Aggiornamento sugli attacchi israeliani in Libano
In comunicazione telefonica con il giornalista Mauro Pompili abbiamo aggiornato la situazione rispetto agli attacchi che sta portando avanti lo Stato sionista d'Israele in territorio libanese.
In comunicazione telefonica con il giornalista Mauro Pompili abbiamo aggiornato la situazione rispetto agli attacchi che sta portando avanti lo Stato sionista d'Israele in territorio libanese.
Ennesimo attacco sionista al CSOA La Strada. Questa volta più pesante degli altri perchè non essendo riusciti ad entrare nel centro sociale hanno messo un ordigno all'entrata cercando di sfondare il portone. Un quandrante di città quello di roma su che vede già ormai da tempo La Brigata T (cosi si sono firmati) agire per difendersi il genocidio in corso in Palestina. La città però ha risposto già a Porta San Paolo e continuerà a farlo.
In questo redazionale abbiamo parlato con Paolo De Prai, militante comunista e laureato in teologia, sulla strumentalizzazione dei testi religiosi che realizza il sionismo per giustificare il genocidio contro il popolo palestinese.
De Prai parteciperà, insieme a Moni Ovadia, all'incontro "Terra di Palestina: smascherare i falsi miti biblici inventati dal sionismo", che si terrà il sabato 5 aprile a partire delle ore 10 nella Palestra Popolare Baccelli (Trullo), organizzato dal Collettivo Palestina Roma Trullo.
Giovani Palestinesi Firenze e Studentx per la Palestina Firenze nei giorni scorsi hanno denunciato tramite la pubblicazione di un appello un workshop organizzato nella città toscana con l'università di tel Aviv che portava il logo di Unifi. Chiarito che non si tratta di un'iniziativa istituzionale rimane il problema del workshop ma anche delle collaborazioni tra Università di Firenze e Università di Tel Aviv. Davanti al palazzo dove si terrà il workshop nei giorni 3 e 4 febbraio si svolgerà un presidio di protest
Ne parliamo con una compagna di Giovani palestinesi Firenze
Un compagno ci racconta il difficile ritorno a Gaza nord
Con una compagna e docente all'università commentiamo cosa sta succedendo in Olanda dopo la partita Maccabi Tel Aviv / Ajax che ha fatto traballare (apparentemente il Governo). Nessuno scandalo per gli slogan urlati dai tifosi israeliani che in Palestina non ci sono più scuole perchè non ci sono più bambini ma si continua a parlare di pogrom e ad usare quella giornata per criminalizzare gli abitanti arabi soprattutto marocchini.
Una seconda corrispondenza di chieder del perchè Israele che non è in Europa giochi nell'European League.
Contrariamente a quanto raccontato dai media italiani ad Amsterdam non c'è stato nessun attacco antisemita ma una sana resistenza al sionismo e al genocidio in corso in Palestina. Al maccabi tel aviv, squadra notoriamente xenofoba e al cui interno ci sono tanti tifosi che hanno prestato servizio nell'esercito israeliano, è stato concesso nei giorni prima della partita di andare in giro per Amsterdam ha dare la caccia agli arabi e a gridare slogan del tipo "A gaza le scuole non ci sono più perchè non ci sono più i bambini". Frasi che fanno rabbrividire e che i media e i politici di tutta Europa si sono candidamente rivendicati.
Dalla comunità filo palestinese era stato indetto un presidio contro questa squadraccia che è stato vietato ma che ha visto resistere in maniera determinata a quanti 3000 tifosi sionisti. Il risultato è stato l'ennesimo piagnisteo vittimistico della paura di un'Europa antisemita. La working class olandese quasi tutta di origine araba ha avuto il coraggio di ribellarsi: la Palestina sta servendo anche a questo. Ce lo racconta una compagna.
Corrispondenza con Sara Thabit, cittadina palestinese residente in Italia, che racconta il 25 Aprile a Milano e le espressioni di solidarietà con il popolo palestinese che ci sono state nei festeggiamenti del giorno della liberazione nel capoluogo lombardo.
Ieri 15 marzo viene contestato Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, per il suo posizionamento pesantemente sionista e per il giornalismo embedded del giornale che dirige all'Università Federico II di Napoli
Ne parliamo con un compagno del collettivo universitario autorganizzato
Con il Professore Lorenzo Kamel, autore del libro Terra contesa. Israele, Palestina e il peso della storia (cliccando sul titolo potete guardare le slide sul libro e seguirci nei discorsi che faremo) commentiamo un articolo di Angelo Panebianco uscito qualche giorno fa sul Corriere dal titolo La storia usata come clava. Sui quotidiani nazionali si continuano a scrivere inesattezze, per cui ci sembrava giusto puntualizzare sia il sondaggio dell'Istituto Cattaneo (nel link trovate i risultati del lavoro fatto di cui parliamo nel redazionale) sia le date citate da Panebianco che non sono del tutto esatte. Riportiamo l'articolo così da avere tutti gli strumenti per inquadrare il redazionale.
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Angelo Panebianco - La storia usata come clava
Come sempre in questi casi hanno un ruolo sia i cattivi maestri che i processi imitativi. All’inizio ci sono cattivi maestri (genitori o insegnanti) che, per l’appunto, fanno uso politico della storia: essi raccontano a giovani sprovveduti che Israele e il nazismo pari sono, «la vittima trasformatasi in carnefice» eccetera. I suddetti sprovveduti, a loro volta, «fanno tendenza»: ripetono la fanfaluca di fronte a coetanei ignoranti quanto loro. Anche il coetaneo, naturalmente, nulla sa né del nazismo né di Israele ma è ostile a Israele e, soprattutto, non vuole perdere la faccia. Si auto-convince della verità di quanto gli è stato raccontato. Cattivi maestri da un lato, processi imitativi dall’altro. Una ricerca dell’Istituto Cattaneo di Bologna condotta su un campione di studenti di corsi umanistici di tre Università del Nord, intervistati sia prima che dopo il 7 ottobre, offre conferme. La ricerca ricostruisce gli atteggiamenti degli studenti verso gli ebrei. Si trattava essenzialmente di capire se e quanto l’antisemitismo fosse diffuso fra gli universitari distinguendo fra i temi classici dell’antisemitismo e quelli di nuovo conio. Ma il punto che qui ci interessa riguarda Israele: risulta che il 46% degli intervistati condividesse, prima del 7 ottobre, l’equiparazione fra Israele e Germania nazista. Addirittura, questa percentuale cresce subito dopo il 7 ottobre (e dunque prima dell’intervento israeliano a Gaza). Ed è fatta propria dal 50% del campione dopo il 17 ottobre. Sono, plausibilmente, dopo il 17 ottobre, le notizie sulle vittime palestinesi dell’intervento militare ad aumentare (di qualche punto in percentuale) il numero di coloro che considerano valido l’accostamento fra Israele e nazismo ma è un fatto che costoro sono già tantissimi, quasi la metà del campione prima della nuova guerra e, per giunta, risultano in aumento dopo il pogrom del 7 ottobre. Commetterebbe un grosso errore chi volesse consolarsi considerando che metà del campione rifiuta di equiparare Israele al nazismo. Se in un gruppo di dieci persone cinque non credono che i terremoti siano causati dagli incantesimi della strega cattiva ciò non è rilevante. È rilevante che cinque ci credano.
Per aiutare a comprendere quanto sta accadendo in Medio Oriente occorrerebbe spiegare che si tratta di una vicenda complessa che inizia nel 1948 con la nascita dello Stato di Israele e il conseguente «rifiuto arabo». Nessuna comprensione di quanto è accaduto e accade è possibile se non si parte da lì. Gli stessi errori di Israele (le colonie in Cisgiordania, l’illusione di potere difendere all’infinito lo status quo, ossia i precarissimi rapporti fra due popoli reciprocamente ostili) non si spiegano se non ricostruendo quel quadro generale. Ma, appunto, ciò presuppone che l’interlocutore sia disposto a riconoscere il peso e l’importanza della storia per comprendere il presente. Il che però è impedito o quanto meno reso assai difficoltoso dal clima e dalle tendenze dominanti. La sopra citata ricerca del Cattaneo lascia aperto uno spiraglio. Risulta che gli atteggiamenti negativi verso gli ebrei sono più accentuati fra gli studenti con alle spalle un basso rendimento scolastico. In altri termini, anche nell’epoca dei social, la scuola può fare, almeno in parte, la differenza. Se essa tornasse al rigore di un tempo forse si potrebbero ricostituire gli anticorpi necessari per contenere la diffusione delle credenze più aberranti. L’incontro fra uso politico della storia e ignoranza della storia genera mostri. Ciò, di sicuro, non fa bene alla democrazia.
5 febbraio 2024, 21:49 - modifica il 5 febbraio 2024 | 21:49