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1 marzo in piazza per diritto di residenza e libertà di movimento

Data di trasmissione

1 marzo in piazza per il diritto di residenza e la libertà di movimento! #Indivisibili

Venerdì primo marzo dalle ore 12 saremo in piazza Bocca della Verità a Roma per manifestare, come in diverse altre città, contro la persistenza dell’articolo 5 del cosiddetto “Piano Casa” del 2014 sfornato dal governo Renzi-Lupi, che nega la residenza a chi occupa, e contro la legge Salvini che aggredisce il diritto alla residenza dei richiedenti asilo in attesa di permesso. Così come l’allora ministro alle Infrastrutture, poi indagato e dimissionario, anche l’attuale Ministro dell’Interno ha usato la decretazione d’urgenza per colpire diritti inalienabili sanciti dalla Costituzione e da trattati internazionali. Il mancato accesso alla residenza significa infatti non poter accedere all’assistenza sanitaria, all’istruzione e a tutti i servizi locali; per i migranti, la mancanza della residenza può determinare il mancato rinnovo del permesso soggiorno. Per questo, all’interno dell’assemblea nazionale degli Indivisibili tenutasi il 10 febbraio a Macerata, la residenza anagrafica è stata individuata come un punto di mobilitazione cruciale per articolare nei territori il rifiuto delle politiche classiste e del razzismo istituzionale del governo gialloverde.

Avevamo chiesto di mobilitarci davanti la sede dell’Anagrafe centrale in via Petroselli, ma questo non ci è stato consentito. Un ulteriore segnale di chiusura in una città governata da quasi tre anni dal Movimento 5 Stelle, che nel 2014 aveva espresso un voto contrario sull’articolo 5. Nei fatti, questa Giunta non è stata in grado di andare oltre lo strumento della residenza fittizia. Modalità di iscrizione all’anagrafe stigmatizzante e totalmente inutile per l’accesso a diritti primari e per il rinnovo del permesso di soggiorno, che di fatto ha solo rappresentato una nuova tappa di ‘istituzionalizzazione’ della povertà e del disagio abitativo tramite i servizi sociali, ancora una volta senza affrontare le condizioni economiche e sociali che hanno portato migliaia di persone a vivere in immobili occupati e insediamenti informali.

Questo stato di cose produce soluzioni pasticciate e spesso non legalmente vincolanti, ulteriormente aggravate dalla Legge sulla Sicurezza. Anche per i rifugiati che vedranno negata l’iscrizione anagrafica ci saranno molteplici problemi in attesa del pronunciamento sul loro status da parte della commissione incaricata. A dispetto della retorica del ‘prima gli italiani’, simili provvedimenti accomunano italiani e stranieri poiché vanno a colpire i poveri e a sancire una condizione differenziata tra coloro che ce la fanno per condizioni di reddito o cittadinanza a garantirsi un alloggio, e coloro che sono in povertà relativa o assoluta e che di conseguenza trovano soluzioni abitative considerate fuori dalla legalità.

Tuttavia, la ‘disobbedienza’ attuata da alcuni sindaci rispetto alla registrazione anagrafica indica una strada possibile da percorrere per invertire la rotta rispetto al controllo sociale e alla criminalizzazione della povertà tracciata dal governo gialloverde, e cristallizzata in un unico dispositivo di legge che sovrappone la sicurezza urbana, i flussi migratori e la riorganizzazione della gestione dell’ordine pubblico.
Chiediamo alla sindaca Virginia Raggi di fare altrettanto e di sottrarsi da questa deriva autoritaria rifiutando il diktat della legge Salvini e l’articolo 5.
Chiediamo che sia indicato all’Anagrafe e ai municipi romani un percorso che ripristini in maniera formale il diritto alla residenza e garantisca la libertà di movimento contro tutti quei muri e quelle barriere interne, che si sommano alle frontiere esterne, utili solo a fomentare odio sociale e guerra tra poveri.
Movimento per il diritto all'abitare