"Sunk in the Mist"
La puntata, in gran parte dedicata a delle icone del reggae di fine anni '60, inizia con toni esistenziali su "You Don't Know" del prolifico Bob Andy, una delle migliori penne del genere, e "Hard Road to Travel" dell'eroe indiscusso della Giamaica Jimmy Cliff. L'equilibrio tra difficoltà e resilienza continua con "Such is Life" di Lord Creator, nella sua prima versione, e trova toni romantici e autocelebrativi con le seguenti "If This World Were Mine" di Marvin Gaye nella cover di Tyrone Evans, "I Love The Reggae" dei Gaylads e "Morning Sun" di Al Barry & The Cimarons. Il viaggio nella golden era del rocksteady si chiude con la metaforica ed epica "Fu Man Chu" di Desmond Dekker & The Aces.
La seconda parte della puntata mantiene i toni e infila diverse perle di modern rocksteady, a partire dalla travagliata "Sunk in the Mist" di Jr. Thomas & The Volcanos e "Admiration" dei The Frightnrs, il cui ritmo incalzante è cavalcato dalla voce ultraterrena del compianto frontman Dan Klein. Le sonorità ci consentono un piccolo ritorno agli anni '70 con un brano comunque attuale, che affronta tematiche di forte critica sociale e politica: "People (Who Kill People)" del britannico G.T. Moore, responsabile al tempo di aver assemblato il primo gruppo reggae credibile interamente formato da bianchi.
Il brano successivo, "Mercy Tree", prodotto da El Michels Affair e cantato da Liam Bailey, ci introduce alle sonorità più ibride e, con i fiati, crea il ponte che raggiunge la riva elettronica dei Fat Freddy's Drop e quella che, a detta dello stesso DJ Fitchie, è la loro traccia più reggae, ovvero "Sling & Arrows".
In chiusura l'atmosfera diventa esplosiva con il tipico stile UK dub/ska moderno dei Gentleman's Dub Club e la loro "High Grade", e il beat elettronico di "Let The Weed Bun" di Taiwan MC.

