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Fino alla fine dell'emergenza

Data di trasmissione
Durata 1h 55m 30s
Durata 23m 32s
Durata 32m 13s
Durata 19m 37s

Apriamo ancora una volta sui problemi di Zoom, che questa volta hanno portato a una serie di divieti al suo utilizzo per la didattica o per riunioni politiche/lavorative in vari stati; notiamo però come i problemi se li vada a cercare vendendosi caratteristiche che non ha o che non meritano particolare risalto.

Poi discutiamo del contact tracing per la lotta al Covid-19: esaminiamo i requisiti richiesti per la "famosa" app italiana e vediamo su quali app la "task force" governativa si sta orientando. La ministra Pisano ha esplicitato alcuni dei principi guida per la scelta dell'applicazione: sono principi di buon senso e genericamente positivi,  ma che in molti casi lasciano ancora scoperte molte zone grigie.

Poi passiamo ad una nuova rubrica, che ci accompagnerà nelle prossime puntate: ci siamo chiesti di che si occupano compagni e compagne dei vari hacklab in questi momenti di isolamento forzato. Stasera ne parliamo con un compagno di Unit (Milano).

Chiudiamo con un paio di notiziole: partiamo dalla riscoperta necessità di programmatori COBOL negli USA, necessaria per fronteggiare l'incremento di richeste di sussidi: sì, alcuni sistemi sono ancora scritti in COBOL! ma il progresso non si ferma mai e così arriviamo nuova licenza OpenCovid, una specie di OpenSource a tempo per chi lavora per contrastare l'emergenza: puro marketing o sperimentazione di un modello diverso per fare affari?

 

Videoconferenze tra sviste e burloni

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Continuiamo a parlare dell'app di videoconferenze exploit di questa crisi, cioè Zoom, che sta ricevendo critiche diffuse per vari bug e feature che mettono a rischio la privacy di chi lo usa. Se alcuni sono proprio degli errori pacchiani, altre sono caratteristiche che mostrano l'origine aziendale di un prodotto che non era certo pensato per diffondersi così velocemente e repentinamente per tutti i tipi di conversazione. Tra le altre cose favorendo il fenomeno dello Zoombombing (connettersi ad una videoconferenza per mandare messaggi inappropriati) che, per quanto derivi direttamente dal modo di funzionare del programma, è stato considerato tanto grave da mobilitare l'FBI con una serie di capi di imputazione che non appaiono, a prima vista, del tutto pertinenti. 
A proposito di comportamento durante le videoconferenze, trasmettiamo un pezzo da "Stakkastakka" sul sexting, utile da ascoltare in questi tempi di basso contatto fisico.
Continuiamo a parlare (male) di aziende che si occupano di spiare gli altri, con qualche notizia su ciò che resta di Hacking Team e sulle liti tra Facebook e NSO (compagnia di cybersecurity/spyware israeliana), e delle velleità saudite di controllo sui propri cittadini all'estero. 
Chiudiamo con un altro contributo da "Stakkastakka" su una fuga di notizie che ha messo in luce i crimini commessi dall'esercito cileno e con la notizia dell'iniziativa "National Emergency Library" dell'Internet Archive per garantire l'accesso alla conoscenza in questo periodo in cui l'accesso alle biblioteche non è possibile, e delle reazioni degli editori americani.

Torniamo a parlare di tecnologia (e coronavirus...)

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Nonostante le promesse di smetterla di parlare di statistiche (come abbiamo fatto qui e qui) e virus, tutto quello che siamo riusciti a fare è stato spostare il discorso su argomenti di tecnologia connessi all'emergenza.
 
Cominciamo parlando dell'app per videoconferenze Zoom, che negli ultimi giorni si è diffusa come una delle scelte preferite per incontri, meeting, assemblee, ecc. Nonostante Zoom proclami di essere estremamente attenta alla privacy degli utenti, la sua app per iOS forniva a Facebook dati sugli utenti e connessioni, anche se il login non avveniva da Facebook e anche se l'utente non aveva proprio un account Facebook. Restando sull'argomento riportiamo anche qualche interessante "feature" della versione premium di Zoom, probabilmente utile per i datori di lavoro interessati a controllare i propri impiegati.
 
Passiamo poi a parlare delle app di monitoraggio della popolazione in chiave anti-covid19: analizziamo l'app prodotta dal governo di Singapore, che nei limiti di un app per il monitoraggio della popolazione si presenta decisamente meno invasiva di tante altre app attualmente in uso in vari paesi, e che il governo di Singapore dichiara che diventerà Open Source.
 
Riportiamo anche il caso della app Iraniana, che invece è chiaramente una app di monitoraggio della popolazione malamente spacciata come necessaria nella lotta al covid19.
 
Nell'ambito delle cose spacciate per anti-coronavirus, discutiamo dei malware che sfruttano l'ossessione per la raccolta di informazioni sul contagio per infettare i pc, e della confusione tra virus biologico e informatico che evidentemente colpisce molti, sia tra gli utenti che tra gli "esperti". Guardiamo più nel dettaglio il caso di uno di questi malware che usa una tecnica semplice ma interessante che unisce alcuni passaggi "tecnici" a della cara vecchia ingegneria sociale.