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Kurdistan

"stato d'assedio"

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il pretesto è l'imminente uscita del nuovo disco "longtemps, je me suis couché de bonne heure" degli "stato d'assedio". progetto romano "hardcore" di lunga data, da un po' di tempo tornato a calcare le scene dell'antagonismo anche musicale. il risultato è una lunga chiacchierata fra vecchi compagni ancora alla ricerca, che sentono di aver tanto da dire, da fare.
allora: ascoltiamo e sosteniamo gli "stato d'assedio"!

 

Il 14 febbraio in piazza per il Rojava

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Il 14 febbraio alle ore 14.30 due cortei a Roma e Milano, partenza rispettivamente da piazza indipendenza e da largo Cairoli, chiederanno a gran voce la liberazione di Abdullah Ocalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia, la difesa della rivoluzione curda e la salvaguardia del futuro delle comunità della Siria del nord-est.

Ci raccontano le ragioni della manifestazione i portavoce dell'Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia.

Di seguito il comunicato di indizione dei cortei.

 

Kobane è sotto assedio. Undici anni fa era l’ISIS a stringere d’assedio la città simbolo della resistenza curda, oggi sono le forze del nuovo governo siriano, affiancate da milizie filoturche, a chiudere ogni via di fuga. Cambiano gli attori, ma non la logica: cancellare l’esperimento politico curdo e ridurlo a una parentesi da archiviare con la forza.

Il ritiro forzato delle Forze della Siria Democratica (SDF) da Raqqa, Tabqa e Deir ez-Zor ha ridotto drasticamente il territorio amministrato dall’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria (DAANES). Kobane è oggi senza elettricità, acqua, riscaldamento, carburante e collegamenti internet, mentre migliaia di civili provenienti dai villaggi circostanti hanno trovato rifugio in città, aggravando una situazione già al collasso. Bambini, anziani e famiglie dormono all’aperto o in tende improvvisate, mentre le strutture sanitarie operano senza corrente. Le SDF continuano a difendere la popolazione civile e a garantire la custodia dei prigionieri ISIS, ma il collasso di prigioni e campi rischia di favorire fughe di massa e la riorganizzazione di cellule jihadiste, minacciando la stabilità regionale e la sicurezza internazionale.

Alla base della DAANES c’è il Confederalismo Democratico, il progetto politico sviluppato da Abdullah Öcalan, leader storico del movimento curdo. La sua visione rifiuta lo Stato-nazione come strumento di oppressione e propone autonomie locali, consigli popolari, parità di genere, economia cooperativa e autodifesa comunitaria. Questo modello ha ispirato la costruzione di un progetto di Siria plurale, dove curdi, arabi, cristiani, ezidi e altre minoranze hanno coabitato, sperimentando forme di democrazia diretta e convivenza tra identità diverse. È qui che l’ISIS è stato sconfitto, al prezzo di migliaia di vite, dimostrando che un Medio Oriente libero e democratico è possibile.

La rivoluzione del Rojava e l’esperimento dell’autogoverno sono oggi messi in pericolo non solo dalle offensive militari, ma anche dall’inerzia della comunità internazionale, che osserva mentre città come Kobane vengono isolate e private dei servizi essenziali. In questo contesto, la liberazione di Abdullah Öcalan rimane centrale. Dal 1999, Öcalan è detenuto in isolamento sull’isola-prigione di Imrali: la sua detenzione non rappresenta solo una violazione dei diritti umani, ma costituisce un ostacolo alla pace e alla risoluzione della questione curda in ognuno dei paesi in cui il Kurdistan è diviso. Öcalan ha più volte proposto soluzioni politiche e negoziati per il riconoscimento dei diritti dei curdi all’interno dei paesi in cui questi vivono, e la sua liberazione è un passo fondamentale per sostenere l’autogoverno del Rojava e le prospettive di stabilità regionale. Inoltre il leader curdo ha mostrato la sua volontà di concludere il conflitto ancora una volta il 27 febbraio scorso, aprendo la via ad un nuovo processo di pace con lo scioglimento del PKK. Quel processo, è ora più fragile che mai.

Come nel passato, la resistenza continua. A Kobane, la popolazione civile si mobilita per difendere la città, con donne e uomini, curdi ed ezidi, armeni e siriaci che sostengono la difesa dei quartieri. Quello che è in gioco non è soltanto un territorio, ma un intero modello politico: la possibilità concreta di costruire una Siria democratica, plurale e inclusiva, che sfidi il fondamentalismo e il centralismo autoritario.

Il 14 febbraio 2026 ci ritroveremo in corteo a Roma e Milano per chiedere la liberazione di Abdullah Öcalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia, per difendere la rivoluzione curda e il futuro delle comunità del Nord-Est della Siria. Tacere oggi significherebbe voltare le spalle a chi ha combattuto l’ISIS e tradire chi dimostra, da oltre dieci anni, che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La resistenza continua, e noi saremo al loro fianco.

ROMA – 14 Febbraio ore 14:30 – Piazza indipendenza
MILANO – 14 Febbraio ore 14:30 – Largo Cairoli

Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
Retekurdistan Italia
Comitato Il tempo è Arrivato – Libertà per Öcalan
Centro Socio-Culturale Ararat
Associazione Confederalismo Democratico Kurdistan

 

Adesioni a info.uikionlus@gmail.com ; rk@retekurdistan.it

Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità: un aggiornamento

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Un nuovo aggiornamento sulla "Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità" che, con alcune decine di compagn*, è riuscita ad attraversare la frontiera greco-turca per arrivare a pochi chilometri da Kobane. I compagn* sono stat* arrestat* e successivamente deportat* fuori dalla Turchia. Riflettiamo quindi sulla situazione umanitaria in Siria ed in particolare a Kobane, dopo che è entrato in vigore l'accordo tra le Forze Democratiche Siriane (SDF) e il Governo di Transizione Siriano che prevede la graduale integrazione delle strutture militari, amministrative e civili dell'amministrazione autonoma nello Stato. La corrispondenza si conclude con il lancio delle prossime manifestazioni nazionali del 14 febbraio a Roma e a Milano. Di seguito, l'appello.

Appello per i cortei del 14 febbraio a ROMA e MILANO

Kobane è sotto assedio. Undici anni fa era l'ISIS a stringere d'assedio la città simbolo della resistenza curda, oggi sono le forze del nuovo governo siriano, affiancate da milizie filoturche, a chiudere ogni via di fuga. Cambiano gli attori, ma non la logica: cancellare l'esperimento politico curdo e ridurlo a una parentesi da archiviare con la forza. Il ritiro forzato delle Forze della Siria Democratica (SDF) da Raqqa, Tabqa e Deir ez-Zor ha ridotto drasticamente il territorio amministrato dall'Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria (DAANES). Kobane è oggi senza elettricità, acqua, riscaldamento, carburante e collegamenti internet, mentre migliaia di civili provenienti dai villaggi circostanti hanno trovato rifugio in città, aggravando una situazione già al collasso. Bambini, anziani e famiglie dormono all'aperto o in tende improvvisate, mentre le strutture sanitarie operano senza corrente. Le SDF continuano a difendere la popolazione civile e a garantire la custodia dei prigionieri ISIS, ma il collasso di prigioni e campi rischia di favorire fughe di massa e la riorganizzazione di cellule jihadiste, minacciando la stabilità regionale e la sicurezza internazionale. Alla base della DAANES c'è il Confederalismo Democratico, il progetto politico sviluppato da Abdullah Ocalan, leader storico del movimento curdo. La sua visione rifiuta lo Stato-nazione come strumento di oppressione e propone autonomie locali, consigli popolari, parità di genere, economia cooperativa e autodifesa comunitaria. Questo modello ha ispirato la costruzione di un progetto di Siria plurale, dove curdi, arabi, cristiani, ezidi e altre minoranze hanno coabitato, sperimentando forme di democrazia diretta e convivenza tra identità diverse. E' qui che l'ISIS è stato sconfitto, al prezzo di migliaia di vite, dimostrando che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La rivoluzione del Rojava e l'esperimento dell'autogoverno sono oggi messi in pericolo non solo dalle offensive militari, ma anche dall'inerzia della comunità internazionale, che osserva mentre città come Kobane vengono isolate e private dei servizi essenziali. In questo contesto, la liberazione di Abdullah Ocalan rimane centrale. Dal 1999, Ocalan è detenuto in isolamento sull'isola-prigione di Imrali: la sua detenzione non rappresenta solo una violazione dei diritti umani, ma costituisce un ostacolo alla pace e alla risoluzione della questione curda in ognuno dei paesi in cui il Kurdistan è diviso. Ocalan ha più volte proposto soluzioni politiche e negoziati per il riconoscimento dei diritti dei curdi all'interno dei paesi in cui questi vivono, e la sua liberazione è un passo fondamentale per sostenere l'autogoverno del Rojava e le prospettive di stabilità regionale. Inoltre il leader curdo ha mostrato la sua volontà di concludere il conflitto ancora una volta il 27 febbraio scorso, aprendo la via ad un nuovo processo di pace con lo scioglimento del PKK. Quel processo, è ora più fragile che mai. Come nel passato, la resistenza continua. A Kobane, la popolazione civile si mobilita per difendere la città, con donne e uomini, curdi ed ezidi, armeni e siriaci che sostengono la difesa dei quartieri. Quello che è in gioco non è soltanto un territorio, ma un intero modello politico: la possibilità concreta di costruire una Siria democratica, plurale e inclusiva, che sfidi il fondamentalismo e il centralismo autoritario. Il 14 febbraio 2026 ci ritroveremo in corteo a Roma e Milano per chiedere la liberazione di Abdullah Ocalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia, per difendere la rivoluzione curda e il futuro delle comunità del Nord-Est della Siria. Tacere oggi significherebbe voltare le spalle a chi ha combattuto l'ISIS e tradire chi dimostra, da oltre dieci anni, che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La resistenza continua, e noi saremo al loro fianco.

ROMA - 14 Febbraio ore 14:30 - Piazza indipendenza

MILANO - 14 Febbraio ore 14:30 

Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità

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Un breve aggiornamento sulla "Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità", partita mercoledì 28 gennaio da Salonicco e diretta in Rojava per portare solidarietà concreta alla resistenza del Kurdistan. Il percorso della carovana è stato accolto con partecipazione da compagni e compagne e sono state organizzate mobilitazioni a sostegno dell'iniziativa. In termini più generali, in questi giorni, le iniziative di solidarietà tese a raggiungere il Bakur (Kurdistan turco) si stanno moltiplicando attraverso diversi canali. La corrispondenza si conclude con un appello a tutte e a tutti a continuare a prestare attenzione e sostegno alla situazione in Rojava e a mantenere viva la solidarietà internazionale.

Biji Berxwedana Rojava (Viva la Resistenza del Rojava)

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L’audio che ascolterete è la testimonianza politica di Nesli, compagna curda nata nel Kurdistan del Nord. Nel suo intervento ricostruisce il contesto storico e politico della repressione dello Stato turco contro il popolo curdo e racconta l’esperienza del Rojava, nel Nord-Est della Siria. Parla della guerra in Siria, della lotta contro l’ISIS, della nascita delle forze di autodifesa e del modello politico del confederalismo democratico, basato sull’autogoverno dei popoli e sulla centralità della liberazione delle donne. L’intervento affronta anche gli attacchi in corso contro Rojava, il ruolo della Turchia, delle potenze internazionali e i rischi attuali per questo esperimento politico unico.

Jin Jiyan Azadî

Siria: l'attacco al Rojava pt 2

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In Occidente è calato un grande silenzio davanti l’incoronazione di uno jihadista come Al Jolani, la marcia dei suoi miliziani verso il Rojava, addirittura si tace davanti la liberazione di prigionieri dell’ISIS e lo sventolare delle loro bandiere a Raqqa. Parliamo della stessa ISIS che ha fatto comodo all’Occidente, giustificando l’invasione dell’Iraq e alle nostre latitudini rafforzando una retorica islamofoba che ha criminalizzato le persone musulmane. Non dimentichiamoci che l’emergenza del terrorismo jihadista è servita anche a introdurre l’esercito nelle strade e a scatenare una caccia alle streghe contro le moschee e gli imam. Nei decreti sicurezza, compreso l’ultimo, sono stati introdotti nuovi reati (l’autoaddestramento, la figura del lupo solitario, la detenzione di materiale informativo), tutto facilmente giustificato in nome della lotta al terrorismo, anche internazionale, cioè l’ISIS. Si è addirittura arrivati a riconoscere totale impunità ai servizi segreti.

Ci sono due recenti episodi, all’interno del quadro di crisi e di attacco che il Rojava sta subendo in queste settimane, due episodi che esplicitano la natura colonialista di Israele ma non solo, anche di degli USA nelle vesti di Al-Jolani, e dall’altro lato il principio di autodeterminazione e autodifesa Kurdo.

Israele a sud invade, occupa ed è arrivata a 35 km da Damasco (notizia di ieri). A Nord-Est sono le milizie di Al Jolani ad attaccare l’AANES, che, dopo un ridimensionamento delle SDF, si difende nelle zone che vogliono continuare a vivere sotto il modello politico e sociale alternativo costruito in Rojava.

Dall’altro lato sembra che le Forze democratiche siriane si sarebbero sottratte da un coinvolgimento nella guerra all’Iran, in particolare contro il gruppo sciita Hashti Shabi che si trova in Iraq. Partiamo da qui per parlare del confederalismo democratica e dell’intrinseca differenza con gli altri eserciti.

Sentiamo telefonicamente una compagna di Jineoloji e un compagno dell'Accademia della Modernità Democratica. 

Nel redazionale si fa più volte riferimento a questo articolo: 
https://democraticmodernity.com/it/rojava-e-syria-in-guerra-una-valutaz…

 

Siria: l'attacco al Rojava

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Il cosiddetto "Rojava" costituisce un terzo del territorio siriano ed è la parte più piccola del grande Kurdistan. Il nuovo anno è stato tristemente inaugurato da un’escalation di violenze contro l’AmministrazionecAutonoma della Siria del Nord-Est da parte dell’HTS di Al jolani (l’organizzazione per la liberazione del Levante). Il 10 marzo 2025 è stato firmato tra Al Jolani e i curdi un accordo che doveva essere attuato entro la fine del 2025. Si parlava di integrazione dell’SDF nell’esercito siriano riconoscendo all’esercito curdo una certa autonomia: l’SDF sarebbe stato scorportato in 3 divisioni, i suoi dirigenti avrebbero mantenuto posti di rilievo, l’esercito delle donne sarebbe stato mantenuto. Questo accordo per l’integrazione è rimasto sulla carta e nei mesi successivi Al Jolani si è dedicato pricnipalmente al rafforzamento della sua immagine a livello internazionale, sopratutto con gli Stati Uniti e Israele.
Passaggi chiave sono stati gli incontri a Washington (a novembre 2025, dopo che a luglio 2025 gli Usa avevano deciso di rimuovere le sanzioni contro il nuovo governo siriano) e i colloqui di Parigi con Israele (6 gennaio) in cui Al Jolani ha di fatto accettato il rafforzamento della presenza israeliana sulle alture del Golan. Entrambi i Paesi hanno espresso il desiderio di raggiungere un accordo sulla sicurezza in linea con la visione del Presidente Donald Trump per il Medio Oriente.
Durante i colloqui, gli Stati Uniti hanno offerto a Israele e Siria di istituire una “cellula di fusione” congiunta americano-israeliana-siriana ad Amman, la capitale della Giordania.
La delegazione statunitense ha inoltre proposto la creazione di una “zona economica disarmata” nel sud della Siria. 

Ne parliamo con Tiziano di UIKI

21 Gennaio ore 18: Assemblea pubblica ad Ararat

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Con Jacopo dell'Accademia della modernità democratica, facciamo il punto della situazione sugli ultimi aggiornamenti dopo l'attacco del governo siriano alle resistenze curde. Rilanciamo l'appello alla solidarietà e la lotta internazionale contro la guerra e l'oppressione dei popoli e ricordiamo l'appuntamento di oggi, 21 Gennaio, al centro socio-culturale Ararat alle ore 18. Di seguito il testo che accompagna l'appello: 

"Contro le guerre per procura in Medio Oriente, contro le operazioni di distorsione o censura delle notizie, per un vera informazione, per la rivoluzione dei popoli.

Il genocidio in Palestina così come gli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo o ai territori dell'Amministrazione Autonoma rientrano nella volontà di riscrivere dall'alto gli equilibri e la realtà del Medio Oriente per fini economici e di potere. In Iran dove il popolo scende da settimane in piazza sfidando la repressione che cerca di soffocare le loro lotte anche queste vengono strumentalizzate per mascherare accordi tra il regime di Damasco e le altre potenze internazionali interessate a inserire la Siria in una nuova fase.

Mentre si agisce con la violenza brutale della guerra, mentre si fomentano guerre tra i popoli, vengono mescolate le notizie per fare sembrare più legittima l'oppressione e il genocidio oscurando la rivoluzione dei popoli.

Serve più che mai fare chiarezza sui processi che si stanno sviluppando in Medio oriente e tessere legami di solidarietà con le popolazioni che resistono sotto le bombe e la repressione.

Per tutti questi motivi vi invitiamo a riunirci in una  assemblea pubblica mercoledì 21 Gennaio,ore 18, presso il Centro socioculturale Ararat per aggiornamenti sulla situazione attuale tramite collegamento live e a seguire discussione sui prossimi passi da costruire insieme."