15 marzo a Perugia, riflessioni abolizioniste "Oltre" il carcere
In comunicazione telefonica con due compagn* del C.A.O.S. Turba di Perugia abbiamo anticipato come sarà l'incontro della domenica 15 marzo per parlare di superamento del carcere e nuovi modelli di giustizia con due ricercatrici che, pur partendo da campi diversi (giurisprudenza e criminologia critica l'una, filosofia morale l'altra), hanno entrambe maturato una prospettiva abolizionista dopo essere entrate in contatto con l'istituzione carceraria per motivi di studio/universitari.
Per l'occasione sarà allestita una sala dedicata all'elaborazione di contributi destinati a Scarceranda 2027.
A continuazione il programma della giornata:
15h00 PippiLotta – autodifesa femminista, allenamento aperto.
17h00 Marina Beraha, autrice di Ripensare la giustizia. Oltre il modello retributivo (Carocci 2025), in dialogo con Ludovica Cherubini Scarafoni, autrice di Oltre la fabbrica dell’esclusione. L’abolizionismo carcerario come utopia concreta (Cronache Ribelli 2023).
Per tutta la giornata:
Lettera libera tuttx – angolo posta in carcere: nello spazio è sempre presente una postazione con buste, carta da lettere e un indirizzario il più possibile aggiornato per scrivere allx prigionierx.
Spazio contributi Scarceranda: per tutta la durata dell’iniziativa, sarà possibile scrivere/disegnare contributi per l’agenda anticarceraria 2027 in un ambiente tranquillo e fornito di materiale (se però vuoi portarne da casa torna sempre utile). Ma cosa è Scarceranda? È l’agenda contro il carcere, giorno dopo giorno, dal 1999. Scarceranda viene donata alle persone prigioniere che ne facciano richiesta o segnalate a Radio Onda Rossa, che provvede alla spedizione postale in carcere. Questo è possibile grazie al sostegno di chi, liberx, “acquista” Scarceranda: per ogni copia comprata fuori, una viene mandata dentro. Scarceranda accoglie sulle sue pagine disegni e anche scritti: saggi, racconti, poesie, ricette culinarie (l’agenda ospita le Ricette evasive: di facile preparazione servendosi del fornelletto, pensate soprattutto per chi è prigionierx, riutilizzando parte del vitto fornito dall’amministrazione penitenziaria). Perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva.

