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DDl Del Rio

Antisionismo non è Antisemitismo

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Corrispondenza dal Presidio a Piazza Capranica. Mercoledì 29 gennaio - Ore 17:00

di seguito il Comunicato di convocazione del Movimento Studenti Palestinesi in Italia

Negli ultimi mesi assistiamo a un’escalation sempre più evidente di repressione politica: una strategia che punta a impedire le manifestazioni, a intimidire chi scende in piazza e a criminalizzare il movimento di solidarietà con il popolo palestinese. 
È in corso una vera e propria guerra psicologica per scoraggiare la partecipazione, colpire il dissenso e limitare il diritto costituzionale alla libertà di espressione e di manifestazione.
Le mobilitazioni degli ultimi due anni — in particolare quelle di settembre e ottobre — hanno dimostrato la forza di questo movimento: scioperi generali, manifestazioni oceaniche, culminate il 4 ottobre a Roma con oltre un milione di persone in piazza per la Palestina.
Un numero che ha spaventato il governo.
Non è un caso che proprio in quella fase arriva il cosiddetto “piano di pace” di Trump: un piano che di pace non ha nulla, un progetto apertamente colonialista, che punta alla cancellazione di Gaza, alla sua “ricostruzione” sulle macerie e all’espulsione del popolo palestinese.
Parallelamente, da destra alla cosiddetta sinistra, avanza un attacco legislativo senza precedenti.
Sono sette i disegni di legge attualmente all’esame della commissione: quelli presentati da Massimiliano Romeo (lega), Maurizio Gasparri (Forza Italia), Ivan Scalfarotto (Italia viva) e, già dal novembre scorso, anche da graziano Delrio (partito democratico), a cui si sono aggiunti i testi di Fratelli d’Italia, movimento 5 stelle e Noi Moderati.
È particolarmente grave il ruolo di Delrio e dei firmatari del suo disegno di legge, che ritenendo “insufficiente” il DDL Gasparri 1627, hanno scelto di superarlo a destra, presentando il DDL 1722, che rafforza ulteriormente l’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo.
Un salto di qualità repressivo che chiarisce l’obiettivo politico: mettere un vero e proprio bavaglio sulla Palestina, colpire il movimento, rendere rischioso e perseguibile esprimere solidarietà al popolo palestinese e denunciare i crimini dello stato di Israele.
In questo quadro si adotta la definizione IHRA di antisemitismo, secondo la quale:
“L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei.
Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o le loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
Una definizione che viene strumentalizzata per confondere deliberatamente la critica politica allo stato di israele con l’odio antiebraico, aprendo la strada alla repressione delle piazze, alla censura e alla criminalizzazione del dissenso.
Noi lo diciamo con forza: il movimento per la Palestina non è antisemita.
L’antisemitismo è odio verso gli ebrei in quanto tali, e noi questo odio non lo abbiamo.
Esistono in tutto il mondo ebrei antisionisti, che rifiutano che la propria identità venga usata per giustificare occupazione, apartheid e genocidio.
Opporsi al progetto sionista e criticare lo stato di Israele non solo è legittimo, è doveroso.
Benjamin Netanyahu, responsabile politico dello sterminio in corso a gaza, dovrebbe essere arrestato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, come affermato dalla corte penale internazionale.
Questo dimostra chiaramente chi è il vero criminale e chi, invece, viene colpito per aver denunciato l’ingiustizia.
Il fatto che in italia si tenti di imporre per legge il silenzio sulla palestina e sulle responsabilità di israele dimostra come gli apparati politici e ideologici israeliani stiano imponendo i propri diktat anche qui, esportando un modello repressivo che punta a normalizzare guerra, occupazione e apartheid.
È in atto un processo di israelizzazione della società, sostenuto dalla stretta repressiva in italia, in cui chi denuncia un genocidio viene perseguito, mentre chi lo commette viene protetto.
Siamo orgogliosamente antisionisti e non permetteremo che decreti repressivi e leggi liberticide ci zittiscano.
Per questo scendiamo di nuovo in piazza.

 

Accademia e Enti di Ricerca contro la definizione di antisemitismo IHRA

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Accademia ed enti di ricerca contro la trasformazione della definizione di antisemitismo dell’IHRA in legge

Noi studiosi, studiose e docenti italiane di diverse discipline, lavoratrici e lavoratori afferenti a istituzioni accademiche ed enti di ricerca italiani e non, esprimiamo grande preoccupazione per i diversi disegni di legge che mirano a introdurre in Italia la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ovvero l’International Holocaust Remembrance Alliance.

Nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo, questi progetti di legge lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano. Tali politiche sono state riconosciute come illegali e di discriminazione razziale dalla Advisory Opinion della Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2024, e come forme di apartheid dalle più importanti organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali che lavorano in difesa dei diritti umani. Come dimostrato dalle stesse organizzazioni e da molteplici rapporti delle Nazioni Unite, le politiche implementate dallo Stato di Israele hanno subito negli ultimi due anni una accelerazione e si sono tradotte in forme di violenza genocidiaria contro il popolo palestinese.

Inoltre, i progetti di legge italiani, aderendo alla definizione dell’IHRA, oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, avrebbero come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici campi del sapere e discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come politiche coloniali, possa essere considerata come discriminatoria. Questo equivarrebbe a negare che per decenni Israele ha continuato a costruire colonie illegali attraverso l’espulsione forzata della popolazione palestinese. Gli eventi storici e quelli in corso a Gaza, in Cisgiordania e nei territori controllati da Israele, mostrano come la distruzione, il trasferimento forzato e la segregazione della popolazione palestinese attraverso la creazione di un regime di apartheid costituiscano la matrice operativa alla base delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. 

Impedire di utilizzare queste lenti di lettura e il sapere critico che hanno prodotto sulla questione palestinese risulterebbe in un impoverimento gravissimo della comprensione della storia e della politica contemporanee, trasformando la Palestina e lo studio delle violenze di stato messe in atto da Israele in un tabu–una sorta di eccezione palestinese alla produzione di sapere critico.  

Inoltre i disegni di legge presentati in Parlamento costituiscono una gravissima limitazione della libertà accademica, soprattutto per quello che riguarda la storia e le scienze sociali, e perfezionano uno spostamento di significato che nulla fa per combattere un fenomeno aberrante come il razzismo antisemita. Infatti, l’applicazione della definizione dell’IHRA otterrebbe il solo risultato di mettere a tacere attivisti, attiviste, studiosi e studiose interessate ad avanzare conoscenza e strumenti critici utili ad analizzare la storia degli stati per poter rendere le società umane più democratiche e consapevoli. 

Invece, i ddl, nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’IHRA, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’ebraismo trasformandolo in sostegno allo stato israeliano. Numerosi studi insistono sulla necessaria distinzione tra antisionismo - espresso anche da gruppi e individui ebrei in tutto il mondo - e antisemitismo.

La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese. Infatti, l’IHRA viene promossa con forza e con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette. Non è affatto una coincidenza che gli sforzi per la trasformazione dell’IHRA in strumento sanzionatorio per legge coincidano con gli sforzi diplomatici di molteplici ministeri israeliani a favore dell’uso della definizione in questa direzione. E non è affatto una coincidenza che questi sforzi avvengano in concomitanza con l’assunzione della presidenza dell’IHRA da parte di Israele. 

È chiara ed evidente la volontà di mettere a tacere, attraverso persino il diritto penale, voci e saperi critici in molteplici campi di studio e negli spazi universitari, che hanno costituito uno dei fulcri del dissenso contro la distruzione della popolazione di Gaza e le complicità del nostro governo con i crimini israeliani. 

Come studiose e studiosi chiediamo che vengano ritirati tutti i ddl che adottano la definizione di antisemitismo dell’IHRA trasformandola in legge e strumento di definizione di cosa costituisce antisemitismo negli spazi di produzione e circolazione del sapere. Chiediamo anche che il governo italiano revochi l’adozione della definizione IHRA attuata dall’Italia nel 2020, in violazione della nostra Costituzione. 

L’adesione è aperta a persone singole con un’affiliazione universitaria e/o presso un centro di ricerca; a organizzazioni e associazioni accademiche e scientifiche 

Per aderire: https://forms.gle/xW2BNTR8EW14s97c7