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violenza patriarcale

Teniamo aperte le finestre

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Nella notte di sabato un'altra violenta aggressione si è consumata a Roma, nel quartiere Pigneto, ai danni di una donna che rincasava. L’intervento di un residente che ha aperto la finestra e ha gridato forte, ha messo in fuga l’aggressore. Sappiamo che queste aggressioni non sono casi isolati o privati. Si inseriscono in un clima politico e mediatico che incentiva la violenza lungo le linee del genere e della razza. Una situazione politica, nazionale e globale, che nega la violenza di genere, maschilista, abilista, patriarcale e razzista e parallelamente alimenta la cultura dello stupro, sdoganando comportamenti aggressivi e predatori. La spirale di odio e risentimento viaggia velocemente. Le parole di chi ci governa e dei politici di turno si traducono in azioni violente, precise e mirate nei luoghi che abitiamo ogni giorno. Ci inquieta la violenza propagata sui social e nella manosfera, strumento di legittimazione di un sistema patriarcale che discrimina, confina, odia, uccide. Il circo mediatico, che ha volutamente falsificato quanto avvenuto, contribuisce ad alimentare la dinamica razzista e violenta anche negli spazi digitali, senza mai prendere in considerazione chi queste violenze le subisce. Ci sentiamo bersagliatə negli spazi fisici e digitali, ma non accettiamo di normalizzare questa violenza patriarcale. E non accettiamo la strumentalizzazione razzista della violenza di genere, agita dalle forze politiche e dai media. Per questo torniamo in strada a portare la nostra rabbia. Torniamo in strada perché non vogliamo stare in silenzio. Torniamo in strada perché non vogliamo fare finta di niente, per tornare a gridare forte “sorella non sei solə”. Più presidi di polizia e l’istituzione di nuovi reati non sono la soluzione. Serve ricostruire trame sociali, solidarietà e cooperazione, in strada, negli spazi in cui viviamo, nei quartieri che frequentiamo. Ascoltarci, riconoscerci, tenerci per mano. Insieme. Fermarci, non girarci dall’altra parte, aprire le finestre, urlare. Urlare forte. Anche per chi non ha voce.

Sorella non sei solə
Per questo torniamo nelle strade

Appuntamento venerdì 26 giugno alle 18:30 - Di fronte alla metro C Pigneto

25 novembre ancora NUDM in piazza

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Una marea libera, interminabile, determinata e piena di idee per combattere e lottare con il popolo palestinese, contro le guerre e con tutte le persone che vogliono autodeterminare le loro scelte e la loro vita. Il 25 novembre alle h16,30 sotto il MIM, A Roma in Viale Trastevere, 76/a, per una lezione aperta capovolta sull'educazione sessuo-affettiva.

DOMANI, 2 GIUGNO: NIENTE DA FESTEGGIARE!

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Continuiamo a organizzarci insieme in vista della ricorrenza del 2 giugno per ribadire che non abbiamo nulla da spartire né tanto meno da festeggiare con una repubblica fondata sulla guerra.

Contro:

-  Le guerre esterne nelle quali l’Italia, insieme ad altri stati è capofila nel fornire armi, soldati e intelligence alimentando le sofferenze delle popolazioni ucraine, russe, yemenite, sudanesi, palestinesi, curde …, depredando i territori e costringendo molte persone a fuggire in cerca di una vita migliore;

-  Le guerre interne: quella che causa stragi sui posti di lavoro, quella contro chi non possiede documenti in regola, contro chi non ha casa e lotta per averla, quella della violenza patriarcale, della devastazione ambientale e del disciplinamento che inizia nelle istituzioni scolastiche e che si è scatenato sull’intera popolazione con la gestione militare della pandemia; quella contro ogni forma di ribellione la cui punta di diamante è rappresentata da 41 bis, ergastolo ed ostatività. Questi i temi che la lotta coraggiosa del compagno anarchico Alfredo Cospito è riuscito a scalfire e che vengono messi sul piatto da tutte quelle organizzazioni ed esperienze che vengono tacciate di “terrorismo”, bollate come “associazioni a delinquere” e che sappiamo invece lottare per una vita migliore per tutti e tutte e alle quali va tutta la nostra soldiarietà.

Lunedì 8 maggio si è tenuta all’interno della facoltà di lettere a La Sapienza l’assemblea pubblica di lancio del corteo.

L’assemblea ha visto una partecipazione varia e diverse sono state le realtà che hanno condiviso punti di vista e proposte. Erano presenti le realtà di lotta di chi è stato al fianco di Alfredo, delle persone migranti, quelle interne alla lotta per la casa, studenti, realtà ecologiste, comitati di lotta presenti nei quartieri, collettivi femministi, transfemministi e contro la repressione.

È stata accolta la proposta di fare il corteo nel quartiere di Don Bosco. Un quartiere popolare con il quale abbiamo voglia di comunicare e condividere un punto di vista. Il quartiere è quello degli enti, tra cui Enasarco, che impuniti lasciano migliaia di case vuote per meri calcoli finanziari a discapito di tutti coloro che una casa non riescono a permettersela. Una parte importante di questo territorio è occupata dal comando operativo di vertice interforze, ovvero l’aeroporto militare di Centocelle che tocca diversi quartieri popolari e luogo in cui si esercita la direzione  delle oprazioni militari delle forze armate italiane, nonché il contributo delle forze armate alla NATO.

Non è un raptus è femminicidio! Non Una di Meno in presidio davanti al tribunale di Brescia

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Antonio Gozzini, l’uomo che un anno fa uccise la moglie Cristina Maioli a coltellate nel sonno, è stato assolto dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia che lo ha ritenuto non colpevole perché, al momento dei fatti, non era in grado di intendere e di volere a causa di un totale vizio di mente per "un delirio di gelosia". Questa mattina Non Una di Meno Brescia è fuori dal tribunale della città per chiedere giustizia e ridare voce a Cristina e a tutte le donne vittime del patriarcato e della violenza dei tribunali. Ci colleghiamo in diretta dal presidio con una compagna.