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Roma: l'ennesimo incendio provoca lo sgombero di un campo rom

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L'11 agosto 2020, in seguito all'ennesimo "incendio funzionale", è stato sgomberato il campo rom del foro italico a Roma. Già nel 2015, sempre a Roma a via Amarilli, un altro incendio provocò la chiusura di un centro di accoglienza, nonostante le fiamme avessero reso inagibile solo una parte della palazzina. L'amministrazione comunale, retta da Ignazio Marino, decise comunque lo sgombero completo, nonostante il parere difforme dei vigili del fuoco in merito all'agibilità. Le persone furono lasciate per strada e successivamente furono accusate di occupare abusivamente i marciapiedi dove si erano dovuti accampare.

Passano gli anni, cambiano i sindaci ma il metodo per risolvere certe questioni, il metodo Nerone, non cambia. La sindaca Raggi festeggia la sua ricandidatura al campidoglio sgomberando i più deboli e indifesi, esattamente come il suo predecessore Gianni Alemanno che cominciò il suo mandato sgomberando i, peraltro italianissimi, rom di Testaccio e lo concluse sgomberando il campo di Tor de' Cenci, deportando una parte dei suoi abitanti a Castel Romano, su un terreno affittato a una società di Salvatore Buzzi.

Razzismo e antiziganismo non portano fortuna, è già successo con Marino e Alemanno, ma chi paga le conseguenze di queste politiche scellerate sono sempre i più deboli.

Le corrispondenze registrate con chi era presente sul posto.

 

A Roma una bambina colpita da un proiettile.

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Qualche giorno fa una bambina rom di quindici mesi, mentre si trovava in braccio alla madre, è stata colpita da un proiettile esploso probabilmente da una pistola o un fucile ad aria compressa. La bambina è attualmente ricoverata all'ospedale pediatrico bambin Gesù in gravi condizioni e rischia una paralisi permanente.

In attesa dei riscontri, appare palese il peggioramento di un'atmosfera generale segnata dagli incitamenti al razzismo e alla violenza, verbale e fisica, che arrivano dal governo, ripresi da un'amministrazione cittadina che tenta di mascherare le sue politiche segregazioniste invocando la lotta ai poveri e la deportazione delle persone in emergenza abitativa.

Nel frattempo, come sempre in questi casi, il Messaggero avanza l'ipotesi che i rom si siano sparati da soli, cambiano i protagonisti ma i copioni rimangono gli stessi.

Centro di via Amarilli, niente è cambiato

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Il centro di accoglienza di via Amarilli, dove da tempo sono stipate oltre 120 persone, per la metà minori, continua a vertere in condizioni disastrose: strutture fatiscenti, sovraffollamento e nessuna prospettiva per il futuro.

Insieme ad una compagna che da tempo segue quanto accade in via Amarilli cerchiamo di offrire una panoramica su cosa significa vivere in uno di questi centri, mentre continuano a rimanere inascoltati gli appelli a superare le retoriche emergenziali e la nuova amministrazione, come la vecchia, si limita ad invitare gli ospiti ad arrangiarsi

 

Di seguito gli approfondimenti su via amarilli che pubblicammo lo scorso anno:

 

 

https://www.ondarossa.info/newsredazione/centro-amarilli-caricate-perso… https://www.ondarossa.info/newsredazione/ancora-amarilli-testimonianze-… https://www.ondarossa.info/newsredazione/amarilli-situazione-stallo-sem… https://www.ondarossa.info/newsredazione/amarilli-rientrate-famiglie

Torino: i rom, le ruspe e le mani sulla città

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Nella Torino che ha visto nei mesi scorsi abbattimenti di baraccopoli, occupazioni e sgomberi di strutture occupate per far fronte all'emergenza abitativa, la procura ha avviato un'inchiesta sullo sgombero dell'insediamento di Lungo Stura Lazio.

Insieme ad una compagna torinese ripercorriamo le vicende degli ultimi mesi e le politiche portate avanti dall'amministrazione comunale e dal quanto mai variegato universo delle associazioni nei confronti delle e degli abitanti dei campi, in una città che si prepara ad entrare in campagna elettorale.

La trasmissione del 5 aprile 2013

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Durata 1h 8m 48s
Durata 10m 42s
Durata 5m 12s

Anche questa settimana rom a roma si occupa principalmente della vicenda relativa ai presunti conti correnti milionari. La notizia del loro sequestro e blocco ha avuto grande rilevanza, la decisione del giudice di sbloccare i conti, non ravvisandosi particolari ipotesi di reato, è caduta nel silenzio.

Il linguaggio usato per raccontare un'indagine di un anno che ha prodotto paura negli indagati e avvisi di sfratto, rigettati dal TAR, è sempre lo stesso, fascista e xenofobo, così come le pratiche utilizzate per punire un presunto reato commesso da un individuo colpendo tutta la sua famiglia.

Il sequestro dei beni per appartenenza etnica in Italia ha il precedente delle leggi razziali, gli stereotipi sono sempre gli stessi. gli esecutori hanno cambiato divisa.

In podcast, disponibile la trasmissione, l'intervento di uno dei coordinatori della coperativa Ermes, e la presentazione dell'iniziativa al teatro Valle di domenica 7 aprile 2013.