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Il lesbicidio di Elisa Pomarelli

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Elisa Pomarelli viene uccisa il 25 agosto 2019 da Massimo Sebastiani a Campogrande di Carpaneto (Piacenza), strozzata da quello che considerava un amico. Ad Elisa non è stata riconosciuta la violenza subita in quanto lesbica vittima di odio da parte di chi l’ha uccisa. Le narrazioni di vittime di lesbicidio, come per Elisa Pomarelli, sono invisibilizzate perché l’orientamento sessuale non è conforme all’ordine patriarcale ed eteronormativo. L’omicidio di Elisa Pomarelli è un dramma maturato in una società lesbofoba, il cui primo atto è la rimozione, la dimenticanza collettiva della soggettività lesbica. È un lesbicidio, va riconosciuto e raccontato come tale. Lo facciamo insieme alle voci delle compagne e della sorella di Elisa.

NUDM: Flash mob contro la violenza istituzionale

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SE TOCCANO UNƏ, TOCCANO TUTTƏ!
 

Flash mob - Contro la violenza istituzionale e nei tribunali: Istanbul Convention Saves Lives!
A Roma (e in altre città) NUDM scende in piazza contro il ritiro della firma turca alla Convenzione di Istanbul solidale con i movimenti femministi ed LGTBQİPA+ che in tutti i paesi europei stanno resistendo agli attacchi delle destre.
H 18 Tribunale dei minori – Via dei Bresciani 32 (Lungotevere dei Sangallo)
H18.30 Ponte Garibaldi-Giorgiana Masi


 

Di seguito l'appello:


SE TOCCANO UNƏ, TOCCANO TUTTƏ!
Istanbul Convention Saves Lives!
Il testo, sottoscritto da 45 stati, vincola i paesi sottoscrittori a adottare e rispettare principi e misure di contrasto alla violenza di genere.
In Italia, in Europa e in tutto il mondo, l’attacco patriarcale e la violenza contro le donne e le soggettività LGBT*QIA+ continuano a intensificarsi. Sappiamo bene che la violenza si manifesta in ogni ambito delle nostre vite e in moltissime forme e che femminicidi e trans*cidi sono solo quella più visibile.
L'Italia è sotto osservazione per il mancato rispetto della Convenzione di Istanbul, in particolare riguardo la vittimizzazione secondaria nei tribunali.
Troppo spesso infatti quando si denunciano abusi, stupri e violenza domestica si finisce sul banco degli imputati e le vite delle persone, i loro comportamenti e le loro relazioni vengono messe sotto processo. Colpevolizzazioni, difficoltà ad essere credutə e vessazioni costituiscono un deterrente a denunciare molto pericoloso.
Non solo, malgrado i diversi pronunciamenti della Cassazione (uno dei quali molto recente), la PAS (sindrome da alienazione parentale o della madre "malevola"), per quanto non abbia alcun riconoscimento scientifico, continua a essere ampiamente utilizzata nei tribunali producendo la revoca dell'affido di minori alle madri, con sempre più frequenti prelievi forzosi, anche quando queste hanno denunciato violenza domestica. Non si può ricorrere al principio di bigenitorialità assoluto quando il modello è un genitore violento.
I centri antiviolenza femministi e transfemministi sottolineano l'assenza di comunicazione tra tribunale civile, penale e dei minori e il riprodursi di abusi e violenze ai danni delle donne, de* loro figli* e di tutte le altre soggettività
La guerra ai diritti delle donne e alle persone lgbtq+ è già in atto in Europa. Polonia e Ungheria adottano leggi contro l'aborto e transomobiafobiche e propongono di stilare un trattato a difesa della famiglia tradizionale e contro il "gender" alternativo alla Convenzione di Istanbul. L'attacco è in atto anche in Italia dove la legge Zan viene bloccata in Parlamento e il Piano istituzionale antiviolenza è scaduto da dicembre 2020.
Questa partita si gioca sui nostri corpi: Se toccano unə, toccano tuttə!
Solidali con i movimenti femministi ed LGTBQİPA+ che in tutti i paesi europei stanno resistendo agli attacchi delle destre, rilanciamo la giornata di mobilitazione transnazionale del primo luglio
Istanbul Convention Saves Lives!

Roma: alle 11 a Portuense contro i femminicidi

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Durata 12m 38s

FLASH MOB SABATO 5 GIUGNO ORE 11 – VIA GREPPI💥

Dona Shantini Badde Liyanage - Teresa - è l’ultima vittima di femminicidio, uccisa a Roma in zona Portuense il 29 maggio, finita a coltellate per strada, in un sabato pomeriggio. In uno di quei giorni in cui si inizia a parlare di fine del lock down e si torna finalmente a respirare accade l'ennesimo femminicidio, il ventiquattresimo nel 2021.

L’efferatezza del gesto, il luogo, l’ora, lasciano pensare che sia veramente tutto possibile, sempre, ovunque.
Ma non possiamo lasciare queste strade deserte, non vogliamo che il silenzio e l’oblio inghiottano l’ennesimo corpo straziato di donna. Donna uccisa senza un motivo che la ragione possa veramente comprendere, contemplare: la negazione dell’agire e del pensare in quanto essere umano. Siamo nel 2021 e, semplicemente, ancora molte donne non sono libere di esprimere i propri sentimenti e la propria volontà, di decidere di allontanarsi da una persona quando lo ritengono necessario nel percorso della propria vita. Siamo stanche, incredule, addolorate.

E’ per questo che sabato 5 giugno – ad una settimana dalla morte di Dona Shantini - alle ore 11 saremo in via Greppi, dove le residenti e i residenti del quartiere, le cittadine e i cittadini sensibili, le associazioni del territorio, vestiti di nero e di rosso, ricorderanno con un flash mob Dona Shantini Badde Liyanage.

Non è un raptus è femminicidio! Non Una di Meno in presidio davanti al tribunale di Brescia

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Antonio Gozzini, l’uomo che un anno fa uccise la moglie Cristina Maioli a coltellate nel sonno, è stato assolto dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia che lo ha ritenuto non colpevole perché, al momento dei fatti, non era in grado di intendere e di volere a causa di un totale vizio di mente per "un delirio di gelosia". Questa mattina Non Una di Meno Brescia è fuori dal tribunale della città per chiedere giustizia e ridare voce a Cristina e a tutte le donne vittime del patriarcato e della violenza dei tribunali. Ci colleghiamo in diretta dal presidio con una compagna.

 

Intervista a Margherita Giacobino

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Diana E. H. Russell è morta il 28 luglio scorso. A lei, femminista, sociologa e criminologa, si deve l'invenzione e la diffusione del termine femminicidio. A partire proprio dal concetto di femminicidio proviamo ad approfondire con Margherita Giacobino i diversi piani che legano insieme patriarcato, violenza, repressione ma anche di solidarietà e lotta tra donne.

Palestina: le donne in piazza contro i femminicidi

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“Non può esserci liberazione per la Palestina senza la liberazione delle donne. Donne libere in una patria libera”. E’ stato questo lo slogan che, il 26 settembre scorso, è risuonato per la strade della Palestina occupata e nei territori del ‘48.

Da Ramallah a Rafah, da Haifa a Gerusalemme, passando per Jaffa e Taybeh e fino alla diaspora libanese ed europea, le donne palestinesi sono scese in piazza, fra cartelli gialli, canti e grida che inneggiavano alla “rivoluzione” e alla “libertà”.

E’ nato così, nel giro di poche settimane, un movimento dal basso che promette di mantenere il suo “stato di agitazione permanente”: si chiama Tàlia‘àt, “quelle che escono”, un termine che deriva dalla radice Tala‘a, in arabo “emergere, rendersi visibile”, utilizzato anche per descrivere il sorgere del sole.

Ne parliamo con la giornalista Cecilia Dalla negra.

Melfi: solidarietà femminista contro i femminicidi

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Lo scorso 8 maggio a Melfi è stata uccisa Maryna Novozhylova, 27 anni, con due colpi di pistola sparati da suo marito, guardia giurata di Melfi, che subito dopo si è tolto la vita.
Fin dai primi momenti di Maryna non si è parlato, quasi come se si volesse farla sparire nel silenzio. Per di più Maryna non è di Melfi, non è nemmeno italiana, nessuno ha cercato di difenderla, non ci sarà nemmeno nessun processo.
E' invece è poi partito il processo mediatico: la solita distorta narrazione della violenza ha cercato in tutti i modi di attribuire la colpa del gesto dell'uomo alla stessa vittima, salvandone da ogni responsabilità l'autore del gesto. Rivittimizzazione si chiama, Maryna è stata uccisa così due volte.
Per questi motivi, per ricordare Maryna vittima di femminicidio, per ribellarci a una strage senza fine che non può e non deve passare sotto silenzio, l'Associazione Telefono Donna di Potenza insieme a un gruppo di donne di Melfi, invita tutte e tutti, associazioni, sindacati, partiti ecce., a partecipare alla manifestazione che si terrà, a un mese dall'uccisione di Maryna, l'8 giugno, alle 19, presso la Porta Venosina di Melfi.
Indosseremo qualcosa di rosso, porteremo, da lasciare lì per 3 giorni presso la Porta Venosina, le nostre scarpe rosse, ascolteremo brani sul femminicidio, e altro ancora che vi diremo nei giorni prossimi.

Femminicidio Bruna Bovino: oggi ultima udienza del processo. Presidio dei centri antiviolenza a Bari

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Si è tenuto oggi, presso la corte d’Assise di Bari, l’ultima udienza del processo per il femminicidio di Bruna Bovino, uccisa nel suo centro estetico a Mola di Bari, il 12 dicembre 2013. L’imputato per l’omicidio è Antonio Colamonico.

Al processo, iniziato il 18 novembre 2014, si sono costituite parte civile l’associazione Safiya Onlus, Centro Antiviolenza di Polignano a Mare, su richiesta della famiglia della vittima, con l’avvocata Barbara Spinelli, l’associazione Giraffa Onlus di Bari con l’avvocata Andreina Orlando e, per la prima volta per un processo per femminicidio, la Regione Puglia.

 

Ai nostri microfoni la legale Barbara Spinelli, poi una militante di NonUnaDiMeno (Bari) e infine la presidente dell'associazione Safiya Onlus.