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Contro il carcere 19/12

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Si esalta tanto la Costituzione italiana, anche per mezzo di spettacoli in Tv, ma si finge di dimenticare che le persone vanno in carcere a causa del Codice Penale che risale all'epoca fascista (1930), che prevede reati di impostazione tipicamente fascista come "devastazione e saccheggio" e come i "reati associativi".

La lotta per l'Amnistia è buona purché si intenda come una tappa verso l'abolizione del carcere e non per "riportare il carcere alla legalità" perché questa "legalità" vuol dire  mantenimento della società attuale basata sullo sfruttamento, sul carcere e sui soprusi dei potenti verso i deboli.

Contro il carcere 25/4

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25 aprile, si festeggia la "liberazione" dal fascismo. In realtà questa liberazione è fortemente incompiuta. Basta dare uno sguardo al "codice penale" per rendercene conto. Non solo la data e la firma: 1931 in piena epoca fascista firmato da Mussolini. I reati associativi: "devastazione e saccheggio", "associazione sovversiva" sono stati una creazione del regime fascista per tenere sotto controllo penale gli oppositori. In quel codice, di chiara impronta fascista, tuttora in vigore che né governi di destra, né di sinistra hanno avuto il coraggio di cambiare, compare per la prima volta il concetto di "pericolosità sociale", qualcosa che ha a che vedere non tanto con i "reati", ma con la condotta di vita e con il carattere delle persone da dichiarare "socialmente pericolose", da contraollare, perché suscettibili di compiere atti contrari alla sicurezza dello Stato.