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Nuova giunta, vecchie pratiche. A Roma, nel campo per rom di Salone, abbattute abitazioni e servizi

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Il 4 luglio, a tre giorni dall'insediamento comunale della nuova giunta capitolina, la polizia locale ha raso al suolo alcuni container adibiti ad abitazione nel campo per rom di Salone, insieme ad altri dove si svolgevano, fino a giugno, attività educative e di presidio sociosanitario. Neanche l'orto sinergico, curato dai bambini e dai ragazzi del campo, è stato risparmiato dalla furia delle ruspe. L'intervento è stato autorizzato dal dipartimento del comune per le politiche sociali ma non si sono registrate voci difformi nè all'interno della nuova giunta, che ha visto la luce tre giorni dopo l'operazione, nè da parte di altre forze politiche.

Sembrerebbe proprio che, nonostante le tante belle parole spese in campagna elettorale sulla necessità di "superare" i campi per rom, la situazione sia esattamente inversa: si impedisce a suon di ruspe qualsiasi tentativo di migliorare le condizioni di vita all'interno dei campi favorendo l'autonomizzazione degli abitanti e i processi atti a favorire la fuoriuscita da queste megastrutture.

Nel frattempo, si registra un particolare attivismo da parte della croce rossa, attore fondamentale nel corso della stagione della cosiddetta "emergenza rom" durante la giunta Alemanno, e si attende, a breve, l'inizio della costruzione di un nuovo campo per rom nella parte settentrionale della città, alla faccia dei cambi di paradigma sbandierati in campagna elettorale e frettolosamente abbandonati subito dopo il ballottaggio.

La guerra ai poveri, mascherata dietro le sempreverdi parole d'ordine della lotta al degrado, continua.

Ne parliamo con un compagno del Roma social pride