Parliamo di Eni e delle sue responsabilità all'interno della crisi climatica, in vista della mobilitazione nazionale di domani contro l'azienda partecipata al 30% dallo Stato. Ne parliamo con il collettivo di Ecologia Politica di Milano e con Re:Common.
Torniamo a parlare con le lavoratrici dello spettacolo. Al momento nessun tipo di welfare è stato deciso dal Governo per aiutare chi lavora nel mondo dello spettacolo, cinematografico e teatrale. Si chiede di tornare al lavoro, ma come? Non si può chiedere a chi lavora nello spettacolo di farsi carico dell'emergenza sanitaria, quindi si deve dare un reddito a tutte quelle persone che causa covid non possono e non vogliono tornare a lavorare.
Dopo l'assemblea radiofonica sulla scuola del 19 aprile dedicata alla didattica a distanza, si torna a discutere di scuola a microfoni aperti per affrontare il tema della riapertura, di quando e come sarà possibile tornare a scuola, partendo dalle dichiarazioni governative e dalle anticipazioni sul lavoro della task force.
‘Solo’ 25mila casi, nemmeno mille decessi. Nel suo piccolo, il Portogallo fa scuola in Europa. E’ riuscito a contenere l’epidemia da coronavirus, pur essendo confinante con la Spagna, che ormai è seconda dopo gli Stati Uniti nella triste classifica mondiale sulla pandemia, con oltre 213mila casi e quasi 25mila morti.
Stando ai media internazionali, la ricetta portoghese ha alcuni punti focali: lockdown immediato ma non estremo, sanità territoriale diffusa, regolarizzazione dei migranti senza permesso di soggiorno.
In Rojava continuano le operazioni belliche nonostante la pandemia globale. Lo scorso 30 aprile un attentato ha scosso la città di Afrin, occupata da due anni da milizie turche e islamiste, provocando 46 morti. La Turchia continua la sua politica di accerchiamento dell'esperienza confederale cercando di spezzare i collegamenti tra i cantoni della Federazione Democratica della Siria del Nord. Nel frattempo, sale il numero di rifugiati che trovano asilo nella Federazione, al momento oltre 600.000.
Con Murat Cinar, giornalista turco che da anni vive in Italia, facciamo il punto della situazione in Turchia nella pandemia di Covid-19. Affrontiamo anzitutto il tema della riforma carceraria, con un approfondimento sul caso della band musicale Grup Yorum, i cui componenti sono in carcere perché oppositori politici di Erdogan e dell’Akp e da tempo sono in sciopero della fame. Una di loro, Helin Bolek, è morta nel mese di aprile proprio in seguito a questa forma molto forte di protesta, mentre nella giornata di ieri Ibrahim Gokcek ha sospeso lo sciopero.
Con Marina Calculli, docente di relazioni internazionali all'Università di Leiden, approfondiamo i temi caldi relativi alla regione mediorientale e al Maghreb: la crisi libica, le proteste di piazza in Libano, la guerra del petrolio tra Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti.
Fermi e ferme da marzo, per alcuni il bonus da 600 euro non è arrivato e i contratti, per lo più a chiamata, scaduti.
Non solo attori, musicisti e artisti ma anche una vasta categoria di tecnici, assistenti, costumisti, operatori e maestranze, macchinisti, elettricisti i cosiddetti lavoratori e lavoratrici dello spettacolo.
Migliaia di lavoratori e lavoratrici fermi in tutta Roma, circa 340mila in tutta Italia secondo la Fondazione Centro Studi Doc, che per il mondo dello spettacolo ha stimato una perdita di 8 miliardi di euro in un solo mese di fermo.