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12-13 Giugno: Festival Kwir Art Palestine

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PERCHÉ QUEST'ANNO IL (PRIOT) PRIDE NON SI FARÀ (anche se qualcosa si farà...)


La chiamata globale dell3 compagn3 palestinesi al grido di "No Pride in Genocide" riecheggia anche quest'anno fino a noi; le politiche genocidarie di Israele continuano a seminare morte e distruzione mentre rimane attiva la complicità dei nostri governi nel progetto di occupazione - così come quella di tante realtà e associazioni sioniste. Per noi è ora fondamentale immaginarci una pratica politica che metta al centro la liberazione palestinese e dei territori occupati e la liberazione di tutt3.
In questi anni Priot è esistito come forma di contestazione alla strumentalizzazione liberale dei corpi, delle soggettività e delle lotte transfemministe e queer. Riteniamo necessario ripensare quindi il nostro ruolo e le nostre possibilità di azione all'interno della nostra comunità.
Il pride per noi ha sempre preso tante forme, tutte guidate dal desiderio di restituire a un momento di piazza la forza dei popoli in lotta, creando complicità e intersezioni. Abbiamo sventolato le bandiere della Palestina, decorato i muri e le piazze con i colori della resistenza, boicottato e sabotato le infrastrutture del potere e gridato con forza le pratiche di liberazione.
Tuttavia, questo non ci basta piú: non di fronte a una sistemica e dilagante normalizzazione del genocidio e della sua matrice coloniale e patriarcale.

Abbiamo sempre cercato di questionare il nostro modo di fare politica, mettendo in discussione forme di lotta consolidate e adattando continuamente le nostre pratiche ai ragionamenti politici che nel tempo si sono caricati dei nostri desideri di sovversione.

Quest'anno abbiamo deciso di dare una diversa forma anche a una delle fondamenta che negli ultimi quattro anni ha dato un fine alla nostra collettiva: la costruzione annuale di un pride.
Desideriamo che la Palestina prenda ancora più spazio nei nostri discorsi e nelle pratiche quotidiane. Questo non significa che smetteremo di occupare le strade e di fare rumore. Significa, però, che lo faremo in modo diverso, allontanandoci dai meccanismi di performatività che sentiamo averci spesso fagocitat3. Vogliamo affermare invece il desiderio di costruire percorsi altri, a partire da necessità specifiche e attorno alla comunità di cui abbiamo bisogno. Così come è fondamentale costruire momenti di resistenza in piazza, è altrettanto necessario nutrire e prenderci cura di spazi di condivisione e collettivizzazione, che possano rendere tangibili le utopie che immaginiamo.
Come persone queer, lesbiche e transfemministe, non possiamo che ribadire la nostra complicità con la resistenza palestinese e tentare, con ogni mezzo necessario, di riportare le lotte di liberazione dei popoli al centro delle nostre azioni.

È da queste intenzioni che parte la nostra iniziativa per il "pride month": il 12 e 13 giugno, a Lucha Y Siesta, passeremo due giornate dedicandoci all'ascolto e all'amplificazione delle voci di compagn3 trans* e queer palestinesi attraverso la condivisione di materiali, talk, proiezioni, presentazioni di libri e tanti momenti per stare insieme.
Questo pride month biocotta isreaele, boicotta chi è complice. Vi aspettiamo in tant3, a breve più info.
Con le parole dell3 compagn3 di queers in Palestine:

"Noi, palestinesi queer, siamo parte integrante della nostra società e vi informiamo: dai vicoli pesantemente militarizzati di Gerusalemme alle terre bruciate di Huwara, alle strade sorvegliate di Jaffa, passando per i muri di assedio di Gaza, la Palestina sarà libera, dal fiume al mare."