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Bari: presidio in solidarietà con i/le prigionierx politici mapuche e cileni

Data di trasmissione

PRESIDIO SOLIDALE CON I/LE PRIGIONIER* POLITIC* MAPUCHE E CILEN*

Programma:
-ore 16:30, presidio nei pressi del Consolato Cileno, P.zza Garibbaldi, 58
-ore 18, spostamento verso la Prefettura.
Sia al Console che al Prefetto sarà consegnato un documento con le seguenti richieste:
LIBERTÁ PER I/LE PRIGIONIER* POLITIC* MAPUCHE E CILEN* STOP VENDITA ARMI AL CILE STOP RAPPORTI COMMERCIALI COL CILE STOP GENOCIDIO MAPUCHE

Vogliamo manifestare la nostra preoccupazione per la situazione sanitaria In questo periodo di pandemia mondiale a causa del Covid 19, da molte settimane siamo attent* alla situazione sanitaria all’interno dei differenti carceri del Cile.
Ci siamo attivati fortemente attraverso campagne di solidarietà anticarceraria per richiamare l’attenzione del governo di Sebastián Piñera, perché risponda alle richieste urgenti espresse dagli stessi e dalle stesse detenut, giustamente preoccupat per la loro integrità fisica e mentale davanti al contagio del Covid-19, per il quale il governo cileno non ha applicato nessun protocollo per la loro libertà. Esprimiamo la nostra indignazione per l’operato negligente, nefasto e inesistente del governo cileno nei recinti penitenziari che non hanno applicato le misure sanitarie minime per affrontare questa situazione critica che sta colpendo la salute di tutt* i/le prigionier. Dal 4 maggio 2020 i prigionieri politici Mapuche assumono lo sciopero della fame come forma di lotta dignitosa per la Vita. Per tutte queste motivazioni reali e significative a livello umano , noi e tutt i firmatari sotto, solidal* del popolo Mapuche e Cileno in Europa e in altri continenti, collettivi e reti internazionalisti e anticapitalisti in difesa della terra e contro l’oppressione carceraria, esigiamo:

il rispetto totale per la Convenzione (ILO) 169 e la applicazione degli articoli 7, 8, 9 e 10.
per il Machi Celestino Córdova, chiediamo che gli venga concesso l’adempimento della propria condanna nel suo spazio territoriale.

Modifica delle misure di esecuzione per tutt* i/le prigionier* politic* Mapuche e non Mapuche. Che questi si possano compiere nelle rispettive comunità o nel proprio domicilio.
Modifica delle misure cautelari per tutti i/le prigionier* politic* Mapuche e i/le prigionier* politic* accusat* della rivolta sociale (ottobre 2019).

Libertà per Lonko Facundo Huala !! Il Lonko Facundo Huala, ha vissuto anni di persecuzione politica, di falsa criminalizzazione e privazione della libertà per aver difeso il territorio Mapuche dall’intromissione delle multinazionali come Benetton che si appropriano della terre ancestrali per la realizzazione di diversi progetti estrattivisti, progetti in totale contraddizione con la cosmovisione e il” buen vivir” dei popoli originari, come quello Mapuche. È importante ricordare per coloro che non sanno che il LONKO FACUNDO HUALA, detenuto nella prigione di Temuco, non si trova nel suo territorio con la sua comunità o famiglia, il che gli impedisce di ricevere visite, cibo e comunicazione con la sua gente, neanche con la sua famiglia, che a causa della distanza geografica e delle difficoltà economiche non è in grado di visitarlo. Pertanto, riteniamo che in questa specifica situazione di Covid19, sia ancora più complesso per il LONKO FACUNDO HUALA, per la sua comunità di Cushamen e la sua famiglia poter avere una comunicazione diretta e immediata per informarsi sulla situazione carceraria e sulle condizioni di salute, essere vicino a lui e chiedere il rispetto dei diritti umani e dei diritti dei membri delle popolazioni indigeni. –

La cessazione immediata della fornitura e vendita di armi allo stato cileno e la cessazione di rapporti commerciali tra lo stato del Cile e la città di Bari. Non ci si può permettere dal punto di vista umano e politico di considerare amico uno stato che pratica il genocidio dei Mapuche, un popolo ancestrale che da oltre cinquemila anni vive in Patagonia, considerare amico uno stato che utilizza come arma repressiva stupri di massa, sparizioni forzate ed esecuzioni sommarie, più volte condannato da organi internazionali per le suddette pratiche. L’indifferenza o la non presa di posizione a riguardo sarà ritenuta una macchia d’infamia per la città di Bari e per tutta la Puglia.

Riteniamo, inoltre, che queste misure siano necessarie per prevenire la diffusione della pandemia di COVID-19 per motivi umanitari.

LIBERTÁ PER I/LE PRIGIONIER* POLITIC* MAPUCHE E CILEN* STOP VENDITA ARMI AL CILE, STOP RAPPORTI COMMERCIALI COL CILE, STOP GENOCIDIO MAPUCHE

Firmatari:
Brigate Poeti Rivoluzionari
Ex Caserma Liberata Bari
Rete Internazionale in Difesa Del Popolo Mapuche: Roma, Milano,
Bari, Padova.
Asamblea Chilena NorCal
Wallmapu Support Commitee
Rete Kurdistan Puglia
Cobas
Movimento NoTap Della Provincia Di Brindisi
Sportello Sociosanitario Autogestito, Bari
GramignArci
Circolo Arci Resilenzia
Osservatorio Repressione
Casa Del Popolo Teramo
Eco Mapuche
Collettivo Exit
Potere Al Popolo Bari e Provincia
Collettivo Entopìa
Alternativa Comunista Bari – Bat – Lecce
Alternativa Libertaria/FDCA
Comitato Solidale Grup Yorum
Movimento Libertario 13 Gennaio
CICA Italia
Comitato Non Terza Corsia Monselice – Padova
Casa Occupata di Taranto
Alauda Associazione Culturale
EHL Milano – Euskal Herriaren Lagunak
Associazione Sherwood

Dal Cile

Data di trasmissione
Durata 39m 25s

Abbiamo nuovamente contattato Marcelo Garay, compagno e giornalista dal Santiago che ci aggiorna sulle mobilitazioni  che seguono il ridicolo rimpasto di governo e la goffa manovra del presidente Piñera seguite alla maestosa marcia del 26. Un racconto che ci ha trasmesso la forza, l'emozione, la dignità e l'energia  del popolo cileno,dai pagliacci al modo del sex wok e delle monoranze sessuali, dagli operai alle pensionate, dai giovani  fai prigionieri politici che anche da dietro le sbarre solidarizzano e  e accolgono i prigionieri e prigioniere delle ultime due settimane. I racconti sono di ingiustizie giuridiche e sociali devastanti, di violenze che riportano le immagini di una dittatura spitata. Ma la determinazione a tornare in piazza è forte e si esprime da tutti i settori del paese. 'Se al presidente è piaciuta la marcha di un milione  mezzo la rifaremo tutte le settimane'!

Voci dal Cile

Data di trasmissione
Durata 30m 30s
Durata 17m 38s

In collegamento telefonico due contributi che ci raccontano la situazione in CIle.

Buon Ascolto! 

SOLIDARIETA' CON IL POPOLO CILENO IN LOTTA

Il Popolo cileno si ribella contro il capitalismo, l’impoverimento, la precarizzazione del lavoro, le
miserabili condizioni di vita e la distruzione delle risorse provocat da questo sistema neoliberale
che si fonda sullo sfrutamento e il genocidio delle persone povere. Si ribella anche contro il
saccheggio perpetrato dalle multnazionali minerarie, energetche, agro-industriali, che inquinano i
fiumi, devastano montagne, ghiacciai e sterminano il Popolo Maapuche, gli altri popoli originari e i
contadini. Si ribella contro il sistema pensionistco privatzzato instaurato durante la ditatura di
Pinochet, che ruba i nostri risparmi per arricchire banche e alt dirigent, lasciando al Popolo
pensioni da fame e miseria. Si ribella contro il modello educatvo del profito, dell’emarginazione e
dell’educazione alla schiavitù e all’impoverimento culturale e sociale. Si ribella contro un sistema
sanitario totalmente privatzzato accessibile solo a pochi, che ha provocato il colasso del sistema
pubblico: senza let negli ospedali, medicinali né medici. Il Chile si ribella contro le disuguaglianze
sociali e struturali della vita, che si presentano vantaggiose per pochi e svantaggiose per la gran
maggioranza, totalmente ingiuste e denigrant che fomentano solo discriminazione, emarginazione
e ingiustzie ad ogni livello.

L’aumento del prezzo dei trasport stata la goccia che ha fato traboccare il vaso. Il Chile un
paese dove la metà delle lavoratrici e dei lavoratori che vivono con 270 mila pesos (che
equivalgono a 344 euro al mese) devono spendere il 15% dei loro stpendi nel pagamento dei
trasport pubblici. Con giornate lavoratve di 45 ore setmanali questo stpendio miserabile
impedisce di avere una vita dignitosa. Le persone sono obbligate ad avere due o più lavori e a
indebitarsi per sopravvivere in quest’economia della precarietà. I grandi consorzi t succhiano fino
all’ultma goccia di sangue proponendo di comprare a rate nei supermercat, in farmacia e nelle
grandi catene. In questo modo, l’80% della popolazione sopra i 18 anni indebitata.
Gli AFP (amministratori di fondi pensionistci) in Cile sono casse private imposte dallo Stato. Le
lavoratrici e i lavoratori devono versare il 10% delle loro entrate a cont amministrat da aziende
private che usano quest soldi nei loro afari nell’industria mineraria, nelle telecomunicazioni, nei
capitali finanziari, ecc. Il denaro che le AFP incassano dai contribut più del doppio di quello che
spendono per versare le pensioni E rappresenta l’80% del PIL: un bancheto per i padroni degli
AFP mentre le pensionate e i pensionato vengono getat nella miseria. Questo meccanismo di
rapina neoliberale fu introdota nel proceso di privatzzazione condoto dalla ditatura di Pinochet
nel 1981.

Il popolo cileno dice Basta! Le e gli student delle superiori con le loro evasioni massive nelle metro,
sono stat il motore e la forza che ha portato migliaia di citadine e citadini nelle strade di tute le
cità e regioni del Cile.
La risposta del governo di destra di Sebastan Piñera e i suoi ministri, complici della ditatura di
Pinochet, stata quella di mandare tute le forze repressive per le strade, compresi i militari e di
conseguenza ha riversato una repressione brutale contro il popolo in lota. Il passato colpo di stato
di Pinochet, in quest giorni, si sta ripetendo nelle strade. Le forze repressive sono fuori controllo e
le cifre ufciali contano 20 mort per mano di militari o poliziot, di cui 13 con arma da fuoco, 4
investt e gli altri in incendi appiccat sempre da quest maschi in divisa.

Ci sono stat 2151 arrest. I militari caturano illegalmente le persone prelevandoli dalle proprie
case e torturandoli una volta arrivat nei commissariat o nelle caserme, violando, in completa
impunità, i dirit umani e la dignità delle persone in tuto il paese.
Di fronte al malcontento e l’indignazione populare espressa nelle strade, il governo ha risposto
dichiarando lo stato di emergenza e metendo il coprifuoco in diverse cità. Piñera ha autorizzato
la militarizzazione delle strade riempendola con l’esercito e i carri armat. E come se non fosse
abbastanza, infiltra poliziot tra i manifestant per generare danni e distruzioni; circolano in rete
video su poliziot e militari mentre incendiano banche, bruciano ogget contundent,
supermercat...il tuto per criminalizzare l’indignazione e il grido di basta di un popolo che viene
massacrato da più di 30 anni con una politca economica neoliberale instaurata da Pinochet e la
CIA, e che stata approfondita, negli anni, dai governi cosidet democratci. Il governo fascista di
Piñera aferma che il Chile in guerra contro un nemico pericoloso, questo nemico il popolo
autorganizzato che manifesta per una vita degna e giusta.
In questo stato neoliberale e patriarcale, le donne vengono doppiamente sfrutate e represse.
Come femministe diamo tuta la nostra solidarietà alla ribellione delle donne e i popoli in
Sudamerica, come in Ecuador, Cile, Argentna, Brasile e anche in Maedio Oriente e Africa come in
Rojava, Libano ed Egito, che si stanno autorganizzando e autodifendendosi contro il capitalismo, il
patriarcato globale e le sue guerre.
Lo stato patriarcale cileno e i suoi apparat repressivi si accaniscono contro le donne, come per
esempio il caso di Valentna Mairanda, rappresentante del movimento studentesco delle scuole
superiori, sequestrata dalla sua casa y , come tante altre, portata ad un centro di detenzione dove
vengono spogliate, minacciate di stupri usando il fucile e in molt di quest casi violentate. Siamo
solidali con le compagne che sono state assassinate per mano dei militari come Valeska Carmona e
Maariana Dìaz. Esigiamo giustzia per tute le persone uccise in quest giorni. Il colpevole lo stato e
i suoi tentacoli, a loro che dobbiamo indirizzare tuta la nostra rabbia.
Come parola d’ordine davant al terrorismo militare, poliziesco e mediatco, il popolo e le
femministe diciamo: Ci hanno rubato tuto, inclusa la paura de per questo che non ci fermeremo
fino a che tuto cambie!
Esigiamo inmediatamente la fine dello stato d’emergenza e la militarizzazione del territorio!
Esigiamo le dimissioni di Piñera e tut i suoi ministri fascist!
Libertà per tute le donne e i popoli che si ribellano!