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Daniela Garrasco

Cile: Radio Placeres su Daniela Carrasco e il 25 novembre

Data di trasmissione
Durata 5m 8s

Continuiamo le coorispondenze con Radio Placeres dal Cile. Questa settimana.

Il 20 ottobre 2019 in mezzo alle proteste viene trovato il corpo senza vita di Daniela Carrasco (36 anni) conosciuta come “la mimo” a Santiago del Cile.
Immediatamente varie organizzazioni e collettivi emettono dichiarazioni indicando prove di aggressione e tortura da arte di agenti dello Stato.
 
L’Associazione di Avvocate Femministe ABOFEM contatta la famiglia e prende in carico il caso. L’organizzazione invita a rispettare la volontá della famiglia, che in svariate occasioni ha chiesto cautela e un trattamento dignitoso nel rispetto del lutto.
Nei social circolano molte notizie infondate, nonostante l’investigazione sul caso sia ancora in corso. Fino ad ora é stata confermata la presenza di una lettera che spiegherebbe l’eventuale suicidio e non sono stati rilevati segni evidenti di tortura o abuso sessuale, nonostante ció non si scarta l’ipotesi di nuovi e diversi risultati delle investigazioni ancora in corso.
La famiglia di Daniela richiede inoltre di non commercializzare la sua immagine, giacché tale l’iniziativa non é loro e rappresenta un ulteriore fonte di sofferenza per il loro lutto.
 
Forse é per questo che alla manifestazione femminista convocata dalla Coordinatrice 8 marzo qui a Valparaíso per la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, il 25 novembre, non si sono viste immagini della “mimo”. Quello che ha marcato la giornata sono state le innumerevoli performance di collettivi e associazioni di donne ed gli interminabili slogan per l’aborto libero, la libertá di scelta sulla propia sessualitá e per la giustizia di ogni caso di violenza di genere durante questo mese e mezzo di rivoluzione.
 
Da Radio Placeres vorremmo cmq spiegare la ragione per la quale immediatamente si é sospettato un caso di omicidio da parte degli agenti dello Stato; infatti in Cile le forze repressive in varie occasioni hanno assassinato e poi insabbiato il crimine facendolo passare per un suicidio, grazie alla complicitá dei medici forensi nelle autopsie. I casi emblematici che rappresentano questa pratica sistematica sono:
- Il caso di Salvador Allende, presidente del Cile fino al colpo di stato l’11 settembre 1973, il quale fu assassinato nel palazzo di governo. I Militari che entrarono nell’edificio, uscirono poi con la cosiddetta “arma suicida”, un AK-47 omaggio di Fidel Castro, con la notizia che il presidente si era suicidato. Il dottore forense difese l’ipotesi del suicidio, ma con il passare degli anni si é potuto dimostrare che Salvador Allende fu assassinato con un revolver da parte di un militare.
- Macarena Valdés , donna combattente che difese il suo territorio ancestrale dall’invasione dell’industria estrattivista, fu assassinata il 22 agosto 2016 davanti a suo figlio minore e poi impiccata per simulare un suicidio. Il rapporto ufficiale della prima autopsia dichiaró un suicidio, poi un secondo rapporto realizzato privatamente dimostró che la ferita sul collo era post mortem, lasciando csí in evidenza il crimine.
- Alejandro Castro, dirigente dei pescatori artigianali di Quintero – la zona di sacrificio della cittá di Puchuncaví – il quale lottava per la difesa della sua comunitá contro la contaminazione dell’industria del carbone, gas, petrolio e termoelettrica, é stato trovato impiccato e senza vita a Valparaíso il 4 ottobre 2018. Date le ripetute minaccie di morte ricevute, il sospetto d’omicidio é latente.
Camilo Catrillanca fu assassinato a sangue freddo dal gruppo di operazioni speciali (GOPE) mentre viaggiava nel suo trattore insieme a un minore d’etá, il quale si salvó, il 14 novembre 2018. Camilo era il figlio del presidente della comunitá mapuce Temucuicui.
 
Nonostante sul caso di Daniela non si possano ancora trarre conclusioni, possiamo cmq dire che il tipo di aggressioni e violenze che si sono sospettate su di lei, sono sí un fatto reale nelle almeno 79 denunce di casi di abuso sessuale da parte di carabinieri e altre forze dello stato, secondo l’istituto di diritti umani. Il fatto che il caso di Daniela abbia colpito cosí profondamente la sensibilitá dell’opinione pubblica nazionale e internazionale é forse la prova che quando la notizia di una morte ci arriva tramite una storia, fotografie e altri dettagli, la sentiamo piú vicina piú umana. Ora cerchiamo di immaginarci una storia, una foto, una vita intera dietro a ognuno di quei 79 casi. Non certo per affliggerci ancora di piú ma bensí per svegliare ancora piú forte la nostra coscienza umana e non rimanere mai piú indifferenti e silenziosi davanti agli abusi e alla violenza contro l’umanitá.