Taranto: NO alle navi da guerra
"Abbiamo avuto notizie che, il 2 maggio 2026, il porto di Taranto sarà di nuovo luogo di uno scambio tinto di sangue del popolo palestinese e libanese. Ciò si aggiunge al continuo flusso di greggio che parte dalla raffineria ENI di Taranto attraverso le petroliere per rifornire l'apparato militare israeliano, questa volta attraverso la nave Seavalour. Ancora una volta è evidente come, nonostante gli illusori "accordi di pace", il cessate il fuoco (mai rispettato dall'entità sionista), dai nostri territori non si è mai arrestata la filiera della guerra che consente e supporta il genocidio in Palestina. Sappiamo ce, ancora una volta, il porto della nostra città è parte attiva di questo processo di disumanizzazione. Conosciamo il ruolo di ENI nelle logiche di colonizzazione, estrattivismo e devastazione nel Mediterraneo. In occasione dell'assemblea aperta dell'Uno Maggio, presso il Parco Massimo Battista (già Parco archeologico delle Mura greche) le realtà sociali, i comitati, le soggettività singole solidali con la Resistenza palestinese che non si arrendono alla normalizzazione del genocidio e della guerra si confronteranno su come opporsi all'attracco di questa nave, affinché neanche un chiodo arrivi alla macchina da guerra israeliana".
Ne parliamo con un compagno di "Taranto per la Palestina", che dà appuntamento a tutt* il 2 maggio 2026, al porto di Taranto per dire NO alle navi da guerra.


