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Sapienza e panchine rosse

Data di trasmissione
Durata 13m 55s

Non vogliamo panchine rosse ma azioni concrete, che vadano a colpire la causa e non a piangere la conseguenza.

Abbiamo provato sdegno a leggere dell'iniziativa "Amore e basta" di oggi lunedì 11 dicembre, durante la quale la AS Roma ha donato una panchina rossa alla nostra università.

Le panchine rosse sono erette come mausolei a ricordo di “vittime cadute a causa di eventi straordinari e inevitabili”. Sono il simbolo di staticità, rassegnazione, impotenza e dolore morboso. Non solo chi agisce violenza non viene minimamente scalfito da questo tipo di simboli, ma questi possono diventare una violenza reiterata per le persone che la hanno vissuta.

La panchina rossa è un diversivo con cui Ateneo e istituzioni “assolvono” il loro impegno nell’anti-violenza, cavandosela con un lavoro a basso costo e senza impegno. È questo un perfetto esempio di "pink washing": interventi dimostrativi volti solo alla risonanza mediatica e a pulirsi la faccia. In quest’ottica va collocata la partecipazione dell’AS Roma, che se fosse realmente interessata a combattere la violenza di genere si preoccuperebbe dei propri spogliatoi e delle proprie tifoserie.

Durante l’inaugurazione, le istituzioni sono scappate via, sottraendosi per l’ennesima volta al confronto con le student3, lasciando al proprio posto qualche decina di digossini a proteggere la preziosa panchina. Quello a cui abbiamo assistito oggi è l’ennesimo dispiegamento sproporzionato di forze dell’ordine in università, che è ancora più assurdo se correlato alle misure inutili e incapaci che mettono in campo quando si tratta di contrastare attivamente la violenza di genere.

A riprova dei loro metodi violenti, le student3 che stavano vicino e sulla panchina sono state coattamente allontanate dalla digos con strattonamenti e spinte. I loro metodi violenti non sono bastati a fermarci, anzi hanno aumentato la nostra rabbia. Ci siamo riappropriat3 di quello spazio, di quella panchina, ci abbiamo ballato e saltato sopra, la abbiamo distrutta con i nostri corpi.

Gli slogan senza pratiche sono solo estetica. Abbiamo detto che avremmo distrutto tutto, questa panchina e la vostra simbologia vuota sono solo l'inizio.

Mobilitazione universitaria per la Palestina

Data di trasmissione
Durata 13m 35s

Il senato accademico della Sapienza si è espresso vicino a Israele, probabilmente anche per gli accordi che hanno e per la ricerca bellica che viene fatta. Ne parliamo con uno studente che ci racconta come gli/le studenti in questo mese hanno espresso un altro parere. Si sono moltiplicate le iniziative, fra occupazioni e manifestazioni di vario genere, al fianco della Palestina.

Dall'occupazione di Geologia in corteo: END FOSSIL!

Data di trasmissione

Dopo quasi due settimane di occupazione della facoltà di Geologia gli/le studenti della Sapienza hanno indetto un corteo che partirà alle 16.30 dalla facoltà.

Una mobilitazione che si inserisci nella campagna internazionale END FOSSIL occupy! che parla dello stop all'utilizzo delle fonti fossili e di cambiamento climatico.

All'interno dell'università la campagna è stata declinata anche come richiesta degli studenti verso l'università di fermare le collaborazioni che l'università La Sapienza porta avanti con aziende com ENI e Leonardo, e di costituire un comitato di docenti per affrontare la questione della fuoriuscita dal fossile, della giustizia climatica e della lotta contro il cambiamenti climatico.

L'università non ha concesso nessuno dei punti della piattaforma studentesca per ora, arrivando a cercare diversi modi per ostacolare e far terminare la mobilitazione, culminati nella richiesta di togliere le tende che da più di una settimana occupano il prato di fronte Geologia per la festa del 2 Giugno.

Ne parliamo con due studenti della Sapienza impegnate nella mobilitazione.

Prosegue l'occupazione END FOSSIL alla Sapienza

Data di trasmissione

All'università La Sapienza i collettivi universitari, insieme alle realtà ambientaliste che lottano contro il cambiamento climatico, stanno portando avanti un'occupazione all'interno della campagna internazionale END FOSSIL, OCCUPY!
Da una settimana la facoltà di Geologia sta ospitando dibattiti, incontri e iniziative ludico-sociali per opporsi agli investimenti nel fossile, alle collaborazioni fra le aziende responsabili della crisi climatica e l'università e per chiedere una presa di posizione pubblica dell'università su questi temi.
Infatti i luoghi della formazione dovrebbero contribuire a costruire quei saperi utili ad immaginarsi scenari alternativi a quelli che abbiamo di fronte, a trovare soluzioni alla crisi climatica, allo sfruttamento dell'ambiente e dei territori, mentre troppo spesso le università sono luoghi dove trovano consenso e legittimazione le politiche e le aziende che sono responsabili della crisi climatica e ambientale in corso.
Per oggi sono previsti due dibattiti su migrazioni climatiche e mobilità alternativa, e a seguire una festa universitaria.
Ne parliamo con uno studente della Sapienza.

Programma Occupazione Geologia

Data di trasmissione
Durata 9m

Parte l'occupazione climatica alla Sapienza!

Queste le nostre richieste:
Di cessare ogni accordo, convenzione o progetto di ricerca ora in vigore della Sapienza con le seguenti aziende responsabili della crisi climatica e ogni loro forma di ingerenza nella didattica: Eni, Snam, Leonardo

Di pubblicare i dettagli dei progetti di ricerca attuali e dei finanziamenti ricevuti da ogni azienda legata a La Sapienza, in modo che siano facilmente consultabili in modo chiaro e trasparente

Di istituire un comitato di professori/esse scelto durante le giornate di occupazione che faccia proposte per una didattica alternativa sulla crisi ecosociale, ma non di ecologismo di facciata o "sostenibile", e che definisca dei criteri socio ambientali per le collaborazioni di soggetti terzi con l’Ateneo. Da parte studentesca deve essere possibile un monitoraggio del lavoro del comitato

Roma: contro il 41bis occupata la facoltà di Lettere a La Sapienza

Data di trasmissione
Durata 4m 39s

Oggi dopo una partecipatissima assemblea è stata occupata la facoltà di Lettere de l'Università La Sapienza di Roma per permettere una discussione con le studenti e gli studenti sul il 41bis e lo sciopero della fame di Alfredo Cospito ormai arrivato a 104 giorni. L'occupazione continuerà fino a sabato quando alle 15 c'è il corteo da Piazza Vittorio.

Rompere le catene del 41bis alla Sapienza

Data di trasmissione

Oggi 29 novembre 2022 alle 17:30 presso le scale della facoltà di giurisprudenza de La Sapienza si parlerà di 41 bis e ergastolo ostativo. Il percorso che ha portato alla costruzione del dibattito è iniziato il 20 ottobre, giorno in cui Alfredo Cospito, detenuto in 41 bis al carcere di Sassari, ha iniziato lo sciopero della fame per denunciare la su condizione. 41 bis vuol dire essere confinato/a in un cubicolo di m 2,53 x 1,53 con due ore d’aria a disposizione, di cui una da solo/a e una di “socialità” e nelle quali l’aria è rigorosamente tagliata da un altro cubicolo chiuso. I colloqui con i parenti si possono svolgere solo una volta al mese per un’ora. Non si può scrivere, né si può leggere. Alfredo, anarchico, è in 41 bis per evitare che si protraggano nel tempo forme associative non si capisce di quale natura. L’avvocato difensore ha scritto insieme ad altri 150 professionisti dell’albo una lettera di denuncia che evidenzia una deriva pericolosa che distorce completamente i presupposti garantisti del diritto in questo paese. Gli studenti e le studentesse de La Sapienza hanno pubblicato anch’essi una lettera per far esprimere l’università tutta, per l’abolizione di quella che altro non è se non una tortura.

 

Ne abbiamo parlato con un compagno dell’università.