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Presentazione Scarceranda da Tuba al Pigneto

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Durata 3m 57s

Insieme ad una compagna della Libreria Tuba parliamo della presentazione dell'agenda Scarceranda che si terrà oggi, martedì 31 Dicembre, alle 18.30, con ospite Silvia Baraldini e un intervento telefonico di Nicoletta Dosio, per analizzare il carcere da un punto di vista femminista. Potete acquistare la Scarceranda da Tuba, in Via del Pigneto 39a.

Con Alfredo: oggi in piazza, domani dai microfoni di ROR

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Con un compagno un resoconto del presidio di ieri davanti al Ministero di Giustizia e il lancio della manifestazione di oggi sabato 28 gennaio, alle 18, in piazza Trilussa in solidarietà con Alfredo Cospito, contro il 41bis e l'ergastolo ostativo.

presentiamo poi il redazionale che andrà in onda domani, domenica 29 gennaio, dalle ore 11, dai microfoni di Radio onda Rossa:

parleremo di mafia, antimafia e regimi di pena speciali. Uno sguardo dalla Sicilia su questi fenomeni e su come l'antimafia legalitaria e di Stato coincida con una colonizzazione dell' immaginario che delegittima ogni critica radicale allo stato di cose vigenti. Chiamate allo 06491750 e raccoglieremo le vostre domande che sottoporremo a chi parla.

Bologna: Presidio antipsichiatrico e anticarcerario

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Oggi la rete di collettivi antipsichiatrici e singoli ha organizzato una giornata antipsichiatrica che è iniziata con un presidio sotto il carcere della Dozza a Bologna dal quale vi proponiamo una corrispondenza.

La giornata prosegue poi a Imola, alla Brigata prociona con la presentazione del libro "Divieto di infanzia. Psichiatria, controllo e profitto" di Chiara Gazzola e Sebastiano Ortu

Mfla: contro il 41bis

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Durata 53m 1s

Un redazionale che parte dalla presentazione del libro della curda Sakine Kansiz, ammazzata a Parigi e che nel suo secondo volume parla delle carceri turche e delle torture subite. Da Bologna, dove si stava presentando il libro interviene Severina Berselli spiegando molto bene come si passa dalle carceri speciali al 41bis. In studio una compagna che illustra la campagna Pagine contro la tortura proprio contro il 41bis.

Morire di pena, piattaforma per l'abolizione di ergastolo e 41bis

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A partire da attivisti e attiviste napoletane per l'abolizione di ergastolo e 41bis è uscito un appello, di cui parliamo nella corrispondenza. Per qualsiasi richiesta o informazione potete scrivere a: info@abolizioneergastoloe41bis.it
Per far sottoscrivere ad altri l’appello: sottoscrizione@abolizioneergastoloe41bis.it

Riportiamo l'appello:

Dal 20 ottobre l’anarchico Alfredo Cospito, detenuto in 41bis, ha rinunciato ad alimentarsi, utilizzando il suo corpo come unica arma possibile per protestare contro il regime di detenzione speciale a cui è sottoposto nel carcere di Sassari e contro l’istituto dell’ergastolo ostativo. Il 6 luglio scorso il reato di “strage contro la pubblica incolumità” per cui era stato condannato è stato riqualificato dalla Cassazione in “strage contro la sicurezza dello Stato”, nonostante le azioni di cui è accusato avessero uno scopo prettamente dimostrativo, e non abbiano causato feriti né morti.

Lo sciopero della fame di Cospito ha avviato una discussione su questi temi anche tra settori della società solitamente prudenti su questi temi, denunciando l’accanimento dello Stato nei suoi confronti persino sui media mainstream, puntando però, per lo più, sull’ambiguo tema della “non proporzionalità” della pena applicata nel singolo caso.

La battaglia che Cospito sta portando avanti ha tuttavia la forza per aprire faglie più ampie nel sistema e un dibattito reale sulla necessità di superamento di due istituti inumani come l’ergastolo e il 41bis, oltre che dell’intero sistema dei circuiti speciali di detenzione. Altre letture rischiano di diventare strumentali al mantenimento dello status quo, e incapaci di rendere giustizia alla lotta che il detenuto anarchico sta portando avanti, mettendo a rischio la propria vita.

Fin dalla sua nascita, che trova radice nelle legislazioni speciali degli anni Ottanta e Novanta, il 41bis si è mostrato come uno strumento di ricatto per spingere i detenuti alla collaborazione con la magistratura, fondato su pratiche di vera e propria tortura. Le condizioni inumane e prive di ogni logica previste da questo istituto si concretizzano in isolamento in celle di pochi metri quadri, limitazioni all’ora d’aria, sorveglianza continua, limitazione o eliminazione dei colloqui con i familiari, controllo della posta, limitazione di oggetti in cella persino come penne, quaderni e libri. Un progressivo annientamento che provoca danni incalcolabili nel corpo e nella psiche dei detenuti.

L’ergastolo, assimilabile in tutto e per tutto alla pena di morte, è invece l’istituto con il quale lo Stato prende possesso del corpo di un individuo, arrogandosi la prerogativa di decidere discrezionalmente se, come e quando restituirgliela attraverso la “libertà condizionale” per “buona condotta”, senza che questi possa venire a conoscenza dei tempi e dei modi del suo eventuale rientro nel consesso sociale. Al netto della inumanità di una punizione a vita, che cancella nell’individuo le idee stesse di “speranza” e di possibile reinserimento nella comunità, l’ergastolo è incompatibile con la Costituzione e con l’idea di “rieducazione” del condannato.

Un dibattito limitativo rischia di essere in questo senso quello sulla possibile abolizione del solo istituto dell’ergastolo ostativo, ovvero quello che – nel caso di alcuni specifici reati – non prevede la possibilità di liberazione condizionale e di altri benefici, a meno che la persona condannata non collabori con gli organi inquirenti. Con la recente legge approvata dal parlamento, inoltre, la possibilità di liberazione condizionale viene spostata a trent’anni di pena scontata invece di ventisei, senza contare che altre misure rendono altamente improbabile la possibilità di affrancamento dalla pena fino alla morte. Il vero tema è quindi quello dell’abolizione dell’ergastolo in toto, nell’ottica di un futuro superamento dell’intera istituzione carceraria, mero strumento di confinamento della marginalità e della povertà (basta vedere da chi è oggi costituita la grande maggioranza della popolazione carceraria, e quali sono i reati di cui questi detenuti sono accusati) nonché di controllo e punizione rispetto a tutte le potenziali conflittualità sociali.

MORIRE DI PENA. PER L’ABOLIZIONE DI ERGASTOLO E 41BIS è una piattaforma di sensibilizzazione e rivendicazione che punta all’abolizione di questi due istituti e dei circuiti speciali di detenzione. La piattaforma nasce a seguito di un’assemblea svoltasi a Napoli che ha visto protagoniste tutte le realtà militanti e sociali in lotta contro il carcere o per la tutela dei diritti dei detenuti, coinvolgendone poi altre sul territorio nazionale. L’obiettivo è quello di allargare la consapevolezza – attraverso iniziative di analisi e discussione, e azioni mediatiche e politiche – rispetto alla necessaria eliminazione di ergastolo e 41bis, sollecitando anche i più prudenti settori sociali citati nella prima parte di questo documento a prendere esplicitamente posizione. Un percorso che immaginiamo lungo e difficile, ma possibile, considerando le fratture che gli accadimenti recenti hanno reso oltremodo visibili.

È possibile, a livello individuale e collettivo, sottoscrivere questo documento e mettersi in rete con le realtà che da qui ai prossimi mesi proveranno a portare avanti la piattaforma, scrivendo all’indirizzo mail: sottoscrizione@abolizioneergastoloe41bis.it.

Una critica garantista all'antimafia

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Con Vincenzo Scalia, professore associato in sociologia della devianza, parliamo di antimafia, 41 bis, ruolo dei media e repressione del dissenso, a partire da un suo articolo uscito sulla rivista "L'Altro Diritto", dal titolo "Scarcerazioni facili o coscienza collettiva? Una critica garantista dell'antimafia tradizionale".

Diretta del presidio contro il 41 bis

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Aggiornamenti con gli avvocati di Alfredo Cospito sulla situazione in corso e sullo sciopero della fame a oltranza dal presidio sotto il ministero della giustizia.

Il presidio continua con l'assemblea pubblica per organizzare la settimana di presenza in strada, fino ad arrivare a venerdì, centesimo giorno di sciopero della fame di Alfredo contro il 41 bis.

 

Mandato d'arresto internazionale per Pinar Selek

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Approfondimento di ROR su Pinar Selek a seguito del mandato di arresto internazionale spiccato contro di lei dalla corte suprema turca, il 6 Gennaio scorso, prima ancora che si sia tenuta l'udienza preliminare del quinto processo a  suo carico, che si terrà il 31 Marzo a Istanbul. La quarta assoluzione, per le stesse accuse, avuta nel 2014 è stata annullata a Giugno del 2022 dalla stessa Corte Suprema. Ne parliamo in studio con una compagna del comitato italiano solidarietà e sostegno a Pinar Selek, e in collegamento telefonico con Lea Nocera, docente di lingua e letteratura turca all'università orientale di Napoli e fondatrice della rivista online https://kaleydoskop.it/ e Tiziana Triana, direttrice editoriale di Fandango Libri.

*** Comunicato Stampa ***
Mandato d’arresto internazionale e nuova udienza per Pinar Selek

16 gennaio 2023


Il 21 giugno 2022 l’agenzia di stampa turca ha riportato la notizia dell’annullamento della quarta sentenza di proscioglimento per  Pinar Selek, pronunciata dalla Corte Suprema il 19 dicembre 2014 presso il Tribunale penale di Istanbul. Prima di allora Pinar Selek era stata processata altre tre volte, e in tutte le occasioni assolta, vittima di una persecuzione politico-giudiziaria iniziata 25 anni fa e ancora in corso. Dopo averla imprigionata e torturata per le sue ricerche sociologiche sui curdi, il potere turco ha deciso di farla diventare una “terrorista” fabbricando tutte le prove per farla passare come esecutrice di un attentato, nonostante sia stato stabilito che l’esplosione al mercato delle spezie di Istanbul del 1998 non è stata dolosa, ma accidentale.
Sei mesi dopo l’annuncio a mezzo stampa dell’annullamento dell’assoluzione, la decisione della Corte Suprema è stata finalmente comunicata alle/agli avvocatx di Pinar Selek lo scorso 6 gennaio 2023 dalla Corte di Assise di Istanbul. Questi sei mesi di insopportabile attesa e di tortura psicologica per Pinar Selek diventano una parodia di giustizia. Nei confronti di Pinar Selek è stato emesso un mandato di cattura internazionale, richiedendo il suo arresto immediato. Questa decisione è stata presa dal Tribunale Penale di Istanbul ancor prima che i giudici di questa giurisdizione si fossero pronunciati in occasione della prima udienza, fissata il 31 marzo 2023.
Queste misure, grottesche dal punto di vista giuridico e particolarmente gravi per la loro portata e per le conseguenze che hanno su Pinar Selek, sono state prese in un contesto in cui il potere turco sta limitando sempre più le libertà e moltiplica le violenze contro le minoranze e chi si oppone politicamente a questo stato di cose, in particolare contro il popolo curdo, sia in Turchia che in altri Paesi. Le imminenti elezioni politiche in Turchia inducono ogni sorta di diversivo politico e di manipolazione.
I collettivi di solidarietà con Pinar Selek rifiutano di assistere a questa farsa giudiziaria lasciando che la scrittrice e sociologa continui a essere ostaggio di una politica iniqua. Rifiutano anche di vederla come la vittima collaterale della politica compiacente dei Paesi europei verso il regime autoritario e liberticida che imperversa in Turchia. Per questo chiedono a tuttx i/le parlamentari e responsabili politici che negli ultimi mesi hanno espresso il loro sostegno a Pinar Selek, di agire con forza presso il governo affinché le venga garantita tutta la sicurezza e la protezione che lo stato francese deve a una delle sue compatriote. La nazionalità francese di Pinar Selek non basterà a proteggerla. Forte del sostegno di molte personalità dell’accademia e della cultura, i collettivi di solidarietà rinnovano la loro richiesta al Presidente della Repubblica affinché esprima il suo sostegno fermo e incondizionato a Pinar Selek e indirizzi una protesta ufficiale verso il potere turco.
I collettivi si appellano infine a amiche e amici di Pinar Selek, alle/agli artistx, universitari.e e alle/ai militanti perché moltiplichino gli sforzi per estendere le iniziative a sostegno di tutte le vittime del regime turco e a preparare delle nutrite delegazioni che possano andare il prossimo 31 marzo a Istanbul per esigere verità e giustizia per Pinar Selek!

Coordinamento europeo dei collettivi di solidarietà con Pinar Selek


*** Lettera di Pinar ***

Care amiche e cari amici,
ho appena letto la decisione della Corte suprema che mi condanna non soltanto alla prigione a vita ma anche a una persecuzione senza fine. È una falsa decisione che si appoggia su dei falsi argomenti e su delle prove falsificate.
Questo processo continua da 25 anni. La metà della mia vita. E io so che è uno degli indicatori del male organizzato che è radicato in Turchia da molto più tempo. Riflette allo stesso tempo la continuità del regime autoritario in Turchia e le configurazioni dei dispositivi repressivi. Questa sentenza iniqua, fondata su dei documenti falsificati, non è che un pezzo degli oscuri dispositivi utilizzati prima delle elezioni. Qualche giorno prima degli omicidi dei Kurdi a Parigi, io scrissi questo su Mediapart: "L'anno 2023 è prevedibile. In occasione delle scadenze elettorali, vedremo delle nuove esplosioni o degli attentati organizzati dagli "invisibili". Le inchieste non finiranno mai, come il complotto di cui io sono vittima”. Ho spiegato come in Turchia il governo in difficoltà scateni la sua violenza attraverso una strategia di caos e di tensione, che si nutre dell'oscuro repertorio politico del paese. Io sono un piccolo punto nel grande quadro della resistenza, che si paga a caro prezzo.
Fino ad oggi, ho resistito per non sottomettermi alla dominazione, ma anche, davanti alla repressione, per continuare a creare, a lavorare su dei temi di ricerca, a riflettere profondamente, in modo strutturato, e anche ad agire e a vivere come una formica festante. Ve lo prometto, non mi arrenderò.

Vi bacio,

Pinar