Ascolta lo streaming di Radio Onda Rossa

Carcere

Una lettera di Paolo Todde dal carcere di Uta

Data di trasmissione

UNA LETTERA DI PAOLO DA UTA


Mi chiamo Paolo Todde ed il 16/12/2025 ho presenziato ad un’udienza del tribunale della libertà/riesame a Cagliari, concernente la mia richiesta di mutare la mia detenzione carceraria, in quella meno afflittiva dei domiciliari con braccialetto elettronico.
In quell’udienza avrei voluto parlare di carcere, non ci sono riuscito, perché in parte mi è stato impedito dal presidente, ed anche dal mio stato d’animo molto nervoso ed ansioso.
Ho un tarlo che mi rode, mi sta consumando piano piano, perché devo riuscire a parlare di carcere in maniera esaustiva, senza peli sulla lingua e con poche paure dietro, questo tra l’altro lo devo ai morti, ai disperati di questo lager.
Mi sono sempre occupato di carcere nella mia vita, ed una volta che ci sono finito dentro, ho potuto sperimentare, documentare la vigliaccheria, il sadismo dei “Lei non sa chi sono io”, ed è stato quindi per me molto facile parlare con l’esterno, su come si vive in un carcere dello stato italico.
Questo mio documentare con l’esterno è stato visto dalla componente securitaria, come la rottura di un tabù.
Di carcere, fuori meno se ne sa meglio è, tra l’altro quando gli organi di informazione, quando parlano di carcere, fanno i velinari dei sindacati dei secondini, che in quanto a lamentele sono esperti, ma nessuno si degna di ascoltare/sentire i prigionieri, di noi/loro si parla se in “negativo” di aggressioni ai secondini (senza però chiedersene le ragioni, se in “positivo” quando fanno croci per il giubileo, scrivono poesie e balle varie.
La galera è altro, è sofferenza, è lontananza dagli affetti, è anche stare nelle mani di loschi figuri in divisa, che il più delle volte non hanno nessuna idea di come ci si comporti con la controparte (siamo noi prigionieri), oppure scaricano frustrazioni esterne sul disgraziato di turno che hanno davanti, e meno male che non sono tutti così miseri.
Io di questo parlavo, e parlerò, però come dicevo prima i tabù non bisogna sfiorarli, perché poi in breve tempo sono iniziate le manovre dilatorie, provocazioni di bassa lega nei miei confronti.
La prima che ricordo è stata quando io, comprando in carcere l’”Unione Sarda”, lo ricevevo alle 8 di sera se non anche il giorno dopo. A quel punto dopo varie settimane passate in questa maniera, decidemmo io e L. (una compagna), che lei mi spedisse i quotidiani (una volta la settimana) tramite piego libri (le vecchie stampe).
Anche qui il diavolo (in divisa) si mise a fare i dispetti.
Per ritirare i giornali dovevo (supinamente) che questi invii figurassero come pacchi postali, ovviamente io rifiutavo tutto ciò, ed i giornali si accumulavano nel casellario del carcere, tutto questo era fatto per impedire alle persone che venivano in carcere a farmi colloquio, di portarmi dei pacchi con roba da mangiare, vestiario e altre cose permesse.
In un mese ogni prigioniero non può ricevere più di 4 pacchi, per un max di 20 kg al mese, al conto non si possono mettere giornali, riviste, libri perché hanno un’altra procedura.
“Maestri” di questa viltà erano Pinto e Nonnis (due secondini), uno coordinatore del piano (il 2º in questo caso) l’altro al casellario, alla fine un brigadiere della sorveglianza ha risolto il tutto, facendomi avere giornali (una cinquantina), riviste e libri, non so come abbia saputo di questo stupido giochetto.
Sono diversi mesi che io cerco di poter fare una visita odontoiatrica con una dentista che viene da fuori, non ci sono mai riuscito perché o manca la mia richiesta (falso visto che io le facevo), oppure Chiara (la dentista) veniva cacciata perché fuori tempo massimo, quindi io saltavo la visita, anche perché malgrado fossi messo in una lunga lista di pazienti, io finivo sempre ultimo.
Poiché io ho già subito una condanna sono finito nelle grinfie di Borruto (direttore del carcere), e secondo la prassi dovrei fare la domanda a lui, per potere fare questa dannata visita odontoiatrica, tutte le domandine che ho fatto nel tempo non valgono più, comunque mi rifiuto di fare domanda a Borruto, m’apoderu su dollori ‘e kasciali.
Anche di questa situazione c’è di mezzo un secondino, ne parlerò più avanti.
Ho scoperto di soffrire di claustrofobia, quando un giorno andando in tribunale, sono stato portato con un furgone blindato, dove le cellette con meno di un metro quadro di spazio, completamente buie se non con i led rossi della telecamera interna, a dir poco spettrale la situazione, in verità ci sarebbe anche una lampada sul soffitto della celletta, ma malgrado le mie urla fu tenuta spenta dolosamente.
Nella sezione in cui siamo chiusi (Arborea C, al 2º piano), le celle sono chiuse 24 ore al giorno, l’unica possibilità di libertà sono le ore d’aria, che dovrebbero essere 4 ore al dì, questo in teoria perché, se va bene riusciamo a farne 2 e/o 3 ore al giorno, certo c’è la saletta, ma sempre chiuso sei.
Nelle celle ci sono 4 brande, e con questo dovrebbero starci (secondo loro) 4 persone che su meno di 10 metri quadri calpestabili, per 22/24 ore al giorno sono una tortura al supplizio.
Di notte la situazione peggiora ulteriormente, perché chi soffre di claustrofobia si trova sopra di sé un ostacolo (materasso per incominciare), quindi per evitare problemi mettevo il materasso in terra per potere dormire.
Ho provato a parlare con una psicologa del carcere spiegandogli la situazione, l’unica cosa che voleva fare per me era darmi degli psicofarmaci, per risolvere, secondo lei, i miei problemi.
Ovvio che io ho sdegnosamente rifiutato il tutto, però non avevo fatto i conti con Sarno (ispettore del piano), che nel mese di novembre dell’anno scorso, con un bliz ha cercato di infilare una quarta persona in cella, io gli ho spiegato i miei problemi, ha fatto finta di niente, e mentre comandava ad un suo sottoposto di aprire la cella, io ho dato un cazzotto allo schermo della tv distruggendola, al che si sono bloccati e sono andati via. Scampato pericolo!
Un dieci/quindici giorni dopo nuovo bliz, hanno fatto entrare un quarto in cella, ma sono riuscito ad uscire dalla cella, e mi sono procurato una scopa e uno spazzolone e con quelle ho distrutto numerose lampade del corridoio della sezione; anche allora scampato pericolo, però con due denunce sul groppone perché a nessuno importa delle mie sofferenze.
Per quanto ancora dovrò combattere, dovrò prendere denunce per evitare di stare male, sono più di 14 mesi rinchiuso in una sezione con celle chiuse!
In tutti questi mesi non mi sono fatto mancare niente, ho fatto 44 giorni di sciopero della fame per protestare contro l’inquinamento di coliformi fecali dell’acqua che sgorga dai rubinetti delle celle, per una migliore fruizione della biblioteca, del campo di calcio del carcere. Ora biblioteca blindata, campo di calcio chiuso. Sono stato sconfitto, diciamo vinto ma non convinto.
Mi sono scontrato con un’infermiera (penso sia la responsabile, ma non ho certezza di ciò) che faceva dei giochetti quando di tanto in tanto mi pesavano, tanto che una volta è intervenuto il secondino (penso responsabile) dell’infermeria centrale: Tiziano Portas che si è rivolto a me dicendo – avresti bisogno di schiaffi -, in quel momento gli ho risposto – perché non lo fai tu se hai il coraggio? -Ho fatto subito dopo lo sciopero delle medicine, sempre per gli stessi motivi (acqua, biblioteca…) dello sciopero della fame. Dal 25/12 ri-rifiuto le medicine.
Ho salvato la vita a due compagni di cella, che impiccandosi cercavano la morte, per sfuggire alle loro sofferenze (questo con l’aiuto di un altro compagno di cella), in due situazioni temporali distanti.
Sono recidivo di situazioni “scabrose” in carcere, nel 2020/21 ho avuto a che fare con un ispettore (Sanna, ora sta a Buoncammino) che, come mi vedeva, mi faceva il saluto fascista e/o cantava “Faccetta nera”.
Ho raccolto e fatto uscire storie di disperazione come quella di Osvaldo Olla residente a Sinnai, che era finito sotto le grinfie di un secondino di Guasila (oggi presta servizio a Massama), che con prepotenza gliene faceva di tutti i colori, di fatto per impedirgli di utilizzare apparati sanitari (sedia a rotelle, grucce) per aiutarlo nei movimenti in quanto fratturato ad un piede. Dopo un po’ di tempo il tipo si sarebbe sgozzato di notte (sarà vero?).
Che dire di Angelo Frigeri di Tempio, trasferito da Bad’e Carros, perché accusato di avere aiutato Raduano ad evadere dal carcere nuorese.
In quel carcere Frigeri era stato interrogato da un ufficiale proveniente da Uta (Angelucci), ed al tipo, l’ufficiale, disse che avrebbe fatto di tutto affinché fosse trasferito proprio al carcere di Uta, e lì gli avrebbe fatto passare le pene dell’inferno.
Detto e fatto, tanto che il tipo di Tempio dopo un po’ di tempo si è ucciso strozzandosi nel letto.
Ne ho tante altre di storie così, più o meno funeste, sicuramente tristi, ed io imperterrito continuerò a documentarle e a farle uscire dal carcere.
So benissimo anche che, se avessi seguito il consiglio di un amico – est mellusu fai is scimprus po no pagai datziu -, ma io sono un inguaribile idealista, ed è più forte di me: alla prepotenza e alla vigliaccheria non so fare come lo struzzo, è più forte di me devo dire la mia, non riesco a voltarmi con nonchalance, e questo mio modo di fare lo pago sempre.
So long Paullheddu

gioco di specchi

Data di trasmissione

gioco di specchi. 

andrea ha messo su un progetto: "italian tapes archive". è andato in giro per archivi e centri di documentazione, ha scovato un discreto numero di audiocassette, le ha "sbobinate", digitalizzate e pubblicate in rete. lo ospitiamo in trasmissione, per farci raccontare, questo suo lavoro appassionante e oneroso.
ne nasce una prima trasmissione, incentrata su audio “storici”, testimonianza delle lotte del movimento databili alla fine degli anni '70.   
insomma, lanciamo il proverbiale sasso nello stagno, e vediamo se le increspature prodotte incontrano qualche ostacolo. mandiamo on-air questi documenti, queste capsule del tempo, confezionate talvolta, proprio nei dintorni di via dei volsci 56, e che attraverso rocamboleschi giochi di specchi, finiscono per rimbalzare di nuovo nello stesso luogo donde sono venuti.
il progetto (italian tapes archive) ha bisogno della collaborazione di tutt@. per chi volesse aggiungere, implementare documenti audio, suggerire note, precisare circostanze, coordinate storiche può contattare andrea all'indirizzo theblackpaul@hotmail.it, ovvero la email della radio (ondarossa@ondarossa.info) o di 25 o'clock (25oclock@ondarossa.info)


la descrizione degli estratti trasmessi
 

  • coordinamento delle radio di movimento. ror e le altre, oltre la fred 

riunione nazionale delle radio di movimento, organizzata a roma da radio proletaria e radio onda rossa, nelle giornate del 18 e 19 novembre 1978.
partecipano anche radio brigante tiburzi di grosseto, radio mela di pomezia, radio alternativa popolare di torino, radio ortigia onda rossa di siracusa e i compagni che poi nel 1979 fonderanno radio black out a milano.
nella fred (federazione radio ed emittenti democratiche) si era creato uno spaccamento tra le radio cosiddette "democratiche" e quelle di movimento, molte delle quali politicamente vicine all'autonomia. 
queste ultime radio, orgogliosamente militanti, che non hanno intenzione di sacrificare i loro contenuti rivoluzionari in un possibile contatto con le istituzioni, indicono una serie di riunioni durante il 1978, per organizzare una sorta di coordinamento.
radio onda rossa si pone in prima fila, se non proprio come principale promotrice, di questo tentativo di coordinamento.

  • i milanesi davanti alla bottega del torregiani

radio popolare - interviste realizzate il pomeriggio del 16 febbraio 1979 nel quartiere della bovisa, dove si trovava la gioielleria di torregiani, davanti la quale poco prima era avvenuto l'omicidio.
molti degli intervistati erano convinti che il gioielliere fosse stato ucciso dalla malavita, per un regolamento di conti legato ai fatti avvenuti alcuni giorni prima al ristorante il transatlantico.

  • i compagni di radio aut denunciano un omicidio di mafia, quello di peppino impastato

intervista ai compagni di radio aut quattro giorni dopo l'uccisione di peppino impastato. 13 maggio 1978
la registrazione è probabilmente ad opera di radio sud di palermo.

  • radio onda rossa intervista scalzone appena scarcerato

radio onda rossa - intervista telefonica del 13 settembre 1980 concessa da oreste scalzone a radio onda rossa. scalzone, arrestato nell'ambito dell'inchiesta '7 aprile' era stato da poco scarcerato a causa delle sue gravi condizioni di salute. al momento dell'intervista si trovava ricoverato al policlinico gemelli di roma.

  • ror sulla 'diserzione' dal terrorismo.10 giugno 1980

"il terrorismo ha spinto nel tunnel la lotta di classe, ben vengano tutte le iniziative che possano far uscire da questo tunnel." a partire da questa affermazione apparsa sull'espresso si sviluppa la linea politica dei compagni di radio onda rossa, che aderiscono alla proposta di socialisti e sinistra indipendente di depenalizzare i reati associativi per coloro che avessero deciso di abbandonare spontaneamente la lotta armata. era un periodo particolarmente delicato per i compagni di radio onda rossa, perché nel gennaio del 1980 la radio era stata chiusa dalla magistratura, le attrezzature sequestrate e i suoi dirigenti arrestati.
 

  • sergio spazzali e l'ipocrisia sul "terrorismo"

intervento di sergio spazzali nel dibattito sul libro di bocca "terrorismo italiano".
siamo nel 1978, il rapimento e l'omicidio di aldo moro avevano da poco sconvolto il paese. 
il lungo e provocatorio intervento di sergio spazzali (allora avvocato di alcuni brigatisti) sempre tra il serio e il faceto, denuncia l'ipocrisia della sinistra (di governo e non solo), che di fronte al fenomeno della lotta armata disconosce qualunque legame con la precedente tradizione rivoluzionaria.  
 

  • gli skiantos sabotano il convegno degli scrittori

"notizia dell'ultima ora! abbiamo le prove! abbiamo un nastro dove c'è la registrazione del rapimento di einaudi... no, di mondadori."
così gli skiantos interrompono il convegno della cooperativa scrittori, sabotandone di fatto l'atmosfera ingessata da convegno di intellettuali che vivono in una torre d'avorio.

  • quando paolo liguori faceva l'inviato per lotta continua

confino roberto mander. qualche anno prima di studio aperto, "straccio" paolo liguori, giovane inviato di lotta continua segue il viaggio dell'anarchico roberto mander, il cui confino a linosa era diventato un caso mediatico.

  • bruno brancher, il poeta della 'ligera' 

bruno brancher racconta gli arresti a radio proletaria di febbraio 1979, durante un'assemblea sulle carceri a cui lui stesso era presente. 
brancher era un piccolo malvivente della 'ligera', poi politicizzatosi aveva aderito a lotta continua e all'epoca di questa registrazione gravitava attorno alla calusca e al movimento milanese. in seguito, avrà anche una carriera da scrittore.

  • i 61 licenziamenti in fiat, un '7 aprile' in fabbrica

assemblea nazionale di autonomia operaia a torino, indetta per i 61 licenziamenti in fiat
un compagno del collettivo operaio fiat legge una delle 61 lettere con le motivazioni del licenziamento.

Socialmente pericoloso. La triste ma vera storia di un ergastolo bianco

Data di trasmissione

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Luigi Gallini, autore di un libro autobiografico che racconta bene, partendo dalla propria esperienza personale, il concetto di "ergastolo bianco" e cosa si cela dietro la definizione di "socialmente pericoloso", dal codice Rocco degli anni '30 fino alla legge sull'abolizione degli OPG.

Voci da Regina Coeli

Data di trasmissione

Attraverso l'esperienza di ex detenuti del carcere di Regina Coeli, raccontiamo cosa sono state quelle mura negli ultimi due anni e cos'è il carcere. Proviamo a partire dalla quotidianità del carcere per raccontarne la sua violenza strutturale. Ultimamente abbiamo assistito a centinaia di atti di disperazione e di rivolta da parte dell* detenut* in moltissime carceri italiane. C'è un dato che forse dice qualcosa in più della realtà di oggi rispetto ad altri e cioè che  il sovraffollamento del carcere di Regina Coeli ha avuto numeri simili solo in altri due momenti storici: durante la seconda guerra mondiale e durante gli anni '70. 
Odio il carcere e la società che ne ha bisogno.

 




"Considerala una parentesi della tua vita". E' una delle tante frasi consolatorie che ricevi dai tuoi familiari e amici all'ingresso del carcere, soprattutto quando sentono l'impotenza di fronte ad un evento così devastante. "Non necessariamente da buttare e dimenticare" aggiungono magari quando pensano che meriti una simile punizione "non avere fretta di uscire, usa questo tempo per riflettere". Forse lo pensi anche tu all'inizio. Ma una parentesi - in una frase - è qualcosa tipicamente breve che non cambia di molto il significato del testo e che è anche possibile saltare per rendere più scorrevole la lettura.

No. Il carcere non è una parentesi. Non c'è continuità nella vita prima e dopo questo tempo passato qui, indipendentemente dalla durata. E chi tenterà di conoscerti senza leggere il contenuto della parentesi non potrà capirti davvero. 

Sono d'accordo, non è un'esperienza da dimenticare, sia che la provi a 18 anni, sia che la provi a 70, e forse nemmeno da buttare. Ognuno la usi come meglio può. 

Usare questo tempo per riflettere? Forse! (Ma su cosa? Sul reato? Sulla vita passata? Su cosa credevi fosse il carcere?). E non avere fretta di uscire? No, caro amico! Il carcere non è una parentesi. Il carcere cambia eccome il senso della frase e più dura più la ingarbuglia, e più diventa difficile riprendere il filo del discorso. Vivi il carcere, ma combatti per mettere rapidamente il punto, non una parentesi. 

Note dall'UK n.1

Data di trasmissione
Durata

La prima puntata di "Note dall'UK" introduce il nuovo spazio redazionale dedicato alle notizie e alla musica provenienti dal Regno Unito, che andrà in onda una volta ogni due o tre settimane. Oggi vi aggiorniamo sullo sciopero della fame delle detenute e dei detenuti di Palestine Action in carcere cautelare e sulle conseguenze dell'attacco di Sydney sul movimento pro-Pal in UK, e apriamo una finestra sui gruppi musicali che hanno sostenuto la causa palestinese negli ultimi anni.

L'immagine "Un voto per Labour è un voto per il genocidio" proviene dal progetto di satira militante di Darren Cullen / Spelling Mistakes Cost Lives.

Liber* tutt*. Saluto davanti al carcere di Sollicciano

Data di trasmissione

In comunicazione telefonica con una compagna di Radio Wombat abbiamo parlato del saluto al carcere che si terrà davanti alla Casa Circondariale di Solliciano questo venerdì 19 dicembre a partire dalle ore 20:00. Lei ci ha spiegato anche qualle sono le problematiche specifiche di quello che è il principale istituto di detenzione di Firenze.

Politiche antimafie e antiterrorismo usate per la repressione sociale

Data di trasmissione

In comunicazione telefonica con due compagn* della Casa di Solidarietà La Lima abbiamo parlato della presentezione dell'opuscolo "Ruolo e strategie repressive della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la costruzione del nemico sociale interno ed esterno", che si terrà a Strike S.P.A. questo mercoledì 17 settembre a partire dalle ore 18:00.