Radio Africa: Mali, Sud Sudan, Senegal
Mali: Le forze armate maliane e i loro alleati russi dell'Africa Corps hanno ripreso il controllo di Kidal martedì 6 ottobre, poco più di cinque mesi dopo la caduta di questa città strategica nel nord del Paese nelle mani del FLA e del JNIM. I combattenti del FLA si sono ritirati prima dell'ingresso delle forze governative. Questa offensiva su Kidal è stata preparata nel corso di diverse settimane dalle Forze armate maliane e dai russi dell'Africa Corps. Dalla morte di Sadio Camara, ucciso durante l'offensiva congiunta del JNIM e del FLA il 25 aprile, il capo della giunta, Assimi Goïta, ha assunto direttamente la delega alla Difesa e ha fatto della riconquista di Kidal una priorità. Per raggiungere questo obiettivo sono state mobilitate ingenti risorse.
Sud Sudan: Il 21 settembre scorso il presidente Salva Kiir Mayardit ha promulgato la legge del 2026 che modifica a sua volta la Legge sulle elezioni nazionali del 2012, consentendogli di rimanere in carica con pieni poteri costituzionali per l’intero periodo elettorale (le elezioni sono previste a dicembre) e autorizzandolo a sciogliere il governo transitorio. Questo periodo di transizione previsto dall’accordo di pace del 2018, che pose fine alla guerra civile, era stato prorogato più volte ma con le riforme approvate l’unico a rimanere al suo posto in un periodo così delicato è il presidente Salva Kiir, il cui potere durerà fino all’insediamento di quello successivo. Si è creato di fatto un nuovo governo capeggiato dal presidente senza parlamento, senza governo e, naturalmente, senza la presidenza collegiale che era stata prevista dall’accordo di pace.
Senegal: Dopo aver rimandato la scadenza per mesi, il Senegal avvia i negoziati per ristrutturare il proprio debito. Sono passati più di due anni dallo scoppio dello scandalo del debito occulto, che a fine 2024 aveva raggiunto circa il 132% del PIL. Due anni di accuse reciproche, due anni di spola tra Washington – sede del FMI – e Dakar. Fondamentalmente, il problema del debito del Senegal, così come quello di altri paesi africani, non risiede nell'eccessivo indebitamento pubblico in sé. Tuttavia, le condizioni di rimborso, la mancanza di sovranità monetaria di cui soffre il Senegal e il fatto che il debito estero sia denominato in valuta straniera hanno creato rischi considerevoli per la sostenibilità macroeconomica e per una crescita economica trasformativa. L’Unione Africana ha creato a proposito una propria agenzia di rating, L’AfCRA che nasce come organismo indipendente, con l’obiettivo di rappresentare un contraltare ai pregiudizi e alle valutazioni occidentali, denunciando una scarsa conoscenza delle reali potenzialità del continente, tra risorse, esplosione demografica e opportunità produttive. L’Africa Credit Rating Agency punterà così a creare un circuito parallelo da quello statunitense, rivolgendosi soprattutto agli investitori interni, con l’obiettivo di allentare la morsa del debito pubblico, storica leva neocolonialista.

