Ascolta lo streaming di Radio Onda Rossa !Ascolta lo Straming di ROR !Ascolta lo stream MP3

Je so pazzo

Data di trasmissione
Durata 9m 55s

Ieri mattina, all'interno dell'ex OPG di via Imbriani, nel quartiere Materdei, è nato un nuovo spazio sociale.

Ne parliamo con una compagna del CAU di Napoli.

Questo il comunicato.

 

*Nasce a Napoli l’Ex OPG occupato “Je so pazzo”*


*Stamattina come studenti, lavoratori, disoccupati abbiamo dato vita ad un
nuovo spazio in città: Ex OPG occupato “Je so pazzo”.*

*Situato in via Imbriani, nel quartiere Materdei, l’EX Ospedale Giudiziario
versava in stato di abbandono da molti anni.*Ed è proprio l’ultimo utilizzo
della struttura che dà il nome al nuovo progetto: laddove hanno regnato
solo oppressione, autorità e reclusione coatta, in un mondo dove la
normalità è fatta da disoccupazione, precarietà, discriminazioni razziali e
di genere, noi vogliamo dichiararci pazzi e riuscire a creare spazi di
condivisione, socialità e libertà fuori dalle logiche del profitto.

Per questo lo spazio che ci riprendiamo verrà utilizzarlo innanzitutto per:

1)*sottrarlo all’abbandono, sistemarlo, restituirlo alla città e al
quartiere*, creando da subito spazi ricreativi per i più piccoli, momenti e
percorsi di socialità accessibili a tutti attraverso iniziative,
laboratori, spettacoli, mostre, tornei, concerti…



2*) riprenderci il diritto allo studio*: come studenti ci siamo mobilitati
in questi mesi contro la scandalosa gestione regionale e nazionale dei
servizi agli studenti che non hanno più mense, borse di studio e alloggi
accessibili per continuare il percorso universitario. Per questo vogliamo
riappropriarci dei nostri diritti e costruire in questo spazio anche
uno*“**studentato
autogestito**”*per rilanciare il percorso e dare supporto alle istanze di
chi altrimenti viene costretto a lasciare gli studi, a lavorare solo per
pagarsi le tasse annuali, a vivere in studentati con prezzi inaccessibili
alla maggioranza creando una vera e propria situazione di “emergenza
abitativa”.



3*)  lanciare nuovi percorsi di incontro e mobilitazione a partire dalle
nostre concrete esigenze*: dal lavoro al territorio, dalle scuole alle
università, dalla casa alla sanità, e via così per rilanciare e ampliare la
nostra partecipazione e costruire insieme delle proposte concrete ponendoci
come unico limite il cielo.



*E lo Stato questa volta non ci deve condannare*perché non vogliamo altro
che ridare senso al concetto di  democrazia di fronte a una classe politica
che invece di implementare gli spazi di partecipazione diretta alla vita
pubblica, si chiude sempre di più in processi e modalità autoritari e
antidemocratici per aumentare il proprio giro di affari e di corruzione.

*Invitiamo anche il sindaco e le rappresentanze cittadine*a visitare e
constatare l’impegno sociale che vogliamo mettere in piedi e a incoraggiare
iniziative come questa, che partono dai nostri bisogni per costruire
proposte e alternative, perché oggi, anche noi,*vogliamo finalmente
parlare..*