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"The Loser"

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La puntata è dedicata interamente alla recente scomparsa del cantante e produttore giamaicano Derrick "The Chariot" Harriott, figura fondamentale nella transizione tra i generi rocksteady e reggae a cavallo tra gli anni sessanta e settanta

L'apertura è affidata al manifesto assoluto del rocksteady The Loser, che mette subito in chiaro il talento interpretativo di Harriott, con quel timbro vocale vellutato impresso su una delle linee di basso più ipnotiche e imitate di sempre. La transizione verso Walk The Street consolida l'atmosfera notturna e malinconica di questa prima epoca d'oro.

Si passa a una delle combinazioni di singoli più influenti della storia della musica giamaicana prodotte da Harriott. Le tracce dei giovanissimi Keith & Tex Stop That Train e Tonight vantano arrangiamenti vocali impeccabili, e due ritmiche ("riddim") destinate a essere campionate e riutilizzate per i successivi cinquant'anni.

David Scott (in arte Scotty) prende il controllo del microfono sul riddim tonight inaugurando la gloriosa stagione del toasting su base early reggae, e trasformando le intuizioni ritmiche dello studio Crystal in una traccia trascinante e modernissima per l'epoca.

Harriott torna sul palco con Solomon, e il suo avvolgente mid-tempo rocksteady, e subito dopo rientra in sala controllo per stravolgere la traccia strumentale per l' epica e spettrale The Undertaker, fortemente influenzata dalle atmosfere dei film spaghetti-western che spopolavano nei cinema di Kingston.

Lo shuffle della tastiera guadagna il ritmo serrato dell'early/boss reggae con due perle cariche di energia primordiale che hanno segnato il legame indissolubile tra la Giamaica e il Regno Unito. John Jones (spesso storpiato in John John) di Rudy Mills, seguito dalla strumentale Bombshell, e il capolavoro di rivalsa sociale e resilienza Sufferer dei The Kingstonians.

Le leggendarie armonie vocali dei The Ethiopians si cimentano in No Baptism con un testo ad alto contenuto spirituale, un proto reggae che dimostra la straordinaria abilità di Harriott nel catturare l'anima più autentica, sacra e cruda dei gruppi vocali dell'isola.

Torniamo all' Harriott cantante con un accoppiamento che unisce impegno e sentimento. La potente cover in chiave reggae/soul di Message From A Black Man (originale dei Temptations), con la quale Harriott sposa le istanze del movimento Black Power americano, e Do I Worry che rispolvera il suo lato più romantico e struggente.  A questo punto giriamo il 7 pollici per la dimostrazione pratica della genialità del "riciclo" dei ritmi giamaicani: Scotty sale in cattedra con I Worry, e realizza il suo trascinante toast sfruttando proprio la traccia strumentale appena ascoltata, dandole nuova linfa e una vibrazione completamente diversa allo stesso riddim.

In Cool Breeze, Big Youth cavalca con uno stile selvaggio e rivoluzionario la storica base di Stop That Train di Keith & Tex, in quello che è un momento di svolta epocale per la cultura dancehall.

La scaletta riprende il suo corso con l'Harriott architetto musicale. Bells of Death è un gioiello strumentale oscuro e ipnotico, in cui la melodica spettrale e inconfondibile di Augustus Pablo si intreccia con le trame sonore dei Crystalites, la house-band di Harriott, aprendo le porte alle primissime, affascinanti sperimentazioni che avrebbero portato alla nascita del Dub. The Chariot fu infatti uno dei primi a cogliere e sfruttare il talento di King Tubby.

Un documento storico di inestimabile valore è  sul finire di puntata Concentration. Derrick Harriott intuisce prima di chiunque altro l'immenso potenziale di un giovanissimo Dennis Brown, forgiando questa perla early reggae prima che il cantante venisse incoronato in tutto il mondo come il "Principe del Reggae".

La playlist si chiude in totale eleganza con una raffinatissima reinterpretazione del classico soul degli Stylistics People Make The World Go Round, un sofisticato e morbido reggae-soul urbano che riassume perfettamente la filosofia estetica di Derrick Harriott: radici giamaicane profonde ma con lo sguardo costantemente rivolto alle grandi produzioni della black music internazionale.