RUP contro la criminalizzazione del dissenso
Con una ricercatrice della Rete Ricerca e Università per la Palestina, commentiamo il comunicato "Solidarietà alle manifestazioni, contro la criminalizzazione del dissenso. Verso lo sciopero generale del 30 ottobre" pubblicato dalla Rete nei giorni scorsi. La RUP è nata, nel 2024, da un gruppo di accademici/e, ricercatori e ricercatrici che vogliono mettere al centro del proprio lavoro la difesa del diritto all'autodeterminazione della popolazione palestinese. Il comunicato che presentiamo è nato come risposta alla violenta repressione di cui sono state fatte oggetto le recenti mobilitazioni studentesche che chiedono finanziamenti per la scuola, la ricerca e l'università e non per le politiche di riarmo. Tale repressione, negli ultimi giorni, ha usato come capro espiatorio il giovane ricercatore Youssef Siher la cui colpa, non chiara, è stata estesa anche alla moglie, Sagia Hammoud. Shier e Hammoud sono stati oggetto di un processo di criminalizzazione e mostrificazione da parte della stessa stampa che, con poche eccezioni, ha contribuito a giustificare il genocidio in Palestina e a silenziare il crescente dissenso internazionale nei confronti delle politiche guerrafondaie, suprematiste ed ecocide del governo degli Stati Uniti. Ci soffermiamo quindi sul caso della professoressa Lisa Giunchi dell'Università di Milano, relatrice di tesi di Youssef Siher, le cui dichiarazioni di apprezzamento per il lavoro del giovane ricercatore sono state oggetto di un violento linciaggio mediatico e successivamente smentite dallo stesso Ateneo. Tutto questo dimostra che l'Università, lungi dall'essere un luogo neutro, "autentica culla del sapere", è piuttosto la sede di elaborazione di un pensiero violento, repressivo, miltarista, in stretta relazione con l'industria bellica.
