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25 aprile: parla Marisa Musu

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Durata 1h 1m 4s

Marisa Musu, romana, medaglia d'argento al valor militare, neanche 18enne insieme a Carla Capponi, Lucia Ottobrini e Maria Teresa Regard, costituiva la pattuglia delle compagne dei Gap centrali. Figlia di militanti sardi anarchici, la mamma Bastianina Martina militava in Giustizia e Libertà, Marisa Musu non fu mai battezzata e non portò mai il grembiule fascista a scuola. La medaglia d'argento le viene conferita per l'azione, fallita, in Via Lima dove doveva essere giustiziato Vittorio Mussolini, all'indomani della strage delle Fosse Ardeatine.

Ricordiamo che Marisa Musu il 23 marzo del 44 aveva partecipato all'azione in Via Rasella contro il battaglione Brozen. 

L'intervista è stata realizzata da Fabio Grimaldi nel 1995 e fa parte dell'Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico. La versione integrale la trovate qua

Per approfondire: intervista di Marisa Musu a Sandro Portelli.

E il libro di Marisa Musu La ragazza di Via Orazio. 

Marisa Musu nasce il 18 novembre del 1925 e muore il 3 novembre del 2002. 

A processo la marcia contro le frontiere di Briancon

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Il 22 aprile c'è stata una marcia spontanea, una manifestazione contro le frontiere. Contro i fascisti di Generazione Identitaria che dalla sera "presidiavano" la frontiera al Colle della Scala, per impedire ai migranti di arrivare in Francia. E contro la militarizzazione che in quei giorni, come sempre, vedeva militari e gendarmi impegnati a una vera caccia al migrante sui sentieri e sulle strade che dall'Italia giungono in Francia.
La marcia del 22 aprile ha visto centinaia di persone attraversare il confine e arrivare a Briançon. Per una volta, nessunx ha dovuto nascondersi. Per una volta, nessunx ha dovuto rischiare la vita nell'attraversare questa linea immaginaria che però seleziona, divide e uccide.
In centinaia abbiamo camminato sulla strada, per 18 chilometri, da Claviere a Briançon. Nessunx ha chiesto i documenti a nessunx. Nessunx ha identificato, controllato, selezionato chi secondo la legge quel confine poteva o non poteva attraversarlo. Insieme siamo arrivati di là. Insieme, per quel giorno, abbiamo fatto sì che la frontiera non esistesse.

A Briançon 3 persone sono state arrestate e portate in carcere per 11 giorni (e poi altri 25 giorni di obbligo di dimora) con l'accusa di "favoreggiamento all'immigrazione clandestina in banda organizzata". Qualche mese dopo altre 4 persone sono state accusate dello stesso reato per quella giornata.

Rischiano dieci anni di carcere e 750mila euro di multa.

In questa epoca di fascismi di ritorno, di razzismo diffuso, di strumentalizzazione della paura del diverso, chiamiamo alla solidarietà.

Oggi in questo tribunale ci sarà il processo. Il "Procureur" di Gap, Raphael Balland, da mesi si accanisce contro i solidali. Fermi, garde-à-vue, convocazioni, processi come quello di oggi. Qui a Gap, capoluogo delle Hautes Alpes, ci sono parte dei responsabili delle politiche repressive in frontiera. La prefetta, Cecile Bigot-Dekeyzer, e i suoi ordini di respingimenti. Il Centro Dipartamentale delle Hautes Alpes, che si occupa anche dei minori non accompagnati, i quali, secondo la legge europea, dovrebbero avere diritto al transito. E quindi il centro si impegna particolarmente a de-minoralizzarli, dichiarandoli maggiorenni per poterli buttare in fretta in strada, o respingerli direttamente indietro in Italia
Ed infine il tribunale, che come sempre è impegnato a giudicare chiunque si opponga alle sempre più repressive e discriminatorie leggi statali. Ed è per questo che ci troviamo qua davanti.

La solidarietà non si arresta!

TUTTI E TUTTE LIBERE
BRISONS LES FRONTIERES