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La cancellazione della memoria storica in Palestina

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Insieme ad Andrea, un fotografo che è stato più volte nella Palestina occupata, e a Chiara, un'archeologa specializzata in Asia occidentale, raccontiamo innanzitutto la sua esperienza di viaggio e i cambiamenti intercorsi nel tempo sul territorio, soprattutto a seguito del 7 ottobre 2023. Ci focalizziamo quindi sulle diverse forme di repressione attuate da Israele, soffermandoci in particolare sull'aspetto dello spossessamento identitario e culturale. A questo proposito, è emblematico il caso dell'area archeologica di Sebastia, vicino a Nablus, dove Israele ha requisito più di 180 ettari di territorio, destinati a essere riconvertiti in un gigantesco "parco a tema" funzionale al solo sfruttamento turistico. Il sequestro di una porzione di territorio così vasta ha evidenti implicazioni anche sotto il profilo economico, in quanto priva le comunità locali di importanti fonti di sostentamento e di prospettive di futuro. In termini più generali, del resto, l'archeologia viene piegata da Israele alla mera ricerca di "testimonianze bibliche" che possano legittimare la presenza coloniale, cancellando qualsiasi altra forma di sopravvivenza storica.