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Palestina: le conseguenze ambientali dell'occupazione

Università La Sapienza, dipartimento di Fisica, edificio Fermi, aula 3
Tipo evento

Da 4 mesi è in corso la pesantissima offensiva a Gaza dell’esercito israeliano, in continuità con i 76 anni in cui il regime sionista ha portato avanti il massacro del popolo palestinese.
Questo genocidio ha raggiunto le dimensioni mostruose di oltre 30mila morti solo negli ultimi mesi,  rendendo sempre più urgente la necessità di moltiplicare le iniziative di denuncia e sostegno alla resistenza palestinese.
Dentro e fuori dall’università abbiamo finora promosso e aderito a campagne di boicottaggio economico ed accademico, denunciato la complicità dello Stato Italiano e del mondo della formazione con il regime di apartheid sempre più trasformatosi in sterminio ai danni dei palestinesi.
Anche questo sabato attraverseremo le piazze per la Palestina, stavolta per la manifestazione nazionale di Milano.

Riteniamo per questo che sia necessario approfondire le modalità con cui questo processo è stato portato avanti dal ‘48 ad oggi. L’occupazione non ha significato solamente l’insediamento di colonie nei territori palestinesi e della Cisgiordania; non è solamente la segregazione che ha trasformato Gaza in un ghetto per soli arabi.
L’appropriazione dei territori palestinesi passa per l’accaparramento delle risorse naturali, sia energetiche che primarie come l’acqua e i terreni agricoli.
A questo saccheggio si somma la vera e propria distruzione che la massiccia operazione militare israeliana in corso sta portando avanti: i territori bombardati (anche con agenti chimici come il fosforo bianco, vietato dalle convenzioni internazionali) saranno inabitabili e difficilmente bonificabili nel breve-medio periodo.
Per questo la devastazione ambientale che l’occupazione ha comportato e comporta oggi più che mai è una chiave di lettura utile a comprenderne la dinamica.

In un momento in cui l’Italia si mette a capo dell’operazione di guerra nel Mar Rosso (“Aspides”) appena votata al Parlamento Europeo, ricordiamo che la sua azione di sostegno al regime di occupazione sionista passa per la vendita di armi tramite la partecipata Leonardo e passa per l’adesione di ENI al recente bando per l’assegnazione di concessioni estrattive sui territori occupati.
Partendo da questi dati di attualità, affrontiamo anche la questione impellente dei danni materiali e ambientali provocati dagli intensissimi bombardamenti di questi mesi: si pensi che in una sola settimana Israele ha sganciato su Gaza lo stesso numero di bombe che gli Stati Uniti hanno usato in un anno in Afghanistan. Che tipo di armamenti sono stati utilizzati e in che modo possono rendere quelle zone inabitabili?
Chiediamoci poi quali sono state le conseguenze e le modalità con cui si è svolto l’accaparramento delle terre e dell’acqua, fondamentale nella privazione di mezzi di sussistenza e dell’identità culturale e quindi legando il concetto di sovranità alimentare alla necessità di riscatto dei popoli.

Questi sono i temi dell’iniziativa “Palestina: le conseguenze ambientali dell’occupazione” che si terrà il 29 febbraio a Fisica – Edificio Fermi, Aula 3.

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