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Il Rojava è sotto attacco da parte dello stato Turco

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Durata 6m 31s

Dopo l’attentato di Istanbul, che ha causato 6 morti numerosi feriti e caos e paura diffusi,  il governo centrale ha avviato una campagna politica trovando l’origine dell’attentato in Rojava , accusando quindi il pkk, le ypj, le ypg. Le prime dichiarazioni governative erano pura vendetta, come si riscontra nelle dichiarazioni del ministro dell’interno. Le fonti locali in Rojava  parlano di ingenti bombardamenti , civili uccisi , droni militari. Ankara invece parla di un’operazione legittima che sta puntualmente evitando i civili. Washington da tempo riteneva probabile un attacco turco di questa portata. L’attenzione va mantenuta alta sia perché è chiaramente un’azione militare legata alla politica interna della Repubblica turca e sia perché stanno uscendo le prime dichiarazioni degli arrestati dopo l’attentato, che senza sorprese sono strane e contraddittorie.

Ne parliamo con Murat Cinar, giornalista esperto di Turchia e Kurdistan.

 

Presentazione " Jin Jiyan Azadi, la rivoluzione delle donne in Kurdistan" dalle Cagne Sciolte

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Giovedì 24 in via Ostiense 187 le cagne sciolte presenteranno “Jin Jiyan Azadi. La rivoluzione delle donne in Kurdistan”. Il libro ripercorre la storia del movimento delle donne curde e della rivoluzione del Rojava attraverso le testimonianze dirette di alcune compagne internazionali. Il testo sarà presentato da una compagna di Jineology, il progetto che si è occupato di tradurre il libro in italiano.

Parliamo di come saranno costruite la presentazione e l’iniziativa stessa con una compagna delle cagne sciolte.

UIKI onlus sull'attentato ad Istanbul

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Ylmaz, direttore dell'Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, prende parola rispetto alle accuse mosse nei confronti del Pkk e delle compagne e i compagni curdi in Siria, accusati di essere mandanti dell'attentato del 13 novembre sul noto viale Istiklal, nel centro di Istanbul.

Basta repressione giudiziaria in Turchia.

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Si aprono ad Istanbul una serie di processi contro difensori dei diritti civili e politici di tutta la popolazione dello Stato, l'ultimo capitolo di una storia che purtroppo prosegue ormai da anni. Abbiamo parlato della situazione in Turchia con l'avvocato penalista Fausto Gianelli e con Ylmaz, di Uiki onlus.

No sleep till Shengal

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Da oltre vent’anni potenze internazionali tramano per eliminare il movimento di liberazione del Kurdistan. Un complotto ordito a partire dal 9 Ottobre del 1998, culminato con il rapimento di Abdullah Öcalan, il leader del PKK sotto sequestro dal 1999 nel carcere turco di Imrali.
Oggi quel complotto internazionale attraversa una nuova fase: dal 9 ottobre 2019 lo stato turco e le sue milizie jihadiste hanno invaso il Rojava con il benestare della NATO.
Una manovra diabolica che continua a dimostrarsi fallimentare. Il cuore del movimento batte sulle montagne del Kurdistan, in Bakur, a Şengal, in Iraq nel campo profughi di Maxmur e in Rojava. Territori liberati dove viene applicato il Confederalismo Democratico. Quelle montagne da cui i guerriglieri del PKK sono scesi per salvare Şengal sono sotto attacco da parte dello stato turco.
Sempre il 9 ottobre, ma del 2020, è stato firmato un accordo che prevede lo scioglimento dell'amministrazione autonoma di Şengal da parte di Iraq e KDP, le stesse forze politiche e militari che nel 2014 hanno abbandonato gli ezidi e permesso il genocidio perpetrato dall’ISIS.
Questa subdola trama ha un solo obiettivo: mettere fine al progetto del Confederalismo Democratico, eliminando fisicamente i popoli che lo applicano e sostengono. Un piano che non avrà successo finché esisteranno le montagne, uniche vere amiche del popolo curdo.
Nell'estate del 2021, Zerocalcare, assieme a un gruppo di scrittori, giornalisti, videomaker e organizzazioni umanitarie, ha raggiunto Şengal. Gli ezidi, di cui Şengal è la città simbolo, si autogovernano secondo il paradigma del Confederalismo Democratico da quando, nel 2014, sono stati vittima di un genocidio da parte di ISIS sventato dall'arrivo del PKK e delle YPG/YPJ.
La prima parte di questo viaggio è stata raccontata in "Se Cadono le montagne", dove veniva spiegata l'importanza delle montagne del Kurdistan nella difesa delle esperienze di autogoverno nate in questi 40 anni di lotta, con particolare attenzione all'esperienza che resiste da più tempo, il campo profughi di Maxmour, in Iraq.
Ora, ad un anno di distanza, esce "No Sleep Till Shengal", libro a fumetti edito da Bao Publishing in cui Zerocalcare racconta la parte più impegnativa e rischiosa del viaggio: l'incontro con gli ezidi di Şengal e la strada per raggiungere la montagna che abitano, circondata da nemici.
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Sabato 8 Ottobre al Centro Socio-Culturale Ararat, a partire dalle ore 16:00, Zerocalcare, Chiara Cruciati, Rojbin, Manolo Luppichini e Maria Edgarda "Eddi" Marcucci ci racconteranno questo e altri viaggi compiuti a Şengal, in Rojava e nel resto del Kurdistan. Un dialogo animato che aiuterà a capire il passato, la situazione corrente e i progetti futuri.
All’iniziativa parteciperanno anche Roberto Mapelli, della casa editrice “Punto Rosso” e una rappresentanza de comitato italiano "Il Tempo è Arrivato, Libertà per Öcalan”. I loro interventi saranno focalizzati sul paradigma politico che ha ispirato queste esperienze: il Confederalismo Democratico teorizzato da Abdullah Öcalan. Un approfondimento che sottolinea come la libertà di Öcalan sia un presupposto essenziale per ripristinare la pace in Kurdistan e nell’area Mediorientale.
Ad arricchire la serata è previsto un intervento di Enrico Maria La Forgia, caporedattore MENA de Lo Spiegone. Inoltre verrà presentato il libro "La Civiltà Capitalista - L'era degli Dei senza maschera e dei Re nudi", secondo volume del manifesto della civiltà democratica scritto da Abdullah Öcalan e recentemente edito in Italia da Edizioni Punto Rosso.
Gli originali contributi live del musicista Mübin Dunen e un gustoso buffet con le specialità culinarie curde, completano un appuntamento politico, culturale e artistico da non perdere.

Tempo di speranza. Time for hope

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Domenica 18 settembre grandi iniziativa a Roma di solidarietà con il popolo curdo. Di seguito il comunicato di indizione.
 
Siete invitate e invitati alla giornata di mobilitazione culturale a sostegno della storia, della tradizione e del modello sociale che la popolazione del Kurdistan custodisce e propone.
Vogliamo denunciare con forza le ingiustizie che continuano ad avvenire in quell'area geografica, ad opera di stati nazione così come di organizzazione ultra religiose.
Sarà una giornata nella quale artist*, accademic* e militant* regaleranno un loro contributo per ribadire l’urgenza di una soluzione di pace, di libertà e soprattutto di giustizia.
Grazie a loro ricorderemo le migliaia di donne e uomini che si sono schierate con le Unità di Protezione del Popolo Kurdo YPG e YPJ e che coraggiosamente si sono opposte, e continuano a farlo, all'avanzata dell'ISIS e di ogni fondamentalismo e abuso di genere.
Ci uniremo quindi alle numerose iniziative che avverranno in giro per il mondo nel mese di settembre a sostegno dei messaggi e pratiche di autodeterminazione, confederalismo e jineoloji che da quei luoghi continuano ad essere promossi.
Domenica 18 settembre, all’interno della cornice di Parco Schuster, dalle ore 18, in compagnia di:
- Giacomo Bevilacqua e Michele Rech ZC (+ special guest)
- Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri
- Hani Mojtahedy & the Moon
- Daniele Silvestri
- Fiorella Mannoia
- Elio Germano
- Punkreas
- The Andre
- Anna Favella
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Un ringraziamento speciale a Michele ZeroCalcare per l’ideazione e la realizzazione della locandina.
Evento promosso in collaborazione con Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia info.uikionlus@gmail.com
Per informazioni:
gabriele@omteventi.it
Per adesioni:
Rete Kurdistan in Italia, info@retekurdistan.it

Hasakah attacco Isis alla prigione di Sina'a

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L’attacco realizzato dallo Stato islamico alla prigione di Sina’a, nel quartiere di Ghiweiran ad Hasakah, nord est siriano, tra giovedì 20  e venerdì 21 gennaio, è stato il più grave degli ultimi anni. Un attacco coordinato, tra dentro e fuori, tra i prigionieri islamisti detenuti dalle Forze democratiche siriane (Sdf) e le cellule ancora libere di operare.

Ne parliamo con Chiara Cruciati giornalista del Manifesto