Antifa Budapest

Striscione in corteo: né prigione né estradizione; free all antifas; da Milano a Budapest

L’11 febbraio in Ungheria dal 1997, si svolge il “Giorno dell’onore”, un raduno dell’estrema destra per ricordare i soldati nazisti tedeschi e i suoi alleati ungheresi morti durante la seconda guerra mondiale. Nel 2023 la celebrazione dei nazisti non è stata celebrata nella pace sociale, ma compagni e compagne hanno provato a rompere il silenzio e la connivenza con cui, istituzioni e partecipanti, avrebbero voluto che si svolgesse quel momento di ricordo. La memoria non è un terreno neutro e pacificato ma strumento politico, lo sanno bene anche le forme di potere ungheresi che a seguito della contestazione, l’11 febbraio del 2023, hanno arrestato sei persone: quattro verranno rilasciate poco dopo, Ilaria e Tobias invece si trovano tutt’ora in carcere. Negli ultimi mesi più volte è tornato il nome di Ilaria Salis sui giornali, in particolare a partire dalle condizioni detentive nelle quali si ritrova. Che l’Ungheria non sia un paese che fa dei diritti un proprio vanto è un fatto abbastanza noto; che l’Italia non possa fare scuola in materia, in particolare riguardo la detenzione penale o amministrativa (CPR), è qualcosa che proviamo a raccontare dai nostri microfoni giorno dopo giorno. Gabriele viene arrestato a Milano nella notte fra il 20 e il 21 novembre, viene portato a San Vittore, e il 22 novembre gli vengono concessi gli arresti domiciliari con tutte le restrizioni. L’arresto avviene su una richiesta di Mandato di Arresto Europeo (MAE) emesso dall’Ungheria, cioè una procedura giudiziaria che semplifica la consegna del detenuto fra paesi dell’Unione Europea. Per la possibile estradizione di Gabriele si svolgono diverse udienze (5 e 12 dicembre, 16 gennaio e 13 febbraio) in cui la difesa presenta diversi dossier che testimoniano come le condizioni detentive in Ungheria siano lesive della dignità e dei diritti delle persone recluse. L’Italia infatti non può estradare un suo cittadino in un paese che viola le norme europee sulle condizioni detentive.

Il 29 Gennaio 2024 si è svolta la prima udienza in Ungheria, in cui l’accusa per Ilaria ha chiesto 11 anni di detenzione senza possibilità di pene alternative. Per Tobias sono stati chiesti 3 anni e 6 mesi.

Il 28 marzo ci sarà un’udienza sull’estradizione per Gabriele in cui il giudice potrebbe emettere la sentenza definitiva. Lo stesso giorno in Ungheria si svolgerà l’udienza che vede imputati sia Tobias che Ilaria, come anche altr* compagn* tedesch*. Tutta questa vicenda vede coinvolti compagni e compagne d’Europa ma non solo, questo perché l’aggravante giudiziario che fa da sfondo è una fantomatica organizzazione antifascista, cioè l’inchiesta Antifa Ost.

In questa sezione potete trovare il materiale di informazione che la radio ha prodotto e anche le iniziative pubbliche che riguardano la vicenda.

Come sostenere

Vi alleghiamo anche due diverse modalità con cui potete sostenere economicamente le spese legali dei compagni e delle compagne.

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È stata creata una  campagna donazioni organizzata dal Comitato Ilaria Salis.

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Mostrato

Riflessioni sull'Antifascismo verso il corteo di Milano

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In un primo audio, proviamo a ragionare con una compagna di Milano sulle derive autoritarie dei governi in Europa. In particolare, a partire dai fatti di Budapest che hanno coinvolto compagni e compagne, proviamo a declinare un contesto discriminatorio generale e sistemico.

 

Nella seconda parte, diamo spazio a riflessioni sulla base di quanto detto prima. In particolare, abbiamo parlato di repressione governativa, individuazione politica del nemico interno ed oggettivo, e delle politiche securitarie nei confronti delle lotte nei territori.

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Aggiornamento antifa Budapest

Data di trasmissione
Durata 26m 16s

Di seguito ricondividiamo l'appello per il 13 gennaio

 

APPELLO PER UN CORTEO NAZIONALE ANTIFASCISTA A MILANO

13 GENNAIO 2024

Oltre al sempre più evidente inasprimento di politiche securitarie, misure di segregazione ed esclusione, meccanismi di controllo della popolazione, che negli ultimi decenni stanno caratterizzando la gestione del territorio definito Europa, assistiamo contestualmente al rafforzamento di posizioni di estrema destra. Gruppi neonazisti e neofascisti organizzati e con ampi margini di agibilità, fuori e dentro le istituzioni, proliferano sempre più.
Decenni di profonde crisi economiche e sociali, oltre ad aver messo in ginocchio la parte più povera e vulnerabilie della popolazione, hanno creato un terreno assai fertile alla propaganda di idee populiste, identitarie e fortemente reazionarie. Diverse forze politiche, più o meno istituzionali, stanno in questi anni raccogliendo i risultati di questa propaganda: dalla crescita del consenso registrata dai maggiori partiti di destra europei, come il Rassemblement National, la Lega e Fratelli d'Italia, l'AfD e Vox fino al successo delle manifestazioni di piazza fomentate dai fascisti. Il movimento per l'indipendenza della Macedonia in Grecia, l'infiltrazione dei fascisti in diverse piazze contro le restrizioni Covid-19, i recenti disordini in Spagna contro l'amnistia per i separatisti catalani o gli scontri razzisti scoppiati a Dublino sono solo alcuni degli esempi che ci vengono in mente.
In questo contesto di oppressione sempre più esplicita e invasiva e di brusco riassestamento del capitalismo globale, chi si organizza per resistere e combattere la violenza degli Stati, del capitale e quella dei loro cani da guardia di estrema destra si trova di fronte a una repressione sempre più estesa e aggressiva. In tempi cupi come quelli che viviamo, in cui i venti di guerra fischiano sempre più forti alle nostre orecchie, la repressione del nemico interno e la pacificazione sociale si manifestano come priorità di tutti i governi nazionali.

In questo quadro generale, mentre l'Unione Europea sta valutando la possibilità di inserire i gruppi antifascisti nell'elenco di quelli indicati come terroristi, due compagni si trovano da febbraio 2023 in carcere in Ungheria. Entrambi sono coinvolti in un'inchiesta della polizia ungherese per degli attacchi subiti da alcuni neonazisti giunti a Budapest da tutta Europa durante il weekend del "Giorno dell'Onore". Ricorrenza in cui i nazisti commemorano l'annientamento della Wehrmacht tedesca avvenuto l'11 febbraio del '45 da parte dall'Armata Rossa durante l'assedio di Budapest.
Il castello accusatorio dei procuratori magiari non si limita però ai fatti accaduti a Budapest né ai giorni della commemorazione: nell'ambito di una sempre più fitta collaborazione tra Stati e polizie Europee, il tentativo degli inquirenti è quello di collegare le azioni avvenute in Ungheria ad un ben più ampio procedimento aperto in Germania a partire dal 2018: la cosiddetta inchiesta "AntifaOst" che vede imputati numerosi compagni e compagne tedesche accusate di aggressioni ai danni di esponenti di spicco del mondo neonazista tedesco. Il tentativo è quello di affermare l'esistenza di una fantomatica associazione criminale che avrebbe organizzato gli attacchi avvenuti in Ungheria.
Per questo motivo oltre a Ilaria e Tobias, detenuti a Budapest, la procura ungherese ha chiesto di spiccare 14 Mandati di Arresto Europei (MAE) nei confronti di altrettanti compagni tedeschi, italiani, albanesi e siriani. Molti di loro ad oggi non sono stati trovati.
Gabriele, un compagno di Milano, si trova, invece, agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni dal 22 novembre, a seguito dell'esecuzione di uno di questi MAE.
L'iter processuale che deciderà sulla sua estradizione dall'Italia all'Ungheria si concluderà verosimilmente nel mese di gennaio 2024, mese in cui a Budapest inizierà il processo contro Ilaria, Tobias e una terza compagna imputata insieme a loro. Sono accusati a vario titolo di aver preso parte agli attacchi e di essere membri o conoscere la supposta associazione che li avrebbe organizzati.

Il 13 gennaio scenderemo in strada non solo per  esprimere in maniera netta la nostra solidarietà e vicinanza ai prigionieri di Budapest così come a Gabriele e ai compagni che sono ricercati; vogliamo anche ribadire chiaramente che abbiamo scelto da che parte stare.
Abbiamo scelto di non delegare la lotta contro fascisti e nazisti a quegli apparati istituzionali democratici che non fanno altro che difenderli e legittimarli in nome di una millantata "libertà d'espressione". Siamo convinti che i fascisti vadano combattuti in maniera diretta, in questo momento storico più che mai. Rivendichiamo le pratiche militanti e crediamo necessario attuarle ad ogni latitudine per fermare i gruppi nazisti.
Anche nelle città italiane, se pur in maniera meno violenta che in altri contesti europei, i fascisti sono presenti e provano ad alzare la testa. Questi servi del capitale, finti ribelli utili solo a mantenere l'attuale l'ordine sociale, vanno fermati sul nascere!

Ogni giorno nelle nostre lotte, nei nostri percorsi, scegliamo di stare con chi si oppone ai padroni, chi è sfruttato, chi subisce la repressione, chi resiste alle guerre imperialiste e decide di rispondere, con chi non delega la propria libertà.
Scegliamo di schierarci contro i confini, che vengono controllati militarmente e chiusi impedendo a chi fugge dalla miseria di trovare un luogo più sicuro e di fatto mettendo a rischio la loro vita. 
Gli stessi confini che quotidianamente uccidono chi emigra sono, da sempre, terreno di repressione politica e controllo capillare del territorio. Di recente si sono affinati strumenti amministrativi, più veloci e, nella forma, “spoliticizzati”. Per fare solo qualche esempio, pensiamo ai compagni italiani trattenuti a Parigi e rimpatriati i primi di giugno in occasione della commemorazione di Clement Meric, o alle decine di compagni e compagne bloccate in frontiera con un'interdizione ad entrare nel territorio francese per la manifestazione No Tav in Val Maurienne a fine giugno, o ancora alle interdizioni apparentemente "a vita" di entrare in Francia notificate in seguito alla grande giornata di lotta contro il mega bacino di Saint Soline del 25 marzo. Se da una parte questi esempi ci mostrano un controllo del dissenso politico sempre più pesante e una collaborazione tra polizie Europee molto stretta, contestualmente assistiamo ad un utilizzo di strumenti come i MAE sempre più spregiudicato ed "efficace".
 Non ci faremo piegare dalla repressione, e non rinunceremo a spostarci in contesti di lotta anche lontani da dove stiamo tutti i giorni.
Siamo per l'agire in prima persona, non delegando le nostre lotte alle istituzioni e allo Stato che accolgono tutto ciò che rientra nel loro canone di democrazia e pacificazione tentando di ripulirsi la faccia con belle parole che solo parole rimangono. 
È possibile un mondo libero da fascismi e fascisti, sta a noi costruirlo.

LIBERTA PER ILARIA, TOBIAS E GABRIELE!

SOLIDARIETÀ AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE INQUISITE E LATITANTI!

LIBERTÀ PER TUTTI E TUTTE!

Compagni e compagne di Milano

Immagine rimossa.

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