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La Parentesi di Elisabetta del 28/01/2015 "Borsa nera"

Data di trasmissione
“Borsa nera”

Immagine rimossa.  Immagine rimossa.Durante gli anni della seconda guerra mondiale e in quelli immediatamente successivi si verificò il fenomeno della borsa nera. Nonostante le pene fossero molto severe divenne così importante che coinvolse molta parte della popolazione.

La minoranza che non ne ebbe bisogno apparteneva ad un ambito privilegiato. Anche in guerra e nei periodi di crisi c’è chi sta bene e magari accumula grandi ricchezze sul dolore e la miseria dei/delle più.

Nonostante le campagne di demonizzazione che propagandavano che la borsa nera era “contro la patria”, che sabotava lo sforzo bellico, che imboscava le derrate alimentari…. e nonostante la repressione vera e propria che arrivava fino alla fucilazione, il mercato clandestino finì in concomitanza con il miglioramento delle condizioni sociali degli anni ’50.

Questo conferma l’inconsistenza di chi pensa che il ricorrere a mezzi definiti illegali da parte dei più sia qualche cosa di leggibile antropologicamente, magari con risvolti razzisti, da far ricadere sulla testa di …migranti….Rom…meridionali…senza tetto…disadattati sociali a vario titolo insofferenti alle regole …..non a caso i più poveri e le più povere.

La maggior parte delle persone la notte vorrebbe dormire sonni tranquilli e se sceglie strade che questo sistema definisce illegali lo fa perché le sue condizioni economiche sono inaccettabili o perché il livello di sopruso ha raggiunto limiti di intollerabilità.

Perché abbiamo ricordato la borsa nera? Perché la gente dimentica, non fa tesoro di quello che racconta la storia e si fa coinvolgere dall’ideologia dominante.

La memoria non dovrebbe servire a oleografiche cerimonie sterili, funzionali a far dimenticare che le situazioni si ripetono seppure sotto altre vesti, ma ci dovrebbe ricordare che i protagonisti sono sempre gli stessi e la stesse.

La platea dei poveri in Italia, per limitare il discorso al nostro paese, si allarga e i poveri e le povere sono sempre più poveri/e e perciò possiamo ipotizzare verosimilmente che tanti, troppi dovranno trovare loro malgrado una soluzione per mangiare almeno una volta al giorno, per avere un tetto sopra la testa, per accedere alle cure, per comprare un paio di scarpe, un cappotto e mandare i figli e le figlie a scuola.

A nessuno/a piace vivere sotto i ponti o in una macchina, per chi ce l’ha, o andare a dormire negli ospedali pubblici o alla stazione o lavare i vetri ai semafori e magari avere un bambino/a a cui è negata la mensa scolastica perché non ha pagato la retta.

I gretti, gli indifferenti, i benpensanti non siano tanto sicuri della loro attuale condizione economica, l’esperienza greca e portoghese ce lo insegna, il modello americano si sta espandendo anche in Europa. Le statistiche ufficiali statunitensi, naturalmente false e taroccate al ribasso, ci dicono che 50 milioni di americani vivono in condizioni di povertà da paesi del terzo mondo.

Gettare nella pattumiera il neoliberismo, questo mostro tentacolare dalle mani adunche e insanguinate che lacera la condizione dei/delle più per il privilegio sgangherato e volgare di una minoranza, è una necessità. Chi ne veicola i valori per tornaconto personale non si creda assolto e assolta, dietro il belletto e il trucco delle belle e forbite parole c’è il volto della morte che semina lutti.

I ruoli sono sempre gli stessi, c’è chi rastrella, chi è attivo/a nelle espulsioni e detenzioni, chi picchia i manifestanti, chi licenzia, chi strumentalizza le oppressioni, chi fa finta di non vedere e si gira dall’altra parte…. E chi si espone, chi lotta, chi paga per questo un prezzo molto alto….

 

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