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USA: i primi 10 giorni di Biden

Data di trasmissione
Durata 9m 47s

I primi dieci giorni dell’amministrazione Biden sono stati segnati da una lunga serie di Ordini Esecutivi firmati dal nuovo presidente con il chiaro obiettivo di cancellare il più possibile l'eredità lasciata da Trump. Un gesto quasi simbolico, un tentativo di riportare gli Stati Uniti indietro nel tempo a quel Novembre 2016 che per molti americani ha segnato l’inizio di un incubo durato quattro anni e che certo non e’ finito con l’elezione di Biden. 

 

Prima di tutto Biden si e’ concentrato sulla pandemia nominando Jeffrey Zients capo della task force che coordinerà tutte le misure anti-covid a livello federale. Diversamente da quello successo durante la presidenza Trump, Biden ha promesso di rimettere il governo federale al centro della campagna di vaccinazione. Il nuovo presidente ha anche riallacciato i rapporti con la World Health Organization, bruscamente interrotti da Trump.

 

Sul fronte immigrazione, Biden ha immediatamente cancellato il cosiddetto Muslim Ban e bloccato i lavori per la costruzione di qualsiasi nuova fortificazione sul confine con il Messico. Su quello che riguarda l’ambiente, invece, la nuova amministrazione ha riconfermato gli impegni presi dagli Stati Uniti con l’Accordo di Parigi firmato da Obama nel 2015 e ha rievocato i permessi per la costruzione della Keystone XL pipeline. Come ricorderete nell’aprile del 2016, il progetto era stato fortemente criticato da numerose tribu’ di nativi americani. La protesta si concentrò nella riserva indiana di Standing Rocks dove i cosiddetti Water Protectors si trovarono a doversi difendere dalla violenta repressione non solo dello stato del Dakota ma anche del governo federale. Le violente proteste forzarono Obama a richiedere una nuova indagine sull’impatto ambientale dell’intera opera bloccando di fatto i lavori. Una volta eletto, Trump diede il via libera ai lavori ora di nuovo bloccati da Biden. 

 

Il nuovo presidente ha anche firmato importanti ordini esecutivi riguardanti i diritti della comunità LGBTQ. Biden ha infatti cancellato il divieto per persone transessuali di servire nelle forze armate e ha di nuovo esteso le misure federali anti-discriminatorie fino ad includere qualsiasi membro della comunità queer. Al momento della firma Biden ha espressamente sottolineato come la sua decisione sia nata del desiderio di difendere i membri più giovani della comunità LGBTQ soprattutto nelle scuole. “I giovani, ha affermato, devono essere messi nelle condizioni di poter imparare senza doversi preoccupare se potranno usare i bagni della scuola, gli spogliatoi o se potranno praticare uno sport.” Biden ha anche aggiunto che chiunque ha il diritto di guadagnarsi da vivere sapendo che non verrà licenziato, o maltrattato per il suo orientamento sessuale o perché il suo modo di vestire non e’ conforme agli stereotipi sessuali. 

 

La decisione di Biden ha ovviamente sollevato le proteste di numerosi esponenti della destra conservatrice. Il partito repubblicano ha introdotto leggi che vietano a persone transessuali di partecipare a qualsiasi sport a livello universitario negli stati della Florida, Kentucky, Montana, New Hampshire, Nord Dakota, Oklahoma, Sud Carolina e Tennessee. Inoltre negli stati stati dell’Alabama, Indiana, Mississippi, Missouri, Montana, Texas e Utah sono stati presentati dei disegni di legge che mirano a criminalizzare qualsiasi servizio sanitario diretto a persone transessuali. 

 

Nei suoi primi dieci giorni Biden ha anche affrontate la questione del Medio-oriente annunciando l’intenzione di ristabilire relazioni diplomatiche con le autorità palestinesi. Ricordiamo che Trump non solo chiuse gli uffici palestinesi in Washington DC, ma chiuse anche il consolato americano a Gerusalemme Est. Paradossalmente per Biden sara’ piu’ semplice riaprire il consolato americano a Gerusalemme Est che permettere ai Palestinesi di riaprire il loro consolato a Washington. Dal 1987 infatti e’ in vigore una legge che vieta alle autorità Palestinesi di aprire un consolato in America e se i precedenti presidenti erano riusciti ad aggirare questa legge con il rilascio di permessi speciali, nuove restrizioni sono state introdotte nel 2015 e 2018 rendendo il rilascio di questi permessi quasi impossibile. Biden si e’ comunque impegnato a trovare una soluzione. La nuova amministrazione ha inoltre annunciato di voler riattivare tutti i programmi umanitari diretti ai Palestinesi. Ricordiamo che nel 2018 Trump aveva bloccato piu’ di 200 milioni di dollari in aiuti economici e 350 milioni di dollari in aiuti ai rifugiati palestinesi.

 

E se da una parte Biden ha ribadito l’opposizione agli insediamenti israeliani nel West Bank, ha anche confermato che l’alleanza tra Stati UNiti e lo Stato d’Israele rimane salda. La Casa Bianca si e’ detta contenta dei recenti patti che Israele ha firmato con gli Emirati Arabi, Bahrain, Marocco e Sudan. Patti fortemente voluti da Trump e che avevano il chiaro obiettivo di indebolire il fronte pro-palestina nel medio-oriente. 

 

Come abbiamo già detto in apertura la vera priorità della nuova presidenza e’ di riportare la pandemia sotto controllo. Sin da marzo dello scorso anno, gli stati uniti non sono mai riusciti a mantenere la diffusione del virus sotto controllo e ad oggi si contano poco meno di 400 mila vittime per complicazioni dovute al Covid. 

 

Com’era prevedibile, la pandemia si e’ accanita maggiormente contro le comunità di colore e tre recenti studi hanno confermato che il problema non e’ ovviamente genetico, ma sociale e ambientale. Questo e’ abbastanza ovvio se si considera che la maggior parte dei lavoratori e lavoratrici costrette ad avere continui contatti con il pubblico sono di colore; che la maggior parte delle persone costrette ad usare mezzi pubblici durante la pandemia sono di colore; che la maggior parte delle persone che non hanno accesso a decenti servizi sanitari sono di colore; che la maggior parte delle persone affetta da malattie croniche come diabete e asma sono di colore e che la maggior parte delle persone che vive in precarie condizioni abitative sono di colore. Ad oggi, un afro americano ha il triplo delle possibilità di contrarre il virus di una qualsiasi persone bianca. 

 

Una simile disparità si sta ora riscontrando anche per quello che riguarda l’accesso al vaccino. Il caso piu’ eclatante si e’ registrato in Pennsylvania dove a metà gennaio gli Afroamericani vaccinati rappresentavano solamente lo 0,3% del totale. A FIladelfia, dove la popolazione nera rappresenta il 44% del totale, solo il 12% dei vaccinati e’ afroamericano. A New York I bianchi hanno ricevuto quasi la metà delle dosi disponibili. A Washington DC il 40% dei primi 7 mila appuntamenti messi a disposizione agli over 65 è stato riservato da persone residenti nel quartiere piu’ ricco e bianco della citta’ dove pero’ si sono registrati solamente il 5% dei decessi causati dal virus. 

 

La disparità è stata accentuata anche da un approccio al vaccino che ha privilegiato il numero di vaccini somministrati a discapito di un’attenta valutazione sul tipo di persone che ricevevano le dosi. Per rendere la vaccinazione più veloce, gli stati hanno per esempio privilegiato piattaforme online per prenotare un appuntamento senza contare che spesso le comunità più a rischio non hanno accesso ad Internet o magari non hanno lavori flessibili che permettono di spendere ore davanti al computer. Oppure hanno sottovalutato lo scetticismo che da sempre le persone di colore hanno nei confronti della medicina ufficiale spesso colpevole di considerarli più come animali da laboratorio che essere umani.

 

Purtroppo anche l’amministrazione Biden rischia di cadere nella stessa trappola dopo aver annunciato di voler somministrate 100 milioni di dosi nei primi 100 giorni della sua presidenza. Il rischio e’ che l’intero processo diventi una sorta di processo darwiniano, i più privilegiati riceveranno il vaccino prima mentre le persone più a rischio continueranno ad ammalarsi e morire. 

 

Il razzismo sta condizionando anche un altro importante dibattito negli Stati Uniti, quello relativo alla riapertura o meno delle scuole. Biden ha dichiarato sin dal suo primo giorno alla casa Bianca che la riapertura delle scuole rappresenta per lui una priorità. Ma i più recenti sondaggi indicano che le famiglie di colore non sono così entusiaste di rimandare i loro figli e figlie a scuola durante una pandemia. In citta’ come Chicago o Oakland, per esempio, meno di un terzo delle famiglie afroamericane si e’ detta a favore della ripresa della didattica nelle classi contro il 67% delle famiglie bianche. Il problema qui e’ che la scuola pubblica americana ha storicamente sempre trascurato gli studenti di colore ed i loro genitori sono convinti che anche in questo caso la scuola non vede la salute dei loro figli come una priorità. I dati sembrano confermare questa convinzione. Secondo alcuni dati raccolti a settembre dell’anno scorso dei 100 bambini morti di covid, 41 erano ispanici e 24 Afroamericani. 

 

La questione è ovviamente legata alla disparità di fondi che le scuole ricevono a seconda che si trovino in quartieri a maggioranza bianca o meno. Secondo la sociologa Jessica Calarco le scuole in quartieri a maggioranza bianca ricevono 23 miliardi di dollari in più in fondi pubblici nonostante servano circa lo stesso numero di studenti.

 

Il dibattito si e’ ulteriormente acceso dopo che il partito repubblicano ha deciso di usare questa crisi per distruggere definitivamente la scuola pubblica americana. Cavalcando il malumore delle famiglie bianche scontente di non poter mandare i loro figli a scuola, il partito repubblicano ha ripreso con forza la sua campagna pro-voucher. Questa e’ un’idea molto cara all’ala libertaria del partito secondo la quale i genitori devono avere la libertà di mandare i loro figli nelle scuole che preferiscono e in questo senso i fondi pubblici non dovrebbero andare alle scuole pubbliche bensì ai genitori. Così si spiegano le decine di disegni di legge che in questi mesi i repubblicani hanno presentato in molti stati dove hanno una schiacciante maggioranza. In alcuni casi, come per esempio in Georgia, questa legge rappresenta il primo tentativo di introdurre i voucher. In altri casi, I repubblicani cercano di espandere il sistema già in vigore. Questo e’ per esempio il caso della legge presentata in Indiana secondo la quale i voucher potranno essere richiesti da qualsiasi famiglia con reddito fino a 145 mila dollari all’anno una cifra che rappresenta quasi il doppio del reddito medio delle famiglie in questo stato. Secondo alcune stime, nel suo primo anno questa riforma dirotterebbe qualcosa come 100 milioni di dollari di fondi pubblici nelle casse delle scuole private. 

Questa crisi sanitaria sta esacerbando le tensioni di razza e di classe da sempre presenti in questo paese e forse gli Americani si devono convincere che eleggere un centrista riformista probabilmente non basterà a rimettere questo paese sulla retta via.