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Presentazione di "Barre", di Francesco Kento Carlo.

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Presentazione di "Barre", di Francesco Kento Carlo.
Un libro e un mixtape che raccontano il lavoro solciale del cantante all'interno delle carceri minorili.
Ne parliamo con l'autore.


“Non è facile raccontarvi l’emozione di oggi. Perché questo è un lavoro a cui tengo in modo straordinario e perché sono stato a lungo incerto prima di decidermi a scriverlo. Potrebbe avere delle conseguenze su di me e sulla mia possibilità di continuare a lavorare in carcere, lo so bene. Ma certe verità vanno raccontate, costi quello che costi. 

"Dedicato a tutti i miei fratellini dietro le sbarre, con un ringraziamento a tutti quelli che ci hanno aiutato e ci aiuteranno a portare fuori la loro voce.”

Una campagna per la liberazione di Mumia Abu-Jamal

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Con Silvia Baraldini torniamo a parlare della liberazione di Mumia Abu-Jamal da 40 anni rinchiuso nelle carceri americane. Le sue ocndizioni di salute sono in peggioramento per questo andrebbe attivata una mobilitazione. Due gli appuntamenti il 24 aprile, il suo compleanno e il 9 dicembre per i 40 anni di carcerazione.

Un articolo di Laura Corradi

Un saluto da Mumia Abu Jamal

8M 2021: a un anno dalla strage di stato nelle carceri

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È passato un anno dalle rivolte scoppiate nelle carceri di questo paese, proteste collettive che si sono espanse a macchia d’olio in tutto il mondo. Quindici persone sono state uccise dallo Stato in Italia in quelle giornate, una tragedia che si è compiuta sotto gli occhi di tutti e nel più vile tra i silenzi col tentativo di archiviare velocemente quei fatti da parte delle istituzioni. Questa mattina si è tenuto un presidio di fronte al Ministero di Giustizia a Roma, ne parliamo con una compagna.

 

Un fumetto benefit per i e le detenute

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"Lontano dagli occhi, lontano dal cuore" è un fumetto uscito in questi giorni a cura di ZeroCalcare, con la collaborazione di alcune e alcuni solidali con la popolazione carceraria, un'autoproduzione benefit che troverete durante le iniziative contro il carcere e in solidarietà con chi si è ribellato nell'ultimo anno e in omaggio a chi perse la vita durante le rivolte dello scorso anno.

Durata 12' ca.

Un anno di rivolte e morti nelle carceri: che peso gli diamo?

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In questa puntata di Silenzio Assordante abbiamo ripercorso un anno (quasi) dall'inizio delle rivolte e le prime repressioni nelle carceri d'Italia. Partiamo con l'intervento di Lello, un compagno che ha ricostruito un quadro generale di quest'anno e delle condizioni delle persone in prigione. Abbiamo parlato poi con una parente che ci ha ricordato la solidarietà di chi da fuori ha sofferto e soffre per i propri cari e care reclusi/e. Poi abbiamo ascoltato una compagna di Torino e un compagno di Trieste che hanno raccontato le specificità delle lotte nelle carceri delle città, ricordando gli appuntamenti locali e generali.
In chiusura, sempre da Trieste, mettiamo al centro i limiti che quest'anno abbiamo riscontrato nel riuscire a far sentire il peso delle gravi violenze nelle galere e la repressione nei confronti di chi muove la solidarietà in frontiera.

Appello alla città: assemblea in piazza verso l'8 marzo

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APPELLO ALLA CITTÀ
ASSEMBLEA IN PIAZZA VERSO L'8 MARZO: SABATO 27 FEBBRAIO ore 16,30 Piazza Perestrello.

Nell'audio, montato dall'assemblea parenti e solidali dei detenuti, ascolterete le voci di partenti di persone detenute che hanno attraversato la radio nell'ultimo anno.

 

È passato quasi un anno dalle rivolte scoppiate nelle carceri di questo paese, proteste collettive che si sono espanse a macchia d'olio in tutto il mondo. Le persone prigioniere che si sono ribellate sapevano e sanno bene che nessun governante avrebbe mosso un dito per mettere in salvo dal contagio chi è rinchiuso: da sempre le galere escludono e vessano migliaia di vite, anche prima del Covid. Le proteste di chi era dentro hanno fatto scendere in strada anche chi ha i propri affetti rinchiusi, soprattutto le donne, che hanno deciso di non stare ad aspettare in silenzio, portando fuori con forza  le rivendicazioni di salute e libertà che venivano dai prigionieri e dalle prigioniere.

A Roma il tempo della rivolta è stato il 9 marzo, sia a Rebibbia che a Regina Coeli, la rabbia è esplosa e diverse forme di protesta sono continuate durante il corso dell'anno. Quel 9 marzo iniziavano a circolare le notizie della morte di alcuni detenuti durante le rivolte del giorno precedente a Modena e Rieti.

A Rebibbia 55 detenuti sono accusati di pesanti reati, tra cui devastazione e saccheggio, in seguito alla sommossa. Sono centinaia i detenuti che andranno a processo per le rivolte in tutto il paese. Possibile che lo stato abbia avuto il coraggio, dopo  le stragi e le torture di marzo e aprile che hanno tracciato una lunga scia di sangue, di mandare a processo centinaia di detenuti che hanno gridato la loro rabbia indicando l'unica soluzione possibile, ovvero lo sfollamento delle galere, per salvarsi dal contagio?

È la necessità di scongiurare nuove proteste a scatenare questa pesante vendetta. Le giuste rivendicazioni vengono messe a tacere con la violenza più feroce.

Sì, lo stato ci tiene alle sue galere, a quelle mura e a quelle sbarre così alte, che hanno un effetto su milioni di esistenze, anche quelle "libere". Le morti durante le rivolte  parlano chiaro, raccontano quello che lo stato
è disposto a farci per governare con la paura, per ribadire il suo potere se alziamo la testa, per impedire la solidarietà.

Il carcere non può restare una bolla separata da chi abita la città, non lo è e non possiamo permetterci di girare le spalle a chi è imprigionato/a.

Invitiamo tutte le realtà e le persone interessate a partecipare il giorno 27 Febbraio alle ore 16,30 in Pza Perestrello per un momento di confronto e aggiornamento sulla lotte nelle carceri e per parlare della mobilitazione nazionale dell'8 marzo sotto al ministero della giustizia.

Marzo 2020, quella nelle carceri è una strage di Stato.

NON LASCIAMOLI SOLI/E

Battiture solidali con i detenuti davanti al DAP a Roma e Bologna

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Nella prima corrispondenza un compagno di Bologna ci parla del presidio previsto domani, giovedì, davanti al PRAP (Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria) di Bologna.

Nella seconda corrispondenza è la voce di una compagna a parlarci dell'appuntamento previsto nella mattina di domani, alle ore 10:30, davanti gli uffici del DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) a Roma.

Intimidazioni in carcere a Mattia dopo l'esposto in procura sulle violenze a Modena e Ascoli Piceno

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Nella prima corrispondenza riepiloghiamo quanto accaduto a marzo 2020 nelle carceri del paese, arrivando all'esposto di 5 detenuti riguardo le violenze nel carcere di Modena e Ascoli Piceno e ai prossimi appuntamenti di lotta. La repressione durante e dopo la rivolta nel carcere di Modena ha portato alla morte di 9 detenuti.

La seconda corrispondenza è con la sorella di Mattia, uno dei 5 prigionieri che hanno raccontato le violenze e la morte di Sasà Piscitelli, ora detenuto nel carcere di Ancona in seguito al trasferimento.
Mattia sta ricevendo delle gravi intimidazioni che mettono a repentaglio anche la sua salute.
Lo scopo di tali rappresaglie è impedirgli di raccontare quanto ha visto nelle ultime ore di vita di Sasà Piscitelli, suo compagno di cella, e delle violenze in carcere.

Scriviamo in carcere a Mattia e gli altri:

Claudio Cipriani
C.C. Parma, Strada Burla 57, 43122 Parma

Ferruccio Bianco
C.C. Reggio Emilia, Via Luigi Settembrini 8, 42123 Reggio Emilia

Francesco D’angelo
C.C. Ferrara, Via Arginone 327, 44122 Ferrara

Mattia Palloni
C.C. Ancona Montacuto, Via Montecavallo 73, 60100 Ancona

Belmonte Cavazza
C.C. Piacenza, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza.

Tutte e tutti davanti al DAP: proseguono le mobilitazioni contro il carcere

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E' passato quasi un anno dalle rivolte dovute all'incubo del contagio entrato nelle carceri di tutta Italia e non solo. Ad oggi le persone detenute, che da dentro quelle mura hanno lottato perché qualcosa cambiasse, si trovano in condizioni ancora più gravi. Tante persone hanno deciso di ribellarsi avanzando richieste in difesa della propria e altrui salute, all'interno di un luogo già di per sé insalubre e sovraffollato come il carcere. Si sono mosse per far sì che qualcuno si accorgesse della drammatica situazione degli istituti carcerari di questo paese. Chi amministra e gestisce gli istituti penitenziari non ha voluto assumere decisioni che avrebbero permesso il contenimento del contagio dentro quelle mura. Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP), il Ministero di Giustizia, i Tribunali di sorveglianza sono, ognuno nel proprio ruolo, i responsabili di questa situazione ormai da tempo non più sostenibile.

In collegamento telefonico con una compagna facciamo il punto della situazione su quanto avvenuto nell'ultimo anno nelle carceri e all'interno del DAP.

Buon Ascolto!