto, contrariamente ad ogni norma, senza alcuna soluzione alternativa, in maniera discriminatoria, stordito dall’ossessionante mantra delle ruspe salviniane, dopo aver sperperato denaro pubblico senza alcun controllo sulle progettualità, di costringere queste persone a rintanarsi in una di quelle baraccopoli che si dice di voler superare.