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Le donne delle occupazioni alla regione Lazio

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GIOVEDÌ 21 NOVEMBRE H 12
PRESIDIO SOTTO LA REGIONE LAZIO:
Contro la violenza degli sgomberi, con ogni mezzo necessario!
#stopsgomberi #oralecase
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Lettera delle abitanti delle occupazioni di Roma verso 23N: Siamo Rivolta! Manifestazione nazionale Non Una Di Meno

Come donne abitanti delle occupazioni di Roma, anche quest’anno, abbiamo deciso di prendere parola, e di essere parte del corteo nazionale di Non Una di Meno che il 23 novembre inonderà le strade di Roma contro la violenza patriarcale ed istituzionale. Tra questa, riconosciamo la violenza degli sgomberi, e dei meccanismi di controllo ed ‘istituzionalizzazione’ della povertà che si ripetono a seguito di ogni sgombero. Un anno fa, scrivevamo contro l’ignobile tentativo di sciacallaggio prodotto dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini sul corpo di Desirée Mariottini per chiedere gli sgomberi delle occupazioni abitative romane, paragonate strumentalmente a luoghi abbandonati e lasciati al degrado.
A distanza di diversi mesi, gli eventi che hanno seguito lo sgombero di Cardinal Capranica, e le nuvole che si addensano su Caravaggio in primis e poi su tutti gli spazi occupati contenuti nel cronoprogramma stilato dalla Prefetta di Roma non fanno che confermare quanto gli sgomberi siano una vera e propria forma di violenza patriarcale agita in nome del sostegno incondizionato alla proprietà privata, inviolabile e esente da qualunque responsabilità sociale. Che dire, infatti, delle minacce dei servizi sociali contro le occupanti di Cardinal Capranica di sottrarre loro i figli se avessero preso parte alla difesa dell’occupazione? Che dire della violenza di uno sgombero effettuato con decine di blindati, che ha assediato un quartiere intero per ore e strappato dai tetti e dalle proprie case decine di uomini, donne e bambini per riconsegnare l’ex scuola di Primavalle al degrado, alla speculazione e persino alle fiamme?
Che dire della sistemazione delle ‘fragilità sociali’ dentro centri di accoglienza gestiti dalle cooperative di Mafia Capitale, lontane dal territorio e dentro edifici fatiscenti ed inadeguati? Che dire del fatto che donne single ed anziane siano state collocate entro centri strutture dove non possono nemmeno soggiornare di giorno nonostante le proprie disabilità? Che dire della vergognosa odissea quotidiana a cui sono sottopost@ i bambini e le bambine per poter raggiungere la propria scuola dai centri di accoglienza? Che dire del fatto che, ancora una volta, coloro che hanno recuperato uno scampolo di normalità siano gli uomini, le donne e i bambini ospitati dentro le occupazioni abitative di zona che ancora una volta si sono strette per fare spazio e solidarietà? E che dire del fatto che tutto questo si aggiunge alla vessazione che da anni subiamo a causa dell’articolo 5 del Piano Casa Renzi Lupi che, negando la residenza all’interno degli spazi occupati, ci impedisce di accedere alla sanità, al welfare, di iscrivere i nostri bambini e le nostre bambine a scuola?

Non possiamo che ripetere lo stesso messaggio alle donne che governano questi processi spesso come materia di ordine pubblico anziché di diritti sociali, dal Ministro degli Interni Luciana Lamorgese, al Prefetto Gerarda Pantalone, passando per la sindaca Virginia Raggi e le nuove assessore alle Politiche Sociali e Abitative Vivarelli e Mammì. “Molte di noi sono arrivate nelle occupazioni dopo aver subito violenza dai propri partner o in famiglia, in piena solitudine e nell’indifferenza dei vicini di appartamento, e dentro una comunità solidale hanno ritrovato il coraggio di ricominciare e la forza per riprendersi in mano la propria vita. Per questo le occupazioni sono luoghi dove ci sentiamo protette, e non nei termini paternalistici e infantilizzanti con cui le istituzioni vorrebbero costringerci a percepirci come fragili e incapaci di scegliere.” E ancora: “La sicurezza di cui abbiamo bisogno sono i diritti, alla casa, al reddito, alla salute, alla cultura”.

Forti di questa convinzione, giovedì 21 novembre alle h 12 come donne occupanti saremo ancora una volta sotto le finestre delle Regione Lazio per ribadire che la violenza istituzionale degli sgomberi deve essere fermata immediatamente.

Saremo poi parte del corteo nazionale di Non Una di Meno del 23 novembre per ribadire che anche noi siamo rivolta e che difenderemo i nostri spazi di autonomia e vita meticcia con ogni mezzo necessario e con i nostri corpi, determinati e tutt’altro che fragili. Perché come ci insegna la lunga storia di questa città, la lotta per la casa, e per riprenderci tutto, va presa con coraggio.

Giù le mani dai nostri corpi e dai nostri spazi!

Le donne del Movimento per il Diritto all’Abitare di Roma

No agli sgomberi, la lotta per la casa alla regione Lazio

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Nel pomeriggio di ieri i movimenti di lotta per la casa di Roma si sono incontrati con la presidenza della regione Lazio per chiedere che venga bloccato qualsiasi tentativo di sgombero - in primis per quanto riguarda lo stabile di via del Caravaggio - e che si rilancino misure a favore delle persone in stato di emergenza abitativa. Il presidente della giunta regionale del Lazio, nonché segretario del PD, Zingaretti ha annunciato un incontro, la prossima settimana, con il ministro dell'Interno Lamorgese promettendo il rinvio dello sgombero. Intanto ci si prepara alla grande manifestazione del 9 novembre per l'abolizione dei decreti sicurezza.

Ne parliamo con Luca, del coordinamento cittadino di lotta per la casa.

Siamo tutt* Madalina!

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Nella corrispondenza di questa mattina dal presidio organizzato dai movimenti per il diritto all'abitare abbiamo avuto modo di raccontare la vicenda di Madalina, un'attivista del Movimento per il diritto all'abitare di Roma che si è vista recapitare, a causa del suo impegno, un provvedimento di allontanamento dal territorio italiano per cinque anni.

DI seguito, il comunicato del Movimento per il diritto all'abitare di Roma.

Con Madalina!
Pochi giorni fa Madalina, una nostra compagna rumena e attivista del Movimento per il diritto all’abitare, ha ricevuto un provvedimento di allontanamento dal territorio italiano per cinque anni, per motivi di pubblica sicurezza.
Con apposito decreto disposto dal Prefetto di Roma sulla base di un rapporto redatto dai carabinieri e di varie segnalazioni di polizia, a Madalina viene intimato di lasciare l’Italia entro 30 giorni considerato che “gli atti e i comportamenti posti in essere, anche reiteratamente, dal soggetto sopra generalizzato evidenziano la mancanza di integrazione”.
In tutte le segnalazioni di polizia utilizzate per costruire il profilo criminale di Madalina, ricorrono la radunata sediziosa e la violazione sulle disposizioni su riunioni in luogo pubblico, retaggi del regime fascista nel codice penale con cui si sanziona, anziché l’azione commessa, il carattere del singolo considerato non disponibile alla sottomissione.
Madalina vive a Roma da più di dieci anni. In questo periodo di tempo non solo ha studiato, lavorato, dato vita progetti sociali e culturali costruendo la propria vita, le proprie amicizie e gli affetti più cari. E’ un’attivista che si è battuta per il diritto alla casa. Dunque una donna perfettamente “integrata”, che ha deciso di non accettare passivamente le condizioni di sfruttamento ma di schierarsi per difendere la libertà e i diritti di tante persone in questa città.
Il provvedimento di allontanamento nei suoi confronti è dunque un vero e proprio atto di violenza poliziesca che mira a sradicare Madalina dalla realtà sociale, affettiva, lavorativa cui è legata. Il tutto in mancanza di sentenze di condanna e anche sulla base di indagini archiviate. Madalina deve essere quindi allontanata per quello che è e per il suo attivismo sociale.
Siamo consapevoli che questo atto repressivo nei confronti di Madalina è la punta dell’iceberg di una serie di dispositivi che in questi anni e anche in questi giorni hanno colpito decine di attivisti e attiviste non solo a Roma, ma in tutta Italia. Con le sorveglianze speciali, i daspo urbani, i fogli di via, gli avvisi orali si è ormai bypassato il piano dei processi e della giustizia penale, privilegiando il piano amministrativo per colpire chi in questi anni di crisi si è battuto per una vita degna, decorosa e per i diritti di tutti.
Dispositivi confezionati su misura per prendere di mira gli attivisti sul piano personale, come accaduto recentemente in Giambellino e a Cosenza, criminalizzandoli e delegittimando le istanze sociali di cui si fanno portatori come problemi di criminalità comune e di ordine pubblico.

Nei giorni del trionfo del populismo penale e giudiziario, ribadiamo che non faremo un passo indietro per difendere la legittimità delle lotte che portiamo avanti, il nostro diritto all’autodeterminazione e la libertà di movimento.

Parafrasando de André tanto citato in questi giorni, chissà se fossimo stati al loro posto….Ma al loro posto non ci sappiamo stare. Ma ai nostri posti, in compenso, ci troveranno.
Perché non accetteremo che Madalina venga allontanata dall’Italia e posta al confino. La difenderemo con ogni mezzo necessario!

Siamo tutt* Madalina!

Venerdì 18: contro gli sgomberi un presidio sotto la Prefettura

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Questa mattina a Roma presidio dei movimenti per il diritto all'abitare a piazza SS.Apostoli, di fronte alla prefettura, in concomitanza con la riunione del tavolo provinciale sull'ordine e la sicurezza che discuterà per l'ennesima volta di sgomberi.

Di seguito il comunicato del coordinamento cittadino di lotta per la casa.

 

Il gran ballo della sicurezza
A nulla è valso il decimo clochard morto a Roma a causa del freddo in poco più di due mesi. Ieri ancora due sgomberi contro le persone che, allontanate dalla ex Penicillina, sulla Tiburtina, avevano trovato rifugio in immobili non utilizzati. E ancora uomini e donne identificati e lasciati in strada senza soluzioni, oltretutto con addosso denunce per invasione di edifici appesantite dal decreto Salvini, da poco trasformato in legge, sulla sicurezza urbana. I morti e gli sgomberati sono accomunati da un identico destino, essere dimenticati, invisibili e quindi non vittime delle gelide temperature, ma delle pratiche di esclusione sociale e della mancanza di tutele di diritti primari quali l’alloggio e l’accoglienza. Il ripristino della legalità rimane l’unico imperativo al quale rispondere, con buona pace dei migliori sentimenti di umanità possibili. È molto più gelida la mano della Prefettura, della Questura e delle amministrazioni locali, di quella dell’inverno capitolino.
Venerdì alle ore 11 andrà in scena di nuovo, nel tavolo provinciale ordine e sicurezza, il ballo degli sgomberi. Il Messaggero ha già fatto sapere che si parlerà di palazzi abitati da centinaia di famiglie e che non mancherà la presenza del vice premier Salvini. Dalle minacce si passa ai fatti?
Per non lasciare un solo minuto da soli questi figuranti della legalità, abbiamo deciso di mobilitarci. E lo faremo insieme alla città solidale con chi nella capitale soffre la mancanza di una certezza del presente. Parliamo degli inquilini sotto sfratto, ai quali un tempo si concedevano proroghe legate alle festività e alle intemperie invernali. Degli abitanti delle case di Ostia minacciati di sgombero così come le tante famiglie ritenute occupanti senza titolo delle case popolari. Per non parlare degli stabili vuoti occupati per necessità e strumentalmente indicati come pericolanti e quindi da liberare con urgenza. Vogliamo sapere quanto ancora Roma intende sopportare questa sciatteria sociale. Questa incapacità di programmare politiche abitative e un welfare accettabile. Sostituendo con la mano forte della sicurezza imposta a colpi di esibizioni muscolari in giro per la città, la mancanza di un’azione sociale autorevole e organizzata. Siamo passati di fatto da mafia capitale, che lucrava sulle emergenze, alla dimenticanza capitale, dove le responsabilità vengono celate dietro parole vuote come sicurezza e legalità per i più fragili.
Di nuovo il teatro decisionale sarà la sede della Prefettura. Non ci aspettiamo ripensamenti dal ministero dell’Interno, ma riteniamo che Comune e Regione non debbano avallare operazioni di polizia ulteriori e accettare, di fatto, di avvelenare ancora di più le tensioni sociali che questa città già soffre, avvalorando la necessità di una guerra contro gli occupanti.
Per questo saremo in piazza Ss. Apostoli dalle ore 10 venerdì 18 gennaio.

Lotta per la casa: Natale a SS. Apostoli

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Nonostante le feste, non si arresta la lotta per la casa a Roma. Dal disagio abitativo agli sfratti, passando per la crescente povertà del nostro paese.

Ne parliamo con un compagno del Coordinamento cittadino lotta per la casa.

Sul menzionato rapporto di Save the Children leggi qui.

Succede a via dei Lauri, autorecupero, legalità e guerra tra poveri

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A via dei Lauri, a centocelle, una palazzina aspetta di essere consegnata, dopo una battaglia che va avanti da quasi dieci anni, ad una cooperativa di autorecupero. Venerdì 10 novembre un compagno del coordinamento cittadino di lotta per la casa ha raccontato, ai nostri microfoni, gli insopportabili ritardi e l'atteggiamento non collaborativo da parte dell'amministrazione comunale, che ancora deve portare a termine dei lavori.

La notte successiva la palazzina è stata occupata da un gruppo di donne e bambini, provenienti dal campo di Salone, che hanno dichiarato di essersi rifugiati là per fuggire ad una situazione di tensione presente nel campo, a causa di attriti fra gli abitanti che lo popolano. A parlare in loro nome è stato una persona che, durante l'amministrazione Alemanno, era stato nominato dal sindaco rappresentante dei rom per il comune, noto per aver definito uno dei più massicci sgomberi degli ultimi anni, quello del campo di Casilino 900, una normale operazione svoltasi in serenità.

Dopo aver saputo dell'occupazione, i membri della cooperativa "Inventare l'abitare" si sono recati subito sul posto e, nel mostrare solidarietà con persone che comunque vivono una situazione difficilissima segnata dall'emergenza abitativa, hanno rimarcato la latitanza dei rappresentanti delle istituzioni comunali, che non si sono nè presentati nè hanno risposto alle sollecitazioni, e la presenza inquietante di mass media e di qualche oscuro personaggio ansiosi di soffiare sul fuoco della guerra tra poveri e ai poveri.

L'atteggiamento dei membri della cooperativa ha fatto sì che la situazione si risolvesse in breve tempo. Appare evidente però come le persone che si sono recate ad occupare lo stabile siano state consigliate da chi evidentemente non aveva a cuore la soluzione del loro problema ma aveva interesse a creare una situazione di confusione e di tensione. In un quartiere dove, fino ad ora, non si registrano guerre tra poveri.

Ai nostri microfoni Bruno, della cooperativa "Inventare l'abitare" e del Coordinamento cittadino di lotta per la casa, ci racconta cosa è successo questo fine settimana e quale sia la situazione che ci si trova ad affrontare, fra una destra che gioca con il fuoco ed un'amministrazione comunale sorda a qualsiasi richiesta.

Roma, una città in emergenza abitativa alle prese con amministratori socialmente pericolosi

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A Roma, sulla base degli ultimi dati, l'emergenza abitativa è un problema destinato a peggiorare. Ciò nonostante, continua a mancare un assessore alle politiche abitative e l'estate si preannuncia più calda che mai sul fronte degli sgomberi e della repressione dei movimenti sociali. Ne parliamo con Bruno, del Coordinamento cittadino di lotta per la casa.

 

Qui una piccola analisi dei dati a disposizione operata dall'Unione inquilini:

 

Analizziamo i dati ufficiali.
Con DGC 56/2017, la giunta capitolina ha approvato il “piano” di gestione dei dipartimenti e degli uffici comunali, tra i quali ovviamente anche il Dipartimento Politiche Abitative.
Il testo non si segnala per chiarezza di linguaggio, ma è un documento di grande interesse perché ci permette di conoscere cosa ha fatto il dipartimento casa in questi ultimi due anni e quello che prevede di fare nei prossimi due anni.
I dati sono tanti e non è quindi facile esporli in sintesi, ma intanto proviamo a fare le prime valutazioni…
Capitolo assegnazioni:

• Nel 2015, il Comune di Roma ha assegnato 237 appartamenti: 111 a chi era in graduatoria con punti 10 ai sensi del bando del 2000; 126 alle persone inserite nella graduatoria del bando 2012.
Nello stesso periodo, le domande di casa popolare pervenute e inserite in graduatoria sono state 2.300: ergo, considerando che 110 erano relative a un bando chiuso dal 2009 e quindi a domande pervenute oltre 6-7 anni fa, nel 2015 per il numero di alloggi popolari assegnati dal comune (126) risulta 18 volte inferiore al numero di domande pervenute (2.300).

• Nel 2016, questo rapporto case assegnate/domande pervenute è leggermente meno spropositato, ma comunque totalmente incongruo: 2.600 nuove domande ammesse in graduatoria, a fronte di 330 alloggi assegnati; nel 2017, si prevede lo stesso numero di domande ma un calo di alloggi da assegnare (300 anziché 330) e così anche nel 2018.

• Parallelamente, si prevede di esaurire la vecchia graduatoria del 2000 procedendo a 100 assegnazioni l’anno fino al 2019.

Nel 2016 sono stati quindi assegnate 430 case popolari e si prevede di assegnarne 400 all’anno fino al 2019.
Da dove vengono queste case?
Interamente dal patrimonio “di risulta”: 440 alloggi nel 2016, 400 l’anno fino al 2019.

Al netto delle chiacchiere e delle ridicole promesse elettorali fatte dalla Raggi un anno fa, il comune non prevede di fare nessun investimento per dare risposta a chi vive in disagio abitativo.

Zero nuovi alloggi da recuperare o da auto-recuperare utilizzando il patrimonio esistente, zero acquisizioni da altri enti o da grandi proprietari, le pochissime case popolari che assegneranno (una ogni otto domande pervenute) saranno ricavate sgomberando le persone ritenute “occupanti senza titolo” (quasi sempre, famiglie a reddito bassissimo, che sono state costrette ad occupare nel lungo periodo in cui a Roma non era tecnicamente possibile neanche chiedere una casa popolare ancorché ottenerla- dal 2008 al 2013 non è esistito un “bando di assegnazione”) o recuperando le case liberate da anziani deceduti.
La rivoluzione 5stelle consiste nel togliere (poco) ai poveri o ai morti, per dare poco ad altri poveri.

Capitolo Buono Casa
Veniamo al buono casa, ai residence e alle misure di sostegno all’affitto.
Qui viene forse la parte più tragicomica e scandalosa…
• Secondo quanto riportato nel documento, nel 2015 Roma aveva 1.600 persone accolte in “assistenza alloggiativa” e 21 “residence” per i quali il comune pagava affitto a privati.
I residence nel 2016 scendono a 14 e le persone accolte restano 1600.
Nel 2017, si prevede che il numero scenda a 1272, poi a 1022 nel 2018 e infine a 562 nel 2019.
I buoni casa pagati nel 2015 sono stati 25, 100 quelli erogati nel 2016 e 120 l’anno nel 2017- 2018-2019.
Complessivamente, si prevede di erogare il buono casa a 460 persone (o si spera, come vedremo tra poco).
Ragioniamo sui dati.
Nel 2017, si prevede di togliere l’assistenza alloggiativa a 328 persone;
nel 2018, a 250;
nel 2019, a 460.
In totale, da qui al 2019 si prevede di revocare l’assistenza alloggiativa a 1038 persone.
Parallelamente, l’ipotesi ottimistica del Comune è di dare il buono casa a 460 persone in assistenza alloggiativa: calcolatrice alla mano, significa che il comune intende eseguire 578 sgomberi forzosi ai danni di persone attualmente ospiti nei residence.
Ed è un’ipotesi purtroppo difettosa in eccesso: infatti, la previsione di 120 buoni casa l’anno è TOTALMENTE irrealistica, considerando che da gennaio ad oggi, i buoni casa erogati anziché essere una cinquantina (come si evince dalla previsione di 60 entro il 30 giugno) saranno stati al massimo 5 o 6.
5 o 6, ripeto.
Realisticamente, il dipartimento erogherà da qui al 2019 al massimo altri 200/250 buoni casa cioè la metà circa di quanto previsto.
Le persone che si intende sgomberare senza offrire alcuna alternativa passano così, verosimilmente, da 578 ad almeno 800.
In sintesi: entro il 2019, il comune intende sgomberare con la forza 2 inquilini su 3 tra quelli attualmente ospiti dei CAAT o residence: 800 su 1270.
Il buono casa sta fallendo e il comune ha preso atto della cosa (o meglio, intende assecondarla non aiutando in alcun modo gli inquilini a trovare alloggi da affittare).

Capitolo contributo affitto:
• 0 (zero) contributi pagati nel 2015
• 622 quelli che si sostiene di aver pagato nel 2016. Falso. Si tratta di un falso in atti d’ufficio, perché NESSUN inquilino romano ha mai ricevuto quei soldi.
Che fine hanno fatto i soldi destinati al contributo affitto del 2016? A chi sono finiti e a quale titolo? Indagheremo, eventualmente facendo ricorso alla corte dei conti…
Nel 2017, si prevede di concedere 3.500 contributi affitto per poi eliminarli dal 2018 in poi (quindi, addio contributo).
Anche qui, è straordinario e spaventoso il rapporto domande pervenute/domande inevase o rigettate: infatti si prevede che 2.480 saranno quelli ammessi e 5421 i richiedenti esclusi (per vizi di forma nella presentazione della domanda, per lo più).

Capitolo sgomberi case popolari. Altro massacro sociale in vista.
Il Comune prevede di scandagliare a fondo i requisiti di accesso, eseguendo 806 verifiche nel 2017.
Si prevede di passare dagli attuali 40 prevvedimenti di sgombero emessi a 150 nel 2017.
140 gli sgomberi materialmente eseguiti nel 2016, 180 da eseguire nel 2017, 130 nel 2018 e nel 2019.
In pratica, i 608 sono avvisati: 440 di loro riceveranno visita dalla polizia municipale per lo sfratto entro il 2019.

In sintesi.
A Roma, quello della casa è un problema destinato a peggiorare anziché a vedere soluzione nei prossimi 3 anni.
Una marea di gente che farà domanda di casa popolare e pochissimi che potranno ottenerne una;
un altrettanto oceanico numero di persone in emergenza abitativa destinate ad essere sbattute in mezzo a una strada e senza alcuna alternativa;
Risorse usate male e del tutto inadeguate alle esigenze;
pochi fondi ai contributi affitto destinati a diventare zero da qui a due anni.
Complimenti Sindaca Raggi, in un modo o nell’altro lascerà un’”impronta” in questa città. Un impronta devastatrice, per la precisione.
Adesso capite perchè non c'è l'assessore alla casa a Roma?

A Roma non si ferma l'Acampada per il diritto all'abitare

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Decimo giorno di presidio a piazza della madonna di Loreto per i movimenti per il diritto all'abitare romani mentre proseguono le iniziative in vista di giovedì prossimo, quando i movimenti incontreranno i rappresentanti delle amministrazioni regionali e comunali e contemporaneamente, a partire dalle ore 16.00, si terrà un corteo con partenza dalla stazione della metropolitana di Garbatella.

Roma: sgombero all'ex centro di accoglienza di via Vannina

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Questa mattina oltre 500 persone, residenti da tempo nel vecchio centro d'accoglienza di via Vannina, fra la via Tiburtina ed il GRA, sono stati sgomberati dalla polizia intervenuta in assetto antisommossa, che poi ha provveduto ad identificare molti degli occupanti.

Lo sgombero è avvenuto in un'atmosfera molto tesa, c'è stato anche un blocco della via Tiburtina che ha interrotto il traffico per diverso tempo. Nessuna soluzione alternativa è stata approntata dalle amministrazioni comunali, come ci raccontano alcuni compagni del Coordinamento Cittadino di lotta per la casa.

Abitare nella crisi: verso un autunno di lotta

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Come già emerso nell'appuntamento di Venaus in Val di Susa, le lotte per il diritto all'abitare mantengono una forte centralità nei territori metropolitani.
 
Paolo di BPM fa un ragionamento sulle prospettive di lotta emerse dalle assemblee di Abitare nella crisi al Porto Fluviale.
 
Intanto il 19 settembre ci sarà un presidio a piazzale Clodio per una nuova udienza sulla sorveglianza speciale richiesta per 2 attivisti dei movimenti romani per il diritto all'abitare.