Un altro operaio morto all'ILVA di Taranto
Ennesima morte all'ILVA di Taranto, questa volta è toccata a Loris Costantino, 36 anni, precipitato da una passerella alta dieci metri.
Le considerazioni di Ernesto, dello SLAI Cobas di Taranto.
Ennesima morte all'ILVA di Taranto, questa volta è toccata a Loris Costantino, 36 anni, precipitato da una passerella alta dieci metri.
Le considerazioni di Ernesto, dello SLAI Cobas di Taranto.
Dieci anni fa, nel 2013, nel cuore di una città ferita dall’inquinamento industriale, nasceva Uno Maggio Taranto Libero e Pensante. Non un semplice concerto, ma una voce di resistenza, un palco libero dove artisti, cittadini e attivisti si incontrano per denunciare una realtà ingiusta.
Quando l’emergenza ILVA raggiungeva il culmine, un gruppo di cittadini e lavoratori tarantini ha deciso di alzare la voce. Senza sponsor, senza finanziamenti istituzionali, con la sola forza della comunità, ha creato un evento che è diventato un simbolo di lotta, speranza e solidarietà.
Con Fido Guido, cantante e musicista tarantino, presentiamo la Decima Edizione dell'Uno Maggio Taranto Libero e Pensante, nato per iniziativa del "Comitato dei cittadini e dei lavoratori liberi e pensanti", come risposta dal basso alla crisi non solo ambientale, ma anche economica e sociale che opprime la città.
Oggi lunedi 21 novembre sciopero generale delle acciaierie a Taranto. Corteo operaio dalle portinerie delle ditte alla direzione.
I fratelli Riva, che hanno gestito il polo siderurgico di Taranto fino a circa dieci anni fa, sono stati condannati in primo grado a venti e ventidue anni di carcere con accuse pesantissime, che vanno dall'associazione a delinquere all'avvelenamento di sostanze alimentari. Ma a Taranto si è continuato a morire di inquinamento anche negli ultimi dieci e l'unica soluzione per salvare la città è la chiusura e la bonifica di un sito che non ha solo avvelenato Taranto ma ha fatto sentire il suo influsso anche a decine di chilometri di distanza.
Salvatore, della confederazione COBAS tarantina, ci racconta l'andamento delle mobilitazioni in città e la necessità di una forte spinta dal basso per arrivare a fare chiudere gli impianti
Un medico di base della città pugliese ci parla della situazione della sua città, tra i miasmi dell'Ilva e la malagestione dell'epidemia.
A colloquio con un lavoratore dell'Ilva riesaminiamo le ultime vicende fino al ritiro di Arcelor Mittal
A Taranto la vertenza sull'ex ILVA prosegue e l'ArcelorMittal ormai ha fatto capire esplicitamente di voler abbandonare lo stabilimento. Difficile capire chi potrebbe accollarsi un impianto con poche prospettive e che perde due milioni di euro al giorno. Intanto in città si respira un clima pesante e l'unità, raggiunta faticosamente pochi anni fa, fra ragioni del lavoro e dell'ambiente è tutta da ricostruire adesso.
L'ArcelorMittal ha annunciato la rescissione dell'accordo per acquisire le acciaierie ex-ILVA di Taranto, le motivazioni sarebbero da rintracciare nello stop al cosiddetto scudo penale per gli ex manager e in alcuni provvedimenti del tribunale di Taranto.
In realtà, come ci spiega un compagno di Taranto, il colosso indiano non ha alcuna intenzione, per ora, di abbandonare Taranto e sta facendo pressioni per ottenere, esattamente come successo durante il precedente governo, il mantenimento dello scudo penale. In prospettiva, comunque, le aspettative non sono per nulla buone: si prospetta lo spettro di una contrapposizione tra operai e popolazione, come già avvenuto nel 2012, e di un abbandono delle acciaierie da parte della ArcelorMittal in tempi non eccessivamente lunghi.
Con un lavoratore dell'Arcelor Mittal di Taranto (ex ILVA) parliamo della situazione occupazionale e ambientale dopo gli accordi con governo e sindacati