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Alex Chilton

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Dieci anni fa, il 17 marzo 2010, moriva a New Orleans il cantante e chitarrista Alex Chilton. Se il suo nome resta legato ai Big Star, “la più famosa delle band sconosciute”, negli anni la sua è diventata una vera e propria figura di culto

Non si contano gli artisti che nel tempo gli hanno pagato tributo, riconoscendone l’influenza. È considerato il padre di quello che avrebbe preso il nome di “indie rock” e l’inventore del power pop

La fonte principale di quello che avremmo voluto raccontarvi sugli 87.9 di Ondarossa, e che cause di forza maggiore ci “costringono” a dire qui, è la biografia “Alex Chilton. Un uomo chiamato distruzione”, pubblicata da Holly George-Warren nel 2014

Una biografia splendida, appena pubblicata in italiano da Jimenez (la traduzione è di Gianluca Testani), editore indipendente che non perde occasione di mostrarsi intelligente e coraggioso nelle sue scelte

Ma non perdiamo il filo. Aprite occhi, orecchie e cuore. E se potete alle 20 sintonizzatevi su Ondarossa (e sostenetela). Non saremo in radio purtroppo ma le canzoni che abbiamo scelto, e che vi raccontiamo, andranno comunque nell’etere

Alex Chilton nasce il 28 dicembre 1950 a Memphis, Tennessee. Già calda e influente dal punto di vista musicale, la città sta per essere travolta dal ciclone Elvis. Sempre qui, nel ’57, nasce la Stax Records, che darà i “natali” a Otis Redding, Sam & Dave, Booker T & the MG’s

È con questo sound, e con i dischi jazz del padre sassofonista e pianista, che si formerà Alex. Sarà Chet Baker a fargli venire voglia di cantare e Steve Crooper, turnista della Stax e futuro blues brother, a ispirarlo per trovare il giusto approccio alla chitarra

Ma a fargli venire voglia di suonare in una band sono i Beatles: il 19 agosto ’66 è fra il pubblico dei Fab Four a Memphis. Dopo le parole di Lennon – “Siamo più famosi di Gesù” – il tour Usa si preannuncia bollente fra proteste di fondamentalisti cristiani e minacce del KKK

Dopo averlo sentito cantare, i DeVilles lo ingaggiano per un tour a seguito del forfait del loro cantante. Cambiano nome in Box Tops e sbancano con “The Letter”, il singolo di maggior successo mai inciso a Memphis, che raggiungerà il vertice delle classifiche negli Usa

È il 1967, il sedicenne Alex Chilton è già una big star

Box Tops - The letter

 

Per chiudere la parte dedicata agli esordi di Alex segnaliamo un album uscito nel 2019. In “Songs from Robin Hood Lane” (l’indirizzo di casa sua a Memphis) sono stati recuperati brani incisi da Chilton in omaggio agli artisti con i quali è cresciuto

In scaletta c’è una bellissima versione di “My Baby Just Cares for Me”, canzone degli anni ’30 resa celebre da Nina Simone nel 1958

Nina Simone - My Baby Just Cares for Me

 

I Box Tops resistono nelle classifiche per 3 anni. Quando nel 1970 la band si scioglie, Alex ha 19 anni e un bel po’ di denaro. Non può immaginare che da quel momento la musica non gli renderà mai più abbastanza da consentirgli un’esistenza serena

A Memphis intanto il chitarrista Chris Bell forma una band col batterista Jody Stephens e il bassista Andy Hummel. È a loro che si unirà Alex nel 1971. Le session negli studi Ardent portano a una serie di canzoni pop che non passano inosservate

La Ardent propone di far uscire l’album nel suo catalogo quando la band non ha neanche un nome. Scelgono di chiamarsi come il supermercato che sorge di fronte agli studi di Madison Avenue: “Big Star”

A distribuire i dischi Ardent è la Stax, che sarà la causa del loro fallimento: “#1 Record” arriverà nei negozi di tutti gli Usa in poche migliaia di copie. E chi corre a comprarlo dopo aver letto le super recensioni non lo trova

 

Big Star - Feel

 

A splendere su “#1 Record” è “Thirteen”. Una canzone sui 13 anni, e sull’idea romantica dell’amore come rifugio, scritta per chi 13 anni non li ha più. Ma anche un monito a non dimenticare chi eravamo: “Rock ‘n Roll is here to stay”, canta Alex in un verso immortale

Pochi accordi, durata breve. Un tema universale come l’adolescenza. È una canzone perfetta da rifare. Infatti “Thirteen” vanta decine di cover. Non potevano non pagare tributo i Wilco, che molto devono ai Big Star

Wilco - Thirteen

 

 

Chris Bell, dopo il flop, depresso abbandona la band. Chilton e gli altri non mollano e nel ’74 fanno uscire “Radio City”, ancora per la Ardent. La sorte è la stessa: grandi recensioni, potenziali hit, zero distribuzione

Big Star - Back of a Car

 

Non è facile stare vicino a Chilton. Distruttivo in amore e nelle amicizie, come lo è verso la musica: prima crea, poi distrugge. A complicare il tutto è l’alcol. Con queste premesse uno strano ensemble di musicisti di Memphis dà vita al terzo disco dei Big Star.

Resiste alla batteria Jody Stephens ma il disco è tutto di un Chilton sempre ubriaco. L’album nato da quelle session uscirà 4 anni dopo, senza neanche un titolo. Certe edizioni riportano “3rd”, altre “Sister Lovers”, altre ancora “The Third Album”

Pietra miliare per le future generazioni indie, “3rd” è un disco pesante, la radiografia di una personalità complessa. Accanto alle ballate trovano posto pezzi sperimentali in cui Chilton sembra mettere in musica quel nichilismo che l’ha sempre contraddistinto

Fra queste la magnifica “Kangaroo”, che ancora una volta ci ricorda meglio di mille parole da dove provengono i Wilco…

Big Star - Kangaroo

 

Una costante nella carriera di Chilton, dal vivo come in studio, sono le cover. Ne esegue tante, adora suonare gli artisti che ama. Una trova spazio sull’album, in omaggio ai Velvet Underground e a Nico

Velvet Underground - Femme Fatale

 

In questo periodo Chilton, dipendente da alcol e droghe, vaga senza suonare. Nel ’77 va nella Grande Mela in cerca di ingaggi e il “New York Times” gli dedica un articolo: “Alex Chilton, rock legend, back”. Ha 26 anni! Nel ’78 esce “3rd”, ma lui non lo viene neanche a sapere

Il 1978 si chiude con la morte per incidente d’auto di Chris Bell, che dopo aver lasciato i Big Star non farà in tempo a pubblicare nessun album. Il disco “I am the Cosmos”, registrato nel ’75, uscirà solo nel ’92

Chris Bell -  I am the Cosmos

 

La rabbia e il dolore per la morte di Bell, la frustrazione per i continui flop, gli abusi di alcol e droga, l’instabilità mentale, l’autodistruzione. Tutto questo finirà su “Like a Flies on Sherbert”, il debutto come solista di Chilton

Nonostante musicisti ubriachi, testi incomprensibili e master pieni di rumori e di errori, l’album è una testimonianza preziosa della sua carriera. La foto di un particolare momento artistico e personale

Alex Chilton - Hey! Little Child

 

 

A New York Chilton diventa un’icona della scena punk che gravita attorno al CBGB’s. Sarà lui a produrre l’esordio dei Cramps nel 1980, dicendosi poi invidioso di band dal sound così riconoscibile: lui non riuscirà mai a ripetere nei suoi lavori la stessa idea musicale.

Gli anni ‘80 per Chilton sono una sequenza di album fuori fuoco e svogliati usciti per etichette indipendenti. Viene dimenticato. Poi le cose cominciano a muoversi favorevolmente a sua insaputa: a fine decennio escono le ristampe dei tre dischi dei Big Star.

È in questi anni che nasce il culto per lui e per quella misteriosa band di Memphis passata troppo velocemente. Gruppi come Teenage Fanclub e R.E.M. rilasciano interviste in cui confessano il loro amore e il loro debito verso i Big Star.

C’è poi chi si spinge oltre, come i Replacements:

‘Children by the million sing for Alex Chilton when he comes ‘round

They sing “I’m in love. What’s that song? I’m in love with that song

I never travel far, without a little Big Star”

Replacements - Alex Chilton

 

Impossibile dar conto di tutti i progetti di Chilton. Non si può però non citare la sua partecipazione in un folle trio psychobilly con Alan ‘suicide’ Vega e Ben Vaughn. Un solo imperdibile album: “Cubist Blues”

Alan Vega, Alex Chilton, Ben Vaughn - Fly Away

 

 

Chiudiamo tornando a “3rd”, forse il capolavoro dei Big Star ma senza una “Feel” né una “Back of a Car”. Pieno di demoni, di quelli che ti fanno scrivere una canzone come “Holocaust”: la più brutale, desolante e dolorosa mai scritta da Chilton.

È il lamento di un dolore che non si può fingere, con la voce di Alex accompagnata da un pianoforte e da una chitarra che sembra provenire dall’oltretomba. Tocca corde profonde e dolorose che pochi artisti hanno avuto il coraggio di percorrere

Big Star - Holocaust

 

Alex Chilton muore di attacco cardiaco il 17 marzo 2010 a New Orleans, dove viveva da dieci anni nel quartiere Tremé. Amava suonare jazz con il piano che si era regalato grazie all’assegno di un programma tv che aveva usato “In the Street” come sigla

Nel 2005 aveva rimesso insieme i Big Star. Nella settimana in cui è morto avrebbero dovuto suonare al “South by Southwest” di Austin, il più grande raduno di esperti musicali degli Usa. Alex rubò la scena comunque

Tanti gli omaggi rivolti a Chilton in questo decennio. Emozionante quello del Primavera Sound 2012, con Alex Taylor, i Wilco, Sharon Van Etten, Mitch Easter, Mike Mills e Yo La Tengo insieme a cantare “Thank you friend”. Grazie Alex

Alex Taylor, i Wilco, Sharon Van Etten, Mitch Easter, Mike Mills, Yo La Tengo - Thank you friend