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Corteo per la Palestina e il Libano

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Il 17 aprile, giornata dei prigionieri palestinesi, rappresenta un momento fondamentale di denuncia e mobilitazione. In questa data ricordiamo gli oltre 10mila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, molti dei quali senza accuse né processo, sottoposti alla detenzione amministrativa. E' proprio in questo contesto che si inserisce un ulteriore, gravissimo passaggio: l'approvazione della pena di morte per i palestinesi. Questa decisione non rappresenta una rottura, ma l'ennesima conferma di ciò che Israele è e persegue, e un'ulteriore escalation del piano genocidiario di israele. Non cade una maschera, ma viene ribadita una verità già evidente: quella di uno Stato che si presenta come "l'unica democrazia del Medio Oriente" mentre costruisce un sistema fondato sulla negazione dei diritti fondamentali e sull'eliminazione di un popolo. L'approvazione della pena di morte mette nero su bianco ciò che da sempre viene praticato: Israele sta istituzionalizzando la morte del popolo palestinese. Quella che per anni è stata violenza sistematica attraverso uccisioni, torture, negligenza medica nelle carceri, incursioni militari  diventa oggi norma dichiarata, riconosciuta e legittimata. In questo quadro, la Palestina non è solo un territorio occupato, ma un vero e proprio laboratorio, in cui si sperimentano sulla pelle del popolo palestinese sistemi di sorveglianza, controllo e repressione. Tecnologie e pratiche che non restano confinate lì, ma vengono esportate e rischiano di essere applicate anche altrove. Per questo la lotta del popolo palestinese riguarda tutte e tutti: ciò che accade in Palestina parla anche del futuro delle nostre società. Il genocidio in Palestina continua sotto gli occhi del mondo. Continua nei bombardamenti su Gaza, nelle demolizioni di case e comunità in Cisgiordania, negli sfollamenti forzati e nell'annessione progressiva dei territori. A oggi sraele sta tentando di allargare lo strumento del genocidio anche in Libano, dove ha portato avanti bombardamenti intensivi mirati ai centri abitati e alle infrastrutture fondamentali di numerose aree, causando oltre un milione di sfollati, centinaia di morti e migliaia di feriti. Nella sua lotta per la sopravvivenza, Israele, insieme agli Stati Uniti, sta allargando la guerra su più fronti, cercando di trascinare il mondo intero in una guerra generale, che non rappresenta un pericolo solo per la regione, ma per il mondo intero. Di fronte a questo scenario, è necessario opporsi fermamente ai piani di guerra e di riarmo dei nostri paesi, anche in Italia. L'economia di guerra sottrae risorse alla scuola, alla sanità, al welfare, per investirle nella distruzione e nella morte. La giustizia sociale e la giustizia per i popoli oppressi sono inseparabili: non può esserci una senza l'altra. L'industria bellica e il governo italiano, infatti, come dimostrato da numerose inchieste e dalla mobilitazione dei lavoratori nei porti e sui posti di lavoro, stanno lucrando sul genocidio, vendendo armi a Israele, le stesse usate per massacrare il popolo palestinese e libanese. E' anche per questo motivo che è nostro compito opporci con forza al piano di riarmo e alle politiche di guerra messe in campo dall'Italia. Ma la complicità non si ferma qui: nelle carceri italiane sono a oggi imprigionati i palestinesi accusati e processati per aver sostenuto il popolo palestinese e la sua resistenza, accusati di terrorismo per aver lottato per la liberazione della Palestina. Anan, Ahmed, Hannoun, Rawed, Yaser e Ryad sono prigionieri politici per la Palestina in Italia, e ne chiediamo l'immediata liberazione.

Per questo il 19 aprile torniamo in piazza: per rompere questo silenzio, per costruire una risposta collettiva e per unire le lotte contro la guerra imperialista e la sua mano che reprime.

Appuntamento il 19 aprile 2026, ore 15:00 - Roma, Bocca della Verità

 

Bombardamenti pesantissimi sul Libano dall'inizio della "tregua"

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Intorno alle 13 di oggi Israele ha rovesciato su tutto il Libano più di cento raid che hanno provocato ingenti distruzioni, morti, feriti, panico. L'attacco è continuato anche nel pomeriggio con missili su Beirut. Il Ministero della salute ha dichiarato che hanno già confermato 132 morti e 837 feriti ma sono cifre molto a ribasso perché c'è da scavare sotto le macerie. L'Iran nel frattempo ha nuovamente chiuso lo stretto di Hormuz per la rottura degli accordi mentre Trump ha dichiarato nuovamente il falso ossia che non era previsto il cessate il fuco in Libano. 

Libano un aggiornamento sui bombardamenti al sud

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Con Michele Giorgio, giornalista de Il manifesto facciamo un aggiornamento degli attacchi di Israele contro il Libano. Pesticidi e fosforo bianco stanno costringendo la popolazione del sud del Libano all'evacuazione tanto che l'esercito israeliano è riuscito ad avanzato per 8 km ad est, per avendo incontrato una fortissima resistenza. La zona ad est è quella confinante con la Siria che quindi ampia la zona di occupazione. 

Israele vorrebbe avanzare anche verso Tiro cioè la roccaforte di Hezbollha, città che ha una storia importante e che la sua distruzione raderebbe al suolo una città millenaria. 

Continua l'attacco imperialista sionista contro il Libano

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In comunicazione telefonica con Mauro Pompili, giornalista recentemente rientrato a Roma dal Libano, abbiamo annalizzato l'odierna situazione dello Stato levantino, il cui territorio al sud del fiume Litani si trova sotto attacco e occupazione da parte dello Stato sionista d'Israele.

Israele vorrebbe occupare di nuovo il sud del Libano come dall'82 al 2000 per il grosso quantitativo di acqua presente in quella regione e della produttività dell'agricoltura. Questo comporterebbe anche uno spostamento dei confini marittimi e quindi l'appropriazione dei giacimenti di gas e petrolio ancora non sfruttati proprio per la non definizione dei confini. Gli obiettivi di Israele quindi sono antichi e molteplici. 

Il tentativo di invasione sta comunque fallendo per non avendo la resistenza in Libano nè aerei nè armi tali e potenti come i sionisti. Diversi i carri armati sionisti saltanti ma la linea del sud è stata completamente rasa al suolo tanto che sembra Gaza. Usano anche fosforo bianco poiché Israele vuole convincere la popolazione del sud ad andarsene. Stanno anche bombardando i ponti proprio per tagliare i rifornimenti agli Hezbollah. 

Beirut: in migliaia in piazza contro il progetto di bilancio 2026

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Nell’ audio che ci arriva dal Libano, Elisa, fotoreporter e giornalista freelance, ci aggiorna sui continui attacchi israeliani nel sud e ci racconta la manifestazione che ieri , 27 gennaio, c’è stata davanti al Parlamento di Beirut. Migliaia di persone si sono radunate mentre nel parlamento iniziava l’esame del progetto di bilancio 2026. Militari in pensione, insegnanti del pubblico, funzionari e inquilini hanno occupato le strade attorno a Place des Martyrs e a Riad el-Solh per chiedere adeguamenti salariali e pensionistici che tengano conto di un’inflazione che, dal collasso economico del 2019, ha svuotato stipendi e rendite fino a renderli insufficienti alla sopravvivenza.

Aggiornamenti dal Libano

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Mandiamo in onda una corrispondenza registrata da Elisa Gestri, giornalista free lance e fotoreporter che si trova nel Sud del Libano, devastato dai bombardamenti quotidiani dell'IDF, nonostante la tregua entrata in vigore a novembre 2024. In Libano, solo negli ultimi giorni: sono state uccise almeno 5 persone, accusate di appartenere ad Hezbollah; diverse pattuglie dell'IDF sono penetrate nel paese; ci sono stati attacchi con droni che hanno distrutto infrastrutture produttive; alcuni villaggi al confine con Israele sono stati fatti oggetto di distruzioni; il portavoce in lingua araba dell'IDF ha diramato ordini di evacuazione agli abitanti di alcune località nel Sud del paese e nella valle della Becqa, che sono poi state affettivamente bombardate. Nel frattempo, aumentano i timori per una nuova invasione israeliana del paese, fatto che determina paura, incertezza e instabilità in tutto il Libano.

Israele attacca ancora il Libano

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Insieme al giornalista Mauro Pompili, in comunicazione telefonica da Beirut, abbiamo commentato i borbardamenti che per più di dieci giorni ha portato avanti lo Stato sionista d'Israele contro la capitale libanese, e non solo, e abbiamo annalizzato il panorama politico libanese e cosa sta cercando l'Israele con questi attacchi.