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Rafiqueer Boat Project: una barca queer e transfemminista verso Gaza

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In studio, con una compagna, parliamo del Rafiqueer Boat Project: una barca queer e transfemminista per la solidarietà globale al fianco della popolazione palestinese. Il Mar Mediterraneo è uno dei mari più militarizzati del pianeta: un territorio di conquista coloniale attraversato da merci, armi, gas, petrolio e da chi può permettersi libertà di movimento. Per molte altre persone, invece, lo stesso mare è una frontiera segnata da stragi, segregazioni e torture: il luogo dove si spezzano le vite di chi, lasciando affetti e terre d'origine, tenta di costruirsi un futuro migliore rischiando tutto. Una barca queer e transfemminista autofinanziata navigherà questo mare inseme a Thousand Madleens e parteciperà alla flottiglia che la prossima primavera salperà verso la Palestina. La Rafiqueer Boat porterà con sé pratiche, relazioni e immaginari di chi si riconosce in un movimento globale di resistenza contro la violenza patriarcale. Negli ultimi anni, la propaganda omonazionalista messa in campo da Israele e, cioè, l'uso dei diritti LGBTQIA+ come vetrina per mostrarsi progressista mentre si occultano politiche coloniali e violenze sistematiche, ha superato un punto di non ritorno. Si è ormai intrecciata in modo tale con la logica nazionalista che giustifica la pulizia etnica e il genocidio contro la popolazione palestinese. Prendere il mare non è un gesto unilaterale di solidarietà; è un modo per unire resistenze, intrecciare lotte e testimoniare come colonialismo e patriarcato siano elementi inseparabili della stessa oppressione. E' possibile sostenere il Rafiqueer Boat Project qui.

Inoltre con un compagno, telefonicamente, parliamo della Global Sumud Flotilla che partirà per una nuova missione verso Gaza il 29 marzo: più di tremila persone su più di 100 imbarcazioni da oltre 100 Paesi. Nella conferenza stampa che c'è stata a Johannesburg, in Sudafrica, gli organizzatori hanno detto che si aspettano una partecipazione  più ampia  della  prima Flotilla, conclusa ad ottobre quando le forze navali israeliane abbordarono e sequestrarono le oltre 40 imbarcazioni che facevano parte della flottiglia di aiuti umanitari. La partenza avverrà da Barcellona, seguita da Tunisia, Italia e altri porti del Mediterraneo: “Questa volta salperemo con migliaia di partecipanti, tra cui oltre mille medici, infermieri, operatori sanitari... Avremo con noi professionisti del settore sanitario. Avremo con noi eco-costruttori. Avremo con noi investigatori per crimini di guerra, il che rappresenta la differenza rispetto alla missione precedente” . Parallelamente alla missione marittima, verrà realizzato “un nuovo grande movimento riguardante la terra, un nuovo convoglio terrestre Sumud".