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Nunca màs? Enrico Calamai a radio onda rossa.

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Il 24 marzo di 45 anni fa un colpo di Stato in Argentina instaurava una dittatura militare che sarebbe terminata solo nel dicembre del 1983 e con un saldo di oltre 30.000 morti, oppositori e dissidenti trucidati da militari e polizia i cui corpi, nella maggior parte dei casi, non sono stati mai più ritrovati.

Enrico Calamai era all'epoca un giovane funzionario del consolato italiano a Buenos Aires che insieme a un gruppo ristretto di persone, formato fra gli altri dal giornalista GianGiacomo Foà e dal sindacalista Filippo Di Benedetto, riuscì a mettere in salvo centinaia di persone, prima di essere forzosamente richiamato in patria nel 1977. Questa esperienza si ritrova nel suo libro autobiografico "Niente asilo politico".

Impegnato oggi nella denuncia dei massacri nel Mediterraneo, Enrico ci mostra quanto sia terribile il concetto di "desapariciòn" e come, a distanza di tanti anni, l'atteggiamento generale dell'opinione pubblica e il ruolo dei media di fronte a tragedie come la dittatura argentina o la strage dei migranti nel Mediterraneo non sia poi cambiato granché.

Decreti sicurezza, la strada è ancora lunga

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Il Manifesto di domenica 11 ottobre ospita un intervento di Enrico Calamai in merito alla revisione dei decreti Salvini da parte del governo attuale, lo potete ritrovare qui: https://ilmanifesto.it/questa-revisione-dei-decreti-salvini-non-fermera…

A Enrico Calamai, che da console italiano a Buenos Aires mise in salvo e fece espatriare centinaia di oppositori politici, abbiamo chiesto di illustrarci il suo articolo, in particolare per quanto riguarda le analogie fra i desaparecidos di ieri e quelli di oggi.