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Genova2001: Luca è rinchiuso di nuovo in carcere

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A 20 anni dal G8 di Genova, a 9 anni dalla sentenza di Cassazione Luca Finotti viene di nuovo rinchiuso in carcere. era in una comunità per scontare il residuo della pena che gli era stata comminata per i fatti di Genova2001 ora il magistrato ha revocato il permesso e è di nuovo in carcere. Genova non è finita: ancora tre compagni alla prese con le conseguenze della sentenza della Cassazione.

Per donazioni per sostenere Luca: https://www.supportolegale.org/donazioni/

Per contattarlo direttamente scrivete a: “Luca Finotti – Casa circondariale di Cremona – Via Palosca, 2, 26100 Cremona CR”

Colombia: la repressone e i massacri del governo Duque non fermano le proteste

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Una nuova esplosione sociale contro le politiche fiscali del governo Duque si è prodotta in Colombia. Milioni di lavorat, contadini, giovani, donne, disoccupati, hanno paralizzato il paese con una proteste e rivolte iniziate lo scorso 28 aprile, e che continuano ancora nonostante le decine persone assassinate dalle forze dell'ordine, le centinaia di feriti e di torturati. Ne parliamo con un compagno.

 

Colombia: il Governo spara e reprime

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Migliaia le persone soprattutto donne e giovani scese in piazza in questi giorni in Colombia per protestare contro la riforma fiscale. La repressione è enorme e brutale. Il governo parla di fake news, mentre circolano video di uccisioni a sangue freddo. ne parliamo con un compagno dalla Colombia e con una compagna.

 

Appuntamenti in Italia della comunità colombiana: domenica 9 maggio Venezia, Lunedi 10 maggio Roma ore 15 piazza del popolo.

Aggiornamenti dall'Egitto

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Con un compagno in studio parliamo della situazione attuale dell'Egitto. Dalla gestione della pandemia ai rapporti economici e militari con l'Italia e altri paesi d'Europa, dalla repressione alle carceri alle lotte portate avanti da compagni e compagne, un quadro su una delle dittature più feroci del bacino del Mediterraneo.

Buon Ascolto!

No alla sorveglianza speciale

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Oggi pomeriggio si svolge in piazza dei Sanniti a San Lorenzo un'assemblea per dire no alla sorveglianza speciale, una misura restrittiva delle libertà personali di genealogia monarco-fascita, imposta dal tribunale di Torino, a una compagna, Eddi in quanto combattente delle YpJ e in quanto donna attiva nelle lotte sociali e nei movimenti nel nostro paese.

Una corrispondenza da una compagna dalla piazza e un intervento di Eddi.

Continua la resistenza Notav all'ex autoporto di San Didero: 2 compagni incatenati sul tetto

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Dopo sette giorni di resistenza sul tetto, i compagni e le compagne sono rimasti senza cibo e acqua. Dopo che due compagne sono riuscite ad eludere guardie e filo spinato per dare un cambio e portare viveri, la polizia ha ormai circondato con torri faro l'ex-autoporto e abbattuto gli alberi che potevano essere un rifugio sicuro per eventuali sortite notturne. Ora la situazione è critica. In segno di protesta, all'impossibilità di ricevere rifornimenti due compagni si sono incatenati ad una struttura di ferro sul tetto, da cui non è prevista la possibilità di liberarsi autonomamente. Non lasciamoli soli!

Ne parliamo in corrispondenza telefonica con una compagna.

Seguiranno aggiornamenti

12 aprile giornata di lotta - Documenti per tuttx - Repressione per nessunx

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A più voci mettiamo al centro le lotte delle persone immigrate in questo paese. La prossima mobilitazione è prevista per il 12 aprile. A Roma l'appuntamento è a piazza San Silvestro alle ore 10.

Di seguito l'appello che convoca la giornata di lotta:

Documenti per tutt*, repressione per nessun*!
Il 12 aprile scendiamo in piazza a Roma e in altre città d'Italia in contemporanea, per dire basta al ricatto dei documenti, agli abusi delle questure e al razzismo che viviamo ogni giorno!
Dopo un anno di pandemia, una sanatoria fallita e promesse di regolarizzazione non mantenute, migliaia di lavoratori e lavoratrici immigrati continuano a vivere appesi ad un permesso di soggiorno sempre più difficile da ottenere e sempre più facile da perdere.
Le richieste che portiamo in strada alle istituzioni sono molto chiare, tra cui:

- permesso di soggiorno incondizionato per tutt* non legato al contratto di lavoro
- accesso alla residenza
- accesso alla cittadinanza
- abolizione di tutti i decreti sicurezza
- fine degli abusi e dei lunghi termini nelle questure,
- azzeramento dei costi dei permessi
- chiusura dei centri di detenzione (CPR) e stop ai rimpatri
- permesso di soggiorno europeo

Il ricatto del documento non influisce soltanto sullo status giuridico e sulla libertà di movimento delle persone: è anche un enorme ostacolo all'accesso al lavoro, alla residenza, alla sanità e ai servizi in generale. Per questo la lotta per i documenti riguarda tutti e tutte noi, immigrati e italiani. Se ci sono persone sfruttate e discriminate perché senza un documento, siamo tutti e tutte più sfruttabili!

Vogliamo documenti per tutti*, e repressione per nessun*!
 

Padroni e mercanti d'armi contro i portuali del CALP

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La Digos ha perquisito le case di alcuni compagni del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova (CALP) su ordine della Procura. Vengono contestate ai lavoratori oltre che l’impegno in “Genova Antifascista”, con le lotte contro lo sdoganamento dei fascisti in città, la lotta contro il traffico d’armi all’interno del porto e dunque le mobilitazioni, i presidi e gli scioperi indetti contro le navi della flotta Bahri con cui si trasportano armi pesanti ed esplosivi per rifornire il regime Saudita nella guerra in Yemen. Parliamo diquesto vile attacco padronale con un compagno del CALP.

Patriarcato, repressione e dittatura in Turchia

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La Turchia è uscita dalla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica. Il presidente turco Erdogan ha annunciato il ritiro sabato 20 marzo, scatenando le proteste nel paese di migliaia di donne turche che sono scese in piazza in diverse città. Secondo i conservatori il provvedimento minerebbe l’unità familiare, incoraggiando il divorzio e dando spazio alla comunità Lgbtqi+ per essere maggiormente accettata nella società. Dunque la Turchia si ritira dalla Convenzione di Istanbul, reprime il dissenso interno con carcere e torture - è notizia di pochi giorni fa che Ozturk Turkdogan, presidente della Ihd, l’organizzazione per i diritti umani più importante della Mezzaluna, è stato arrestato dalla polizia - ; mette al bando i partiti di opposizione e ne incarcera gli appartenenti – pochi giorni fa la polizia turca ha arrestato una decina di persone, fra le quali tre funzionari di primo piano del Partito Democratico dei Popoli, culmine di un procedimento in atto da anni con l’obiettivo di cancellare il terzo partito per importanza in ambito parlamentare- ; massacra  i curdi,  ha ricevuto 6 miliardi dall’UE per torturare e segregare migranti per conto nostro. Di tutto questo parliamo questa mattina con il giornalista Murat Cinar.