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Carcere

O.S.A.R.E.: operazioni sanitarie anti-repressione

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Siamo un gruppo di compagni e compagne, terapeuti di professione, medicx, infermierx, nutrizionistx,
psicologx. Negli ultimi mesi, preoccupatx dal vedere fascisti in giacca e cravatta declamare proposte di legge sempre più aspre nella repressione del dissenso e osservare come questo si ripercuote sulle nostre vite e su quelle dex nostrx compagnx, abbiamo deciso di rispondere dando un nostro contributo organizzato.
Pacchetti sicurezza che prevedono carcere per chi blocca una strada, per chi protesta per un mondo meno
inquinato, pericolosità sociali, associazioni a delinquere, ergastoli, 41 bis stanno diventando all’ordine del
giorno. Nelle carceri il sovraffollamento cronico è ormai una normalità, così come la sua funzione meramente
punitiva e mortifera. Il Covid ci ha fatto vedere chiaramente come ribellarsi a regole imposte all’interno degli
istituti penitenziari sia represso senza pietà nel sangue. Mentre aleggia nell’aria la possibilità sempre meno remota di una guerra mondiale ed il disastro climatico già comincia a mietere vittime e sfollatx, il potere si organizza per rendere sempre più difficile organizzarsi ed esprimere il dissenso. Figurarsi immaginare insieme una rivoluzione sociale che possa creare un mondo un po' più giusto.
In Italia è realtà il fatto che chi lotta per il diritto alla casa si veda negato l’accesso alle cure con il decreto
Renzi-Lupi, che impedisce a chi occupa di avere un proprio medico di base. È realtà che, dopo un corteo represso con la forza, la polizia giri per i pronto soccorso in cerca dei pericolosi sovversivi a cui hanno spaccato le teste. È realtà, per chi è in carcere, vedersi negate visite od esami strumentali o averle solo mesi dopo averle
richieste. Di fronte questa realtà, abbiamo deciso di costituire una rete nazionale di operatrici ed operatori della salute contro la repressione.
L'idea è duplice: da un lato renderci disponibili come rete a rispondere ad eventuali esigenze sanitarie di
detenut* in lotta, chiedendo ad avvocatx e casse di solidarietà di segnalarcele. Avremo un referente per ogni
territorio con cui poter entrare in contatto e in modo da organizzare successivamente tra noi l'intervento
richiesto. Dall'altro, vogliamo organizzarci per riuscire a garantire assistenza medica durante e dopo cortei o momenti di lotta. Assicurare dunque un servizio medico autogestito lì dove verrà richiesto o dove spontaneamente ci organizzeremo per andare. Essere contro la repressione per noi è saper superare le eventuali divisioni che si danno tra le forze trasformatrici, senza mai tralasciare i nostri principi di anticapitalismo, antifascismo, antisessismo, antirazzismo e del rispetto del non umano.
O.S.A.RE. (Operazioni sanitarie anti repressione)
Contatti: osare.info@autistici.org

RadioPillole contro il 41 bis: la direzione antimafia e antiterrorismo (DNAA)

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Entro il 4 maggio, a distanza di quattro anni dal 2022, dovrà essere riconfermato il 41 bis nei confronti di Alfredo Cospito. Tra il 2022 e il 2023, grazie allo sciopero della fame di Alfredo Cospito e a una mobilitazione diffusa, per la prima volta nella storia recente si è parlato e si è messa in discussione l’effettiva umanità del regime di 41 bis. 

Ricondividiamo questa radio pillola che indaga la storia e il ruolo della Direzione Antimafia e Antiterrorismo (DNAA).

RadioPillole contro il 41bis: il caso Delmastro/Donzelli e le dimissioni

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Entro il 4 maggio, a distanza di quattro anni dal 2022, dovrà essere riconfermato il 41 bis nei confronti di Alfredo Cospito. Tra il 2022 e il 2023, grazie allo sciopero della fame di Alfredo Cospito e a una mobilitazione diffusa, per la prima volta nella storia recente si è parlato e si è messa in discussione l’effettiva umanità del regime di 41 bis. 

Ricondividiamo questa radio pillola che ripercorre il caso Delmastro/Donzelli fino ad arrivare alle più recenti dimissioni. 

Roma: oggi presidio davanti al carcere minorile di Casal del Marmo

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La banda di predatori sessuali, seviziatori e assassini che governa il mondo tra guerre e genocidi ispira nelle pratiche fino ai più miseri esecutori dell'ordine. Dopo il Beccaria di Milano anche il carcere minorile di Roma è un noto campo di tortura. Mentre il carcere dilaga in tutta la società colpendo sempre di più chi è giovane, chi lotta e chi è esclusx, gli aguzzini di stato godono della
totale copertura del governo: viviamo un quotidiano di violenze nei commissariati, nelle galere, nelle strade dei quartieri popolari e nei CPR. Dalle periferie, dalle scuole, da ogni parte della città dove non si vive di indifferenza andiamo a portare il nostro affetto e la nostra solidarietà a chi è prigionierx.

15 marzo a Perugia, riflessioni abolizioniste "Oltre" il carcere

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In comunicazione telefonica con due compagn* del C.A.O.S. Turba di Perugia abbiamo anticipato come sarà l'incontro della domenica 15 marzo per parlare di superamento del carcere e nuovi modelli di giustizia con due ricercatrici che, pur partendo da campi diversi (giurisprudenza e criminologia critica l'una, filosofia morale l'altra), hanno entrambe maturato una prospettiva abolizionista dopo essere entrate in contatto con l'istituzione carceraria per motivi di studio/universitari.

Per l'occasione sarà allestita una sala dedicata all'elaborazione di contributi destinati a Scarceranda 2027.

A continuazione il programma della giornata:

15h00 PippiLotta – autodifesa femminista, allenamento aperto.

17h00 Marina Beraha, autrice di Ripensare la giustizia. Oltre il modello retributivo (Carocci 2025), in dialogo con Ludovica Cherubini Scarafoni, autrice di Oltre la fabbrica dell’esclusione. L’abolizionismo carcerario come utopia concreta (Cronache Ribelli 2023).

Per tutta la giornata:

Lettera libera tuttx – angolo posta in carcere: nello spazio è sempre presente una postazione con buste, carta da lettere e un indirizzario il più possibile aggiornato per scrivere allx prigionierx.

Spazio contributi Scarceranda: per tutta la durata dell’iniziativa, sarà possibile scrivere/disegnare contributi per l’agenda anticarceraria 2027 in un ambiente tranquillo e fornito di materiale (se però vuoi portarne da casa torna sempre utile). Ma cosa è Scarceranda? È l’agenda contro il carcere, giorno dopo giorno, dal 1999. Scarceranda viene donata alle persone prigioniere che ne facciano richiesta o segnalate a Radio Onda Rossa, che provvede alla spedizione postale in carcere. Questo è possibile grazie al sostegno di chi, liberx, “acquista” Scarceranda: per ogni copia comprata fuori, una viene mandata dentro. Scarceranda accoglie sulle sue pagine disegni e anche scritti: saggi, racconti, poesie, ricette culinarie (l’agenda ospita le Ricette evasive: di facile preparazione servendosi del fornelletto, pensate soprattutto per chi è prigionierx, riutilizzando parte del vitto fornito dall’amministrazione penitenziaria). Perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva.

La resistenza non si processa

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Una serie di corrispondenze dalle mobilitazioni che si sono tenute nello scorso fine settimana del 20 - 21 febbraio a sostegno dei prigionieri palestinesi in Italia: Melfi, Rossano Calabro, Ferrara, Terni. A seguire,  parliamo con l'avvocato Dario Rossi, che difende Hannoun e ci aggiorna sulla sua situazione processuale. In conclusione, lanciamo il presidio del 1 marzo al carcere di Terni, dove è rinchiuso lo stesso Hannoun, accusato nel processo del finanziamento ad Hamas.

 

Tarek: autolesionismo per chiedere trasferimento

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La direzione del carcere di Pescara continua a ignorare le richieste di Tarek di trasferimento. Tarek si è cucito la bocca per due giorni a causa delle condizioni del carcere e per richiedere il trasferimento. Ne parliamo con una compagna di Pescara. Riportiamo il comunicato che spiega la vicenda. 

Diffondiamo

Venerdì 20 febbraio ore 18
Pescara, Via Enzo Tortora (all’inizio della prima curva)

Da qualche giorno il nostro compagno Tarek si è cucito la bocca per reagire ai soprusi che sta ricevendo nel carcere di Pescara.
Per venerdì 20 febbraio è stato chiamato un nuovo presidio davanti al Carcere di Pescara per sostenere la lotta di Tarek e tutti i detenuti, in continuità con i diversi presidi che ci saranno davanti alle carceri di Melfi, Ferrara e Terni, e davanti ai tribunali di Campobasso e Torino.

Tarek è detenuto dal 5 ottobre 2024, giornata in cui migliaia di persone sono scese in piazza a Porta San Paolo, a Roma, in solidarietà con la Palestina, sfidando il divieto del governo per quella manifestazione e le sperimentazioni di quello che è poi diventato il primo decreto sicurezza di questo governo.

Diversi mesi fa, è stato trasferito dal carcere romano di Regina Coeli, assieme a decine di altr3 detenut3, all’improvviso e senza avvisare le persone a lui vicino, neanche l’avvocato che è venuto a saperlo tentando di contattarlo.
Da quando è a Pescara, Tarek ha perso quel poco di relazioni che si creano durante la detenzione, non ha potuto portare diverse cose che aveva, gli è stata vietata la possibilità di avere colloqui e impedito la consegna di pacchi, negandogli addirittura la solidarietà di qualche calzino e vestito . Inoltre, la struttura è stata problematica impedendogli anche di partecipare alle udienze che lo riguardano: in continuità con la strategia di isolamento propria della detezione gli è stato permesso di partecipare alle udienze solo in collegamento video, nel giorno dell’udienza mancava addirittura la luce.

Tarek ha usato il proprio corpo come strumento di lotta. Per molte persone in detenzione, nelle carceri come nei CPR, il corpo resta ciò di cui non si può essere privati e permette di urlare fuori dalle mura la violenza che si consuma dentro.

Ma se un corpo può gridare fino a spezzarsi, l’incidenza sul reale — quella che sfonda il muro e trasforma una singola denuncia in forza collettiva — può amplificarsi quando, fuori, ci sono persone che si organizzano, capaci di raccogliere quel gesto, sottrarlo all’isolamento imposto e restituirlo alla lotta comune contro quel sistema carcerario che punisce e reprime, che vorrebbe relegare al silenzio. Nelle carceri ci sono persone, in carne ed ossa, che subiscono repressioni di ogni tipo e in ogni forma possibile.

Perché ciò che Tarek ci sta urlando dal carcere di San Donato non resti sepolto tra le mura di cemento, è necessario rispondere con una mobilitazione collettiva per dargli solidarietà materiale e forza politica.

In questi due anni c’è chi ha riempito le piazze di questo paese, bloccato porti, strade e fabbriche, ostacolato come possibile la macchina genocidiaria che parte da paesi come l’Italia.
La Palestina insegna, non lasciamo da sol3 l3 attivist3 palestinesi e solidali colpit3 dalla repressione!

La solidarietà è un’arma, usiamola!

Con Tarek, Anan, Hannoun, Dawoud, Ahmad.
Per la Palestina libera dal fiume fino al mare.

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