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Staffetta radiofonica: difendiamo le emittenti indipendenti dalla censura del dissenso

radio Onda Rossa
La repressione come nello specifico la censura del        dissenso politico è  sempre stato uno degli strumenti con cui il        potere si è affermato nel tempo. Il movimento in Italia, come le        sue radio, ha sperimentato in prima persona le tecniche        repressive, a volte arrivando fino alla chiusura delle radio        stesse. Di certo nelle democrazie liberali, le democrazie che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni in occidente,  questa        repressione è stata meno violenta che in forme di potere più  autoritarie - principalmente grazie al potere economico di cui  le libertà occidentali hanno fin'ora goduto.
 
Negli ultimi anni in cui la  guerra è tornata a bussare        alle porte dell'Europa e a devastare le popolazioni dell'Asia        sud-occidentale, stiamo assistendo ad un acuirsi della        repressione nei confronti del dissenso politico, e più in        generale a un logoramento delle libertà democratiche in favore        di democrazie più autoritarie. All'interno di questo contesto si        colloca l'avanzamento della repressione, si pensi alla più        recente censura nei confronti dell'informazione, anche di        un'informazione non necessariamente posizionata come le nostre        radio e quindi -        con le coordinate di qualche anno fa - meno esposta. Questo attacco non rappresenta una novità in sé,        bensì uno scarto in avanti in un processo di torsione del        diritto - uno Stato di diritto che ha sempre più ombre di Stato        di guerra. Si pensi durante la mobilitazione per la Palestina quante difficoltà hanno dovuto        superare i movimenti per poter parlare di genocidio; all'insofferenza del potere anche nei confronti di        giornalist* più mainstream, e all'esplicita        sorveglianza da parte dei servizi segreti        di giornalisti come quelli di fanpage. O ancora, all'attacco che gli ultimi decreti sicurezza hanno        portato avanti nei confronti di migranti, detenut*, periferie        urbane e dissenso politico
 
Come radio di movimento ci vogliamo prendere uno spazio        per parlare della censura del dissenso politico all'interno di        questo contesto,        inquadrandola quindi come fenomeno ampio, che colpisce movimenti        ma che ancora prima di essere un fenomeno di repressione, è        cartina di tornasole dell'attuale clima politico e forse anche        strumento per analizzare la fase.
 
Ognuna delle nostre radio ha una storia di censura da        raccontare, e crediamo che uno dei modi migliori per reagire a        questo attacco sia la condivisione e la solidarietà. Per questo        andremo in onda con una staffetta radiofonica il 19 aprile